Barga, lavoratori clandestini sfruttati: tre a processo per “caporalato”
L’accusa: quattro pakistani pagati pochi euro e senza un contratto regolare
BARGA. Lavoratori stranieri, senza permesso di soggiorno, pagati pochi euro e senza alcun saldo contributivo. Ma anche il mancato versamento delle indennità di maternità per le dipendenti italiani.
È un processo in cui la Procura contesta l’accusa di “caporalato quello che inizierà a luglio nei confronti di tre imputati nel ruolo di amministratori di fatto o formali di una società attiva nella carpenteria e nel giardinaggio.
Un approdo giudiziario che segue le indagini della Tenenza della Guardia di finanza di Castelnuovo durante le quali, oltre alle dichiarazioni dei lavoratori sfruttati, un ruolo incisivo lo ha svolto anche l’Inps.
A giudizio davanti al secondo collegio del Tribunale sono finiti Marco Gherardi, 51 anni, imprenditore di Castelnuovo, considerato l’amministratore di fatto della Spmetal Srl di Fornaci di Barga; Pierluigi Negroni, 57 anni, anche lui sedicente amministratore di fatto; Pavlo Stasiyenko, 31 anni, ucraino, amministratore di diritto.
Il periodo preso in esame dagli investigatori riguarda l’estate 2023. Il contesto rappresentato dalle informative dei finanzieri, con i riscontri documentale dell’Inps, raccontano una situazione di sfruttamento di quattro lavoratori pakistani arrivati in Italia con lo status di rifugiati. Niente di permesso di soggiorno. Per l’accusa Gherardi avrebbe proposto ai quattro immigrati di lavorare per la Spmetal Srl. È stato accertato, anche grazie alle dichiarazioni dei pakistani sentiti dagli investigatori, che il personale al nero è stato utilizzato nelle lavorazioni della ditta non solo nella sede principale, ma anche sul territorio. Agli atti si addebita agli imputati di non aver pagato compensi regolari, ma solo somme minime e, soprattutto, di non aver assunto e messo in regola i pakistani di fatto costretti a lavorare nella condizione di clandestini. I reati vanno dall’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro alla indebita percezione di erogazioni pubbliche all’omissione contributiva di importo tale da superare il 50 per cento del dovuto.
Una situazione che è stata interrotta dalla Guardia di finanza e che ha portato, una volta acquisita la documentazione della ditta, a scoprire anche che dal gennaio 2022 al gennaio 2023, i tre, in concorso tra loro, non avevano pagato l’indennità di maternità, indebitamente conguagliata, a favore di due dipendenti per un importo superiore ai 12mila eurol
