Toscana
Fusione dei Comuni, l’ex sindaco di Bagni di Lucca Betti: serve un referendum
«Sentire i cittadini deve essere un passaggio obbligato»
BAGNI DI LUCCA. Aperto al confronto sul tema della fusione dei Comuni di Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano e Coreglia, l’ex sindaco Massimo Betti e attuale capogruppo di Progetto Futuro, il quale in ogni caso indica come condizione il referendum tra residenti.
«Ritengo importante accettare sempre proposte di confronto e dialogo – dice Betti – È fondamentale in democrazia. Chi amministra o dirige o ha l’ultima parola, legittimamente decide, importante sempre anteporre l’interesse del territorio agli ordini di scuderia. Chiusure aprioristiche ai confronti e alla democrazia della parola, sono sempre dannose perché idee, consigli, esperienza, conoscenza possono venire da chiunque».
Nel merito, per Betti la questione delle fusioni dei Comuni si fonda su alcuni punti base. «Sono inutili e dannose – sostiene – se fatte solo per ottenere qualche anno di facilitazioni economiche, date solo da leggi promulgate in questo senso. La base di partenza è che abbiano una logica, indipendentemente da momentanei vantaggi legislativi. Altrimenti si rischia di avere una momentanea boccata di ossigeno, per poi consegnare a chi viene dopo una situazione più ingestibile di prima». Essenziale poi che «i territori abbiano economie, tradizioni, storie comuni che si integrino. In questo senso come Bagni di Lucca siamo più simili a Coreglia rispetto al territorio di Borgo a Mozzano che ha un’economia diversa, più industriale e un territorio pianeggiante. Ma tutto è da valutare».
Per Betti «il taglio del numero di referenti politici come “biscottino psicologico” all’elettore, è la malattia epidermica che ha colpito tutta Italia da vari anni. Avere un riferimento di un politico su ogni territorio che ascolta (magari anche per ritorni elettorali) e che porta avanti istanze e necessità reali, è sempre stata una ricchezza democratica italiana che oggi non esiste più. Così le periferie sono abbandonate e i vantaggi si concentrano sui grandi centri urbanizzati, invivibili ma elettoralmente attraenti perché iperpopolati».
Altro punto fondamentale a giudizio dell’ex sindaco è l’estensione del territorio: «In questo senso mancano nella legge parametri di compensazione tra ampiezza e abitanti, sono indispensabili: purtroppo questo alla politica non interessa. Così le zone periferiche perdono sempre più servizi, in un meccanismo a valanga che spinge a ulteriori emorragie. Un assurdo gioco al massacro, chiamato cinicamente “razionalizzazione”, che desertifica le zone vivibili con una visione solo a breve termine, concentrando la popolazione negli alveari delle periferie la cui espansione andrebbe invece regolamentata. La perdita della “personalità” del proprio territorio se si perde il Comune, è un falso problema. Storia, tradizione, economia, abitudini, valori, personaggi, monumenti, rimangono e sono inestinguibili». Di conseguenza, conclude Betti, «la scelta di una fusione deve passare obbligatoriamente da un referendum. A queste do la mia disponibilità, se mai interessi. Altrimenti sarà l’ennesima occasione di confronto persa, e un’occasione in più per andare al mare».l
Emanuela Ambrogi
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