«Assisto mio padre malato, i costi consumano il mio futuro. Mi chiedo quanto potrò resistere» – La denuncia di una caregiver toscana
I costi sono stati di circa 22mila euro in un anno considerando solo la badante: «L’assistente sociale mi ha comunicato che non sa se potrà essere rinnovato il sostegno pubblico, ma per noi è vitale»
LUCCA. «Sono allibita e spaventata da quello che vedo». Spaventata? «Sì, penso a mio padre, ma anche a me. I costi sono elevatissimi, sproporzionati rispetto a quelli che una famiglia normale può permettersi anche tenendo conto degli aiuti che possono arrivare. E la mia è una famiglia normale, sono un’operaia. Cerco di far fronte alle spese per mio padre. E io? Chi ci pensa a me ora? E chi ci penserà un domani se avessi bisogno?».
Anna (il nome è di fantasia, ndr) è una donna di poco più di 40 anni alle prese, da qualche tempo, con la malattia del padre. La diagnosi di Parkinson ha cambiato la vita a padre e figlia. Lui, perfettamente cosciente di quello che gli sta accadendo e alle prese non solo con i problemi fisici ma anche il peso psicologico della propria condizione e delle conseguenze che ha sulla figlia. Lei, responsabile nei confronti del padre, non intende lasciarlo solo: mese dopo mese attinge dai risparmi messi insieme in anni di lavoro per far fronte ai costi dell’assistenza: circa 22mila euro l’anno considerando solo la badante. Rinuncia al tempo libero, durante le sue ferie e nei fine settimana, per stargli accanto quanto la badante non c’è. E vede di fronte a sé solo i rischi della situazione attuale e dell’inevitabile peggioramento delle condizioni del padre. Si sente sola. Perché lo è, sola.
«Intanto c’è la questione del costo reale della non autosufficienza e il peso economico che ricade sulle famiglie».
Cioè?
«La pensione di mio padre è intorno ai 1.200 euro al mese, mentre la badante convivente percepisce circa 1.390 euro netti mensili. A questo si aggiungono oltre 3.000 euro l'anno di contributi, vitto e alloggio e le spese per le sostituzioni durante ferie, riposi e malattie che possono arrivare a 1.400 euro per appena 15 giorni. Le agenzie che assistono nella ricerca di badanti in sostituzione hanno costi altissimi. Il problema diventa ancora più pesante quando la badante si ammala: entro i limiti previsti dal contratto nazionale la famiglia deve sostenere il costo della malattia retribuita e, contemporaneamente, deve trovare una sostituta per garantire che una persona non autosufficiente non rimanga senza assistenza. Di fatto, una famiglia si trova a gestire costi e responsabilità da datore di lavoro, senza avere le risorse economiche di un’impresa».
Ma lei può contare su qualche sostegno pubblico?
«Attualmente riceviamo l'indennità di accompagnamento, circa 550 euro mensili, e un contributo comunale di circa 500 euro. Ma anche quest’ultimo aiuto, pur permanendo tutti i requisiti di mio padre, non è garantito per il futuro: l’assistente sociale mi ha comunicato che non sa se potrà essere rinnovato per una questione di disponibilità dei fondi».
Cosa le hanno detto?
«Che potrebbero esserci ritardi. Ma cosa significa? Non pagano per un mese e poi questi soldi arrivano il mese successivo? Perché per noi sono indispensabili, non possiamo pensare di fare senza».
Ce la fa ad andare avanti in queste condizioni?
«Mi chiedo quanto possa ancora resistere, quanto in generale può resistere una famiglia normale. Perché nelle mie condizioni sono in tanti, non solo per prendersi cura degli anziani. Ci sono famiglie che sostengono per anni, e spesso per tutta la vita, i costi legati a figli con disabilità, autismo o altre condizioni che richiedono assistenza e terapie. E arriviamo al punto che mi spaventa: gli adulti che oggi consumano risparmi e risorse per assistere genitori o figli non autosufficienti sono gli stessi che domani dovranno costruire il proprio futuro. Se non riescono a mettere nulla da parte, rischiano a loro volta di diventare fragili e dipendenti dal sostegno pubblico. È una catena che rischia di non avere fine».
Ha mai pensato a rivolgersi a una struttura, una Rsa, per assistere suo padre?
«Al momento non ci sono le condizioni per essere accolto in una Rsa in relazione al suo stato di salute. La commissione che ha valutato il caso di mio padre non lo ha ritenuto ancora così grave. Dal loro punto di vista, certo. Per questo siamo ricorsi a una badante».
Come l’ha trovata una badante?
«Eh… non è stato facile. Prima di tutto col passa parola, ma non è facile trovare persone competenti e affidabili. Mi sono trovata a confrontarmi con un mondo sconosciuto e da sola, perché gli altri miei familiari non sono nelle condizioni per dare un sostegno. Così ho detto “a babbo ci penso io”. E così sto facendo. Ma quello che mi preoccupa è pensare a un futuro mio, mi rendo conto che posso tagliare le gambe al mio futuro, sto consumando le risorse che ho messo da parte fino ad oggi, e quando sarò anziana io? Che succede, come penso a me? Le spese che mi sto trovando ad affrontare sono altissime. E se non ce la faccio? Neppure è immaginabile che possa smettere di lavorare per assistere mio padre, come mi dovrei mantenere?».
Cosa vorrebbe?
«Non essere sola in tutto questo. Che si desse voce a questa problematica, che sono convinta riguardi molte più famiglie di quanto emerga pubblicamente, sperando che finalmente qualcuno si randa conto di cosa significa, per trovare una soluzione».
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