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Il caso

Lucca, adolescente denuncia la madre al Telefono azzurro ma è una vendetta: la donna le aveva sequestrato il cellulare

di Luca Tronchetti

	Un gruppo di adolescenti con in mano telefoni cellulari (foto archivio)
Un gruppo di adolescenti con in mano telefoni cellulari (foto archivio)

La ragazza ha chiamato il numero 19696 inventando le violenze ma la madre viene iscritta nel registro degli indagati per maltrattamenti. Ora è arrivata l'assoluzione

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LUCCA. La mamma le vieta di andare in discoteca e di tornare alle 4 del mattino e le sequestra il cellulare per impedirle di messaggiare con una sua amica-coetanea che, senza il controllo genitoriale, vive un’adolescenza inquieta e disinibita senza orari precisi. Per la madre – 44 anni, casalinga, residente nelle colline della Lucchesia – questo affiatamento è deleterio per la figlia e, tra l’altro, riduce molto le sue prestazioni scolastiche con le insufficienze che iniziano a diventare pesanti. Per tutta risposta la figlia quindicenne si chiude in bagno, dopo essersi impossessata del telefonino della mamma, e compone il numero 19696 corrispondente a quello di emergenza del “Telefono azzurro”, la più importante associazione di ascolto e consulenza per minori in situazioni di disagio. All’operatrice racconta di essere vittima di un clima familiare di sofferenza e umiliazione mediante continue vessazioni, tensioni, aggressioni verbali e fisiche anche alla presenza della sorella minore in un prolungato stato di sofferenza e mortificazione. L’operatrice registra il messaggio e vengono informate la polizia e le assistenti sociali. La madre della quindicenne si trova iscritta nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Alberto dello Iacono con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e l’aggravante specifica di averli commessi in danno di una figlia minore.

Racconto farlocco

La vicenda risale al periodo che va dalla fine del 2021 al febbraio del 2022. Ma già dalle prime audizioni dell’adolescente – sentita dalle assistenti sociali – emergeva nitidamente che la studentessa avesse esacerbato e inasprito i toni raccontando una serie di bugie come ribellione all’autorità genitoriale legando il suo comportamento a un momento di profondo rancore nei confronti della madre per certi versi tipico dell’adolescenza.

In particolare non corrispondeva al vero di essere stata presa a schiaffi e pugni sulle braccia e a volte con il bastone della scopa e con il mattarello dalla madre in un momento d’ira. E aveva raccontato una menzogna quando sosteneva di essere stata trascinata per i capelli da una stanza all’altra della casa e ugualmente non corrispondeva a verità l’essere stata spinta sul divano dalla madre che aveva cercato di stringerle il collo tappandole la bocca e il naso e colpendola in testa con una racchetta di legno.

L’assoluzione

Nonostante tutto, il procedimento è arrivato di fronte al collegio (presidente Nidia Genovese, a latere Jessica Ferrigno e Lucrezia Fantechi) con la casalinga lucchese difesa dall’avvocato Ilenia Vettori. Dopo aver sentito i testimoni e la stessa ragazza, oggi maggiorenne, lo stesso pubblico ministero d’udienza, Antonio Mariotti, ha chiesto per l’imputata l’assoluzione con formula piena. Per la giovane madre la fine di un incubo durato quattro anni.


 

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