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Istruzione e tribunale

Bonus Scuola, stangata milionaria sul Ministero dopo le cause vinte da centinaia di docenti precari – I verdetti del tribunale di Lucca

di Pietro Barghigiani

	La Cassazione ha stabilito che anche i docenti precari hanno diritto al Bonus Scuola
La Cassazione ha stabilito che anche i docenti precari hanno diritto al Bonus Scuola

Solo per le posizioni seguite dalla Cgil sono almeno 600 gli insegnanti che hanno portato il ministero in Tribunale

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LUCCA. Perde, ma non paga. Almeno nel primo round. Poi a volte salda quanto è dovuto prima del secondo passaggio davanti ad altri giudici.

Succede, tuttavia, che neanche di fronte alla strigliata del Tar il ministero dell’Istruzione e del merito apra il portafoglio. E la causa va avanti con le spese che lievitano. A carico dello Stato, quindi della collettività.

Il principio sacrosanto fissato dalla Cassazione è che anche i docenti precari hanno diritto al Bonus Scuola, una card del valore di 500 euro. Nonostante le sentenze ormai fotocopia, c’è ancora bisogno di fare causa al ministero per ottenere quel budget anche su più annualità.

Solo per le posizioni seguite dalla Cgil sono almeno 600 gli insegnanti che hanno portato il ministero in Tribunale. Ma la stima prudenziale è che possano essere anche oltre mille in provincia. E, conti calcolati a spanne, supera il milione di euro la spesa cui ha dovuto far fronte lo Stato per saldare le sue inadempienze.

Al Tribunale di Lucca i fascicoli per questo tipo di cause sono quasi tutti sul tavolo di una giudice che sforna sentenze a ritmo settimanale.

«Questo dato deve far riflettere anche sull’ingolfamento nei Tribunali per questioni che non dovevano finire davanti ai giudici» commenta Antonio Mercuri (segretario Flc della Cgil) .

Lo Stato ci rimette due volte. Sconfitto in automatico di fronte al giudice del lavoro e condannato a pagare le spese legali, viene battuto anche al Tar con i ricorsi per ottemperanza. E anche qui deve farsi carico delle spese di lite.

Il ministero colleziona sentenze sfavorevoli a ritmo industriale con il naturale corredo delle spese legali.

«Quando ha capito che il Bonus docente spettava a tutti – aggiunge Mercuri – il governo ha corretto il tiro al ribasso. Non più 500 euro, ma 383».

Quando la causa arriva al Tar, spesso nel frattempo sono arrivati i fondi. Il Tribunale dichiara cessata la materia del contendere, ma l’avvocato degli insegnanti va pagato. E sono dagli 800 ai 1500 euro.

Il valore della carta elettronica del docente, così come liquidato finora, è di 500 euro annui e spetta anche agli insegnanti precari di ogni ordine e grado che possono spendere in libri, corsi, dispositivi elettronici, iniziative culturali e altre attività di aggiornamento professionale.

È la premessa da cui tutto discende tra condanne ignorate e giudici amministrativi che bacchettano il ministero caricando ogni singolo fascicolo delle spese legali. Sulle spalle dei contribuenti se e quando inizieranno i pagamenti non sotto forma di soldi cash, ma con la consegna delle carte elettroniche.

Quando il Tar dispone «immediata e integrale esecuzione» a quanto disposto dal Tribunale nominando, «per il caso di eventuale, ulteriore inottemperanza, il direttore generale dell’ufficio centrale di Bilancio del ministero dell’Istruzione e del merito affinché in veste di commissario ad acta provveda nei sessanta giorni successivi agli adempimenti del caso». 


 

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