Il conflitto
Lucca, botte e minacce alla compagna: condannato per maltrattamenti
Dal 2015 al 2022 la donna ha vissuto in un incubo di violenza
LUCCA. Maltrattamenti reiterati per anni, tra violenze fisiche, minacce e umiliazioni. Un uomo di 30 anni, residente a Pisa, è stato condannato in primo grado a due anni di reclusione senza sospensione condizionale dal giudice Gianluca Massaro, al termine del processo celebrato davanti al Tribunale di Lucca. A sostenere l’accusa il pubblico ministero onorario Fabrizio Bartelloni.
I fatti si sono consumati nell’abitazione dove la coppia conviveva, nella Piana di Lucca, in un arco temporale lungo quasi sette anni, dal 2015 al 2022. Una relazione segnata da episodi ripetuti di violenza e sopraffazione, culminati in un clima di paura costante per la vittima.
Il primo episodio contestato risale al novembre 2015: dopo una discussione, l’uomo avrebbe strattonato la compagna, facendola cadere a terra, per poi romperle il cellulare e colpirla con un calcio all’addome. Non sarebbe stato un caso isolato. Nel 2016, sempre a seguito di un litigio, la donna sarebbe stata nuovamente aggredita, con colpi ripetuti mentre si trovava in condizioni di difficoltà fisica.
Le violenze – secondo l’accusa – sarebbero proseguite negli anni successivi. Nel 2019, durante contrasti legati a questioni economiche, l’imputato avrebbe più volte picchiato la compagna. Nello stesso anno, al culmine di un’altra lite, avrebbe danneggiato mobili e oggetti della casa, arrivando a spaccare anche il trasportino del gatto e a lanciare libri.
Un’escalation che non si è fermata nemmeno dopo la fine della convivenza. Tra il 2020 e il 2022 si susseguono altri episodi: la donna costretta a fuggire di casa, aggressioni fisiche, insulti e messaggi vocali offensivi. In un’occasione, l’uomo si sarebbe presentato di notte sotto l’abitazione, tentando di entrare e suonando insistentemente, alimentando uno stato di ansia e paura.
Particolarmente grave anche l’episodio dell’aprile 2022, quando la vittima sarebbe stata colpita con pugni e schiaffi mentre si trovava in bagno, oltre a essere insultata pesantemente. Una sequenza di condotte che, per l’accusa, ha generato nella donna un perdurante stato di prostrazione e timore per la propria incolumità.
Il quadro emerso dalle indagini, supportato dalle denunce e dagli atti dei carabinieri, ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio e, infine, alla condanna in primo grado. Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’uomo per il reato di maltrattamenti in famiglia, ritenendo provata la continuità delle condotte violente nel tempo.
Una vicenda che restituisce, ancora una volta, l’immagine di una violenza domestica fatta non solo di singoli episodi, ma di un sistema reiterato di sopraffazione, capace di segnare profondamente la vita delle vittime. l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
