Il Tirreno

Lucca
La sentenza

Lucca, umiliata e violentata per mesi: l’ex compagno condannato a cinque anni

di Pietro Barghigiani
Lucca, umiliata e violentata per mesi: l’ex compagno condannato a cinque anni<br>

Tra gli episodi contestati il guinzaglio del cane stretto al collo della donna minacciata di morte con un coltello

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LUCCA. Un giorno prese il guinzaglio del cane. Glielo mise al collo, stringendolo con forza, e minacciandola con un coltello. Un eccesso violento tra i tanti durante le aggressioni in casa che per mesi avevano scandito la vita di una coppia segnato da un rapporto di umiliazioni e sopraffazioni. Un contesto familiare che ieri si è tradotto in una condanna in abbreviato a 5 anni di reclusione per un 59enne residente in Valdinievole accusato di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking.

Il pm Antonio Mariotti aveva chiesto una condanna a 6 anni. Il gup Simone Silvestri ha disposto anche il pagamento di 20mila euro di provvisionale a favore della ex e l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici per l’imputato (omettiamo le generalità per non rendere riconoscere la parte offesa) difeso dagli avvocati Madera e Giunti di Prato. L’ex compagna era presente in aula al fianco del suo legale, l’avvocato Ilenia Vettori con cui si è costituita parte civile.

La coppia per alcuni mesi ha vissuto nella Piana tra il 2023 e il 2024. Una relazione contraddistinta dalle violenze di lui, nelle quali non era estranea la cocaina, e un controllo sulla donna degenerato in ossessione. L’uomo, sempre per i comportamenti verso la ex ha patteggiato un anno e quattro mesi di reclusione collezionando una condanna a 3 anni e 4 mesi (appellata) per maltrattamenti e aggressioni violente. Gli episodi sono numerosi e nel tour degli appostamenti indesiderati subìti dalla donna si passa da Lucca alla Valdinievole, dalla Versilia alla provincia pisana.

Più volte nelle liti per l’uso di droga dell’uomo, la convivente era stata minacciata di morte. E in un’occasione anche costretta a subire un rapporto sessuale contro la sua volontà. Lui non voleva lasciare la casa e nelle discussioni il riferimento a farla finire in una bara era ricorrente. La frequenza delle offese aveva, secondo l’accusa, mortificato la donna costretta a patire gli scatti d’ira del compagno con allusioni sessuali e alla mortificazione della convivente. Un giorno nell’estate 2024 si era appostato fuori dalla casa della donna nel Pisano e aveva iniziato a urlare: «Esci, sennò li chiamo io i carabinieri dopo averti uccisa». Oppure. «Ora prendo il coltello e te lo pianto nella testa, così vediamo cosa c’hai dentro». Un altro episodio agli atti è quello del video pubblicato su Facebook nel quale si vede l’imputato filmare la tomba della mamma della compagna proferendo parole offensive. Una sequenza insopportabile per la donna che alla fine si era decisa a denunciarlo per l’ennesima voltal


 

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