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Lucca Mortis sospeso in un limbo produttivo: a due anni dalle riprese è ancora senza uscita

di Gianni Parrini
Lucca Mortis sospeso in un limbo produttivo: a due anni dalle riprese è ancora senza uscita<br>

Il primo ciak di Peter Greenaway il 25 marzo 2024, con Dustin Hoffman ed Helen Hunt. Ma la pellicola è bloccata per le presunte divergenze sul montaggio definitivo

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LUCCA. Giusto mercoledì, mentre la città assaporava un anticipo di Lucca Film Festival grazie all’incontro al cinema Centrale con l’attore e regista Fisher Stevens, premio Oscar nel 2010 per il miglior documentario, tra il pubblico riemergeva una domanda, ormai sepolta dal tempo: “Ma quando esce il film girato a Lucca con Dustin Hoffman ed Helen Hunt?”. Interrogativo legittimo, quasi inevitabile. Sono passati due anni da quando i due attori premio Oscar arrivarono in città per interpretare i personaggi ideati da Peter Greenaway, autore visionario e regista di Lucca Mortis (titolo, peraltro, mai diventato definitivo). Fu un piccolo incantesimo collettivo, una sospensione della realtà: per qualche mese Lucca divenne un set a cielo aperto, con i cittadini a fare da comparse inconsapevoli e il centro storico attraversato da cineprese, carrelli e volti noti. Oltre a Hoffman ed Hunt, si aggiravano tra un caffè e una vetrina Sofia Boutella, Giacomo Gianniotti e Laura Morante, in una quotidianità che aveva qualcosa di felliniano.

Finito il grosso delle riprese a luglio 2024, in molti avevano già scritto il finale: anteprima in un grande festival internazionale, magari Cannes, o forse Venezia, con la città pronta a riconoscersi sullo schermo. E invece quell’uscita non è mai arrivata. «Sarà per la prossima volta», dicevano i più fiduciosi, come spettatori affezionati davanti a un film che tarda a iniziare. Ma intanto il tempo è passato, e l’attesa – da promessa – ha cominciato a trasformarsi in inquietudine.

Un certo mal di pancia, a questo punto, si avverte anche a palazzo Orsetti, dove all’epoca l’amministrazione si era spesa non poco per facilitare le riprese, immaginando un ritorno d’immagine. E qualche interrogativo circola anche negli ambienti produttivi. Alla The Family, società milanese partner italiana di Facing East incaricata della produzione esecutiva, si naviga a vista: «Non siamo coinvolti in questa fase e pertanto non abbiamo aggiornamenti – spiega Ada Bonvini, ceo di The Family –. Ci aspettavamo una presentazione in un festival internazionale, ma finora non è accaduto. Ormai per Cannes è tardi e anche per Venezia i tempi stringono. Certo, arrivare in Laguna sarebbe una bella soddisfazione anche per noi che ci abbiamo lavorato».

Sulle ragioni del ritardo, nessuna versione ufficiale, solo voci di corridoio, come spesso accade nel cinema quando la pellicola si ferma in sala di montaggio. Si parla di divergenze tra Greenaway e i produttori di Facing East sul taglio finale del film. Qualcuno sussurra addirittura dell’esistenza di due versioni: una più autoriale, una director’s cut fedele alla visione del regista, e un’altra più “addomesticata”, pensata per il mercato. Un braccio di ferro creativo che ha finito per congelare il progetto in una sorta di limbo produttivo. l


 

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