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Lucca, Emporio Dante: una storia che dura da cento anni – La svolta negli States e gli inizi nel 1926

di Sara Venchiarutti

	Alessandra Marcheschi e il fratello, che ha lo stesso nome del fondatore, Dante Marcheschi
Alessandra Marcheschi e il fratello, che ha lo stesso nome del fondatore, Dante Marcheschi

Vincenzo Dante Marcheschi nel 1917 si ritrovò senza un occhio, con il braccio destro mutilato e solo quattro dita della mano sinistra a causa di un grave incidente in fabbrica nel Michigan: tornato in Italia dette il via all’attività

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COLLE DI COMPITO. Per questa storia bisogna riavvolgere il nastro del tempo e cambiare del tutto secolo. Siamo nel 1896 e a Colle di Compito, il 17 novembre, nasce Vincenzo Dante Marcheschi, terzogenito. A 15 anni s’imbarca: direzione Stati Uniti d’America. Il paese è troppo piccolo, lui vuole cercare fortuna. Là ci sono già il padre e un fratello. Per raggiungerli Dante attraversa l’Oceano sul transatlantico Berlin e arriva a New York a gennaio 1912. In tutto, come riporta il registro della nave, ha con sé 25 dollari. La grande metropoli però non è la sua ultima destinazione.

L’evento che cambia tutto

Arriva fino a Niagara Falls, a Trimountain, nel Michigan, dove inizia a lavorare come minatore; poi entra nell’industria chimica. Ed è qui che avviene l’incidente che gli cambierà la vita, che lo riporterà nel paese natio e farà nascere il suo emporio, quello che ancora oggi - ingrandito e modernizzato in piazza della Chiesa - porta il suo nome e accoglie tantissimi clienti affezionati. C’è un’esplosione: così Dante, a soli 21 anni, si trova senza un occhio, il braccio destro mutilato e solo quattro dita della mano sinistra. Ma non si perde d’animo. Resta ancora un po’ in America e, con un bel po’ di dollari in tasca, torna a casa, a Colle di Compito.

L’apertura dell’attività

Nel 1923 sposa una ragazza del paese, Maria Antonietta Ebe Galli. E, in quegli anni, apre in via Nuova la prima bottega di mercerie e «chincaglierie». «Secondo le mie zie l’attività iniziò già nel 1923, ma non esisteva ancora la Camera di Commercio, per cui la registrazione avvenne l’8 settembre del 1926», spiega Alessandra Marcheschi, terza generazione nella linea di discendenza insieme al fratello, che porta il nome del fondatore, Vincenzo Dante. Per loro Dante senior era semplicemente "nonno". Con il tempo, i figli di Vincenzo - Renzo Giovanni, Angelo, Giovanna, Mara e Mariangela - aiutano nell’attività. In particolare, Angelo e Giovanna ricordano di aver venduto giornali e oggetti vari ai soldati americani rinchiusi nel campo di concentramento, prigionieri in località Badia, sotto Castelvecchio di Compito. Alla fine, è stato il babbo di Alessandra e Dante, Angelo, ad aver preso le redini dell’attività. Erano ormai gli anni Settanta e al suo fianco arrivò anche «mia mamma, Franca Giusti. Io e mio fratello siamo nati dietro al banco. La nostra vita e la nostra infanzia hanno ruotato attorno a questo negozio, che non ci ha mai fatto mancare nulla», racconta Marcheschi.

L’era moderna

Ora tocca a lei e al fratello aprire le porte dell’attività ogni mattina. «Vendiamo articoli di cartoleria, ma abbiamo anche profumeria, giocattoli, articoli da regalo, bassa merceria, intimo, calzature, detersivi: un po’di tutto, insomma. Come un bazar». D’altronde, spiega, «è sempre stato così, almeno da quando ci ricordiamo». Poi, con l’incedere inesorabile del tempo, si sono aggiunte le fotocopiatrici, la lettura delle chiavette sul computer. L’ultimo è «il servizio per prendere appuntamenti per gli esami del sangue: bisogna reinventarsi e in questi paesi decentrati, poco forniti di tutto e con tante persone anziane, è un’opportunità di cui c’era bisogno e infatti - conferma Marcheschi - abbiamo tantissimo riscontro». Ora l’emporio è in piazza della Chiesa, al numero 12. Si spostò lì - questione di pochi metri - alla fine degli anni Quaranta, si ingrandì.

Le tracce storiche

Dei decenni di storia sono rimaste tracce ancora visibili: il banco storico, ripulito e ancora nel pieno delle sue funzioni; un vecchio metro rigido per misurare la stoffa, la bilancia, quella vecchia, con i pesi; un tagliacarte dell’epoca. Tantissime le persone che hanno varcato quelle porte in cento anni. Altrettanti i ricordi, o quei personaggi di paese che ancora fanno sorridere Marcheschi. Ormai «questo - sottolinea Alessandra - è diventato un luogo di ritrovo: "ho dieci minuti, vado a trovare Dante"». Lei in quelle stanze, tra merci e fornitori, c’è cresciuta insieme al fratello. «Da bambini - ricorda - giocavamo qui davanti. Poi i grossisti erano in centro, a Lucca, e lì ci portava babbo. Abbiamo conosciuto tutti i negozi storici. Nel frattempo, il commercio è cambiato tantissimo, quello che abbiamo conosciuto è un mondo che non esiste più». Come loro, anche i clienti ormai si avvicendano di generazione in generazione. «Per noi molti - ammette Alessandra - sono come parenti. Se mancano un giorno ci domandiamo come mai non sono venuti». C’è chi s’affaccia al mattino con le brioches, chi ha l’orto e quindi porta i pomodori. «No, non abbiamo mai pensato di trasferire il negozio. Ho 65 anni e - ammette Alessandra - non riesco a staccarmi del tutto dal negozio. Dentro c’è racchiusa una vita. Mio marito dice che siamo incollati a queste mattonelle». Per festeggiare questa storia di gioie e sacrifici, oggi (dalle 16,30 alle 20) c’è un brindisi all’Emporio Dante, com’è conosciuto in paese, con tutti i clienti e i fornitori. E alcuni pannelli, con foto d’epoca, racconteranno questo pezzo di storia.

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