Il Tirreno

Lucca

La tragedia

Porcari, tre indagati per la strage della famiglia Kola

di Pietro Barghigiani
Porcari, tre indagati per la strage della famiglia Kola

Accusa di omicidio colposo, la Procura ha disposto un accertamento tecnico sulla caldaia killer

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PORCARI. Ci sono tre indagati con l’accusa di omicidio colposo in concorso per la morte della famiglia Kola, avvenuta la sera di mercoledì 4 febbraio nella loro abitazione di Rughi a causa delle esalazioni di monossido di carbonio sprigionate da una caldaia.

Accertamento tecnico

Il sostituto procuratore Paola Rizzo ha iscritto nel registro degli indagati le persone che, la prossima settimana, dovranno nominare un avvocato o un consulente in occasione di un accertamento tecnico irripetibile sull’impianto di riscaldamento all’origine della tragedia.

Veleno killer

Una famiglia sterminata dopo aver respirato i veleni provocati, secondo l’accusa, da un malfunzionamento della caldaia dovuto a un presunto errore umano.

I Kola, i cui parenti sono assistiti come parte offesa dall’avvocato Gianmarco Romanini, vennero trovati da vigili del fuoco, carabinieri e personale dell’Asl in condizioni gravissime.

Per il padre Arti, 49 anni, la madre Jonida, 43, e i figli Hadjar, 22 anni, e Xhesika, 15, ogni soccorso fu vano. Il livello di monossido di carbonio nel sangue era a livelli tali da precludere nell’immediatezza dell’intervento ogni tipo di soccorso.

Simulazioni

La Procura nelle scorse settimane ha disposto una serie di simulazioni tecniche affidate ai vigili del fuoco per ricostruire il funzionamento dell’impianto e capire in che modo il gas killer abbia saturato in poche ore i locali della villetta di nuova costruzione.

Sospetti sul tubo

Approfondimenti che si concentrano in particolare sul distacco del tubo collegato alla caldaia e sul foro di areazione trovato coperto dagli investigatori durante i sopralluoghi. I fumi, anziché uscire all’esterno, avrebbero saturato lentamente gli ambienti domestici fino a stordire e poi annullare in uno stato soporoso letale i componenti del nucleo familiare.

Nelle verifiche sarebbe emerso anche un altro elemento cruciale: l’immobile risultava dotato della certificazione di agibilità. E chi ha firmato quel documento ora rischia l’accusa di omicidio colposo per la quale è necessario il passaggio dell’esperimento giudiziale, con la caldaia al centro di verifiche e prove, alla presenza di tutte le parti coinvolte nel procedimento.

Aver sottoscritto un documento in cui si accerta, sotto la propria responsabilità di tecnico installatore o collaudatore, la regolarità della caldaia e il suo funzionamento significa dover poi rispondere degli effetti dell’impianto.

A meno che gli indagati non riescano a dimostrare che l’apparato sia stato manomesso in maniera accidentale da terze persone.

Quella dei Kola fu una strage consumata nel silenzio. Solo una telefonata al 118 del figlio maggiore, già in stato di sonnolenza e perdita di coscienza, con il numero civico dell’indirizzo di casa fornito in modo errato.

Un errore che fece perdere minuti preziosi ai soccorritori.


 

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