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La febbre dell’oro: quotazioni elevate, in tanti vendono i gioielli di famiglia – La nuova tendenza che non sempre conviene

di Gianni Parrini

	Andrea Marchetti, 23 anni, titolare di tre Compro oro
Andrea Marchetti, 23 anni, titolare di tre Compro oro

C'è chi se ne libera per paura dei ladri, chi per levarsi uno sfizio. Ecco le cose da sapere

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LUCCA. È tornata la febbre dell’oro. Le quotazioni record raggiunte da questo prezioso metallo nella scorsa settimana (5.600 dollari l’oncia) rappresentano solo l’apice di un trend di crescita che negli ultimi cinque anni ha visto i prezzi salire del 175%. In pratica, è come dire che il valore di anelli, braccialetti e collane che quasi ogni famiglia tiene chiusi in cassaforte o in fondo a qualche cassetto è più che raddoppiato nel giro di un lustro. Sono per lo più lasciti di qualche anziano parente o retaggi di cerimonie passate come cresime e comunioni. Magari non ce ne rendiamo conto, ma valgono un capitale.

La domanda, dunque, sorge spontanea: con quotazioni così elevate, ha senso vendere i gioielli di famiglia? Ovviamente non c’è una risposta univoca, dipende dai casi. Quel che è certo è che nei giorni del record, in cui l’oro ha sfiorato i 100 euro al grammo per il 18 carati, le richieste sono aumentate, anche se non si è trattato di una corsa indiscriminata alla vendita. «È stato soprattutto un aumento di curiosità», spiega la titolare di un Compro oro del centro storico di Lucca. «Molti sono venuti a sentire quanto avevano in mano, ma non tutti hanno venduto. L’aumento vero lo avevamo notato a settembre: anche allora l’oro era salito, ma in maniera più graduale. Questa volta è stato talmente rapido che la gente non se ne è nemmeno accorta, tant’è che dopo due giorni le quotazioni erano scese di oltre il 10%». «Il valore resta alto ma anche “ ballerino” – conferma Andrea Marchetti, 23 anni, titolare di tre Compro oro tra Lucca, Pistoia e Prato –. C’è molta volatilità».

La clientela

Negli ultimi anni c’è stato un cambio di paradigma. Fino a poco tempo fa i Compro oro erano visti con un certo stigma perché considerati luoghi in cui si facevano affari non sempre trasparenti. Soprattutto, erano visti come l’extrema ratio di chi, per difficoltà economiche, era costretto a vendere i beni di famiglia. «Le cose sono cambiate – spiega Marchetti –. L’oro ormai non va più di moda e in tanti preferiscono liberarsene, piuttosto che tenerlo in un cassetto. È una scelta molto razionale ed equilibrata. Da noi vengono anche persone benestanti, che investono e seguono la Borsa. Conoscono le quotazioni e vogliono cogliere l’occasione. C’è chi monetizza per rifare gli infissi, chi per comprare una nuova cucina, chi per regalarsi una vacanza esotica o una nuova auto. Magari, quando le quotazioni calano, ricomprano oro in attesa del prossimo picco». Investitori, dunque, né più né meno. C’è anche chi ha motivazioni di altro tipo: «Il problema vero – spiegano dal Compro oro del centro – per molte persone sono i ladri: tanti anziani tengono i gioielli in casa, non in banca, e hanno paura di essere derubati. Per questo vendono».

Quotazione

Ma come si valuta il valore dell’oro? In maniera molto semplice: in base al peso in grammi e alla purezza del metallo. L’oro puro ha 24 carati, ma è raro trovarlo. La maggior parte dei gioielli è in lega, cioè oro mescolato con altri metalli (rame, argento, palladio, nichel). Normalmente la valutazione viene fatta con uno spettrometro o altri strumenti che consentono di capire esattamente quanto oro è presente nella lega. Nei Compro oro italiani, l’80–90% di ciò che arriva è oro 18 carati (75% di oro); il resto è soprattutto 14 (58,5%) e 9 carati (37,5%), spesso gioielli più vecchi o di provenienza estera. Stabilita la caratura si passa alla pesatura: l’oro si paga al grammo. La bellezza, il colore (giallo, bianco o rosa) e la fattura del gioiello non contano quasi mai. Anche l’eventuale presenza di pietre non è particolarmente rilevante: nei Compro oro vengono tolte e riconsegnate al proprietario. Il riferimento per la valutazione è la quotazione di Borsa, che però riguarda l’oro puro a 24 carati. L’oro “usato” a 18 carati o a carature inferiori è agganciato a quel valore, ma parte da prezzi più bassi. «Fino alla settimana scorsa il 18 carati lo pagavamo 95–100 euro al grammo, oggi siamo già scesi e domani cambierà ancora», spiega Marchetti. Sui prezzi finali, poi, non esiste una regola unica. «Ogni Compro oro è libero di fare il proprio prezzo – spiegano dal centro storico –. Magari qualcuno ha commissioni più basse delle mie, ma io ho clienti che vengono qui da vent’anni: accettano anche due euro in meno, ma sono tranquilli perché sanno che è tutto tracciato e che il bonifico o l’assegno arrivano senza brutte sorprese». Marchetti, invece, rivendica la trasparenza: «Le mie commissioni sono pubblicate online. Addirittura dal sito si può bloccare la quotazione per 12 ore, proprio perché il prezzo cambia continuamente». Chi vende deve compilare un’autocertificazione sulla provenienza dei beni e presentare documento e codice fiscale. «Se il pagamento è sotto la soglia di legge, ovvero 499 euro, può avvenire in contanti; altrimenti solo con strumenti tracciabili, come bonifico o assegno», chiariscono i titolari dei Compro oro.

Conviene monetizzare?

Tornando alla domanda iniziale, la risposta degli addetti ai lavori è prudente. Se non ci sono legami affettivi con i gioielli in questione, in questo momento può essere conveniente vendere o quanto meno informarsi sul valore detenuto. Ma nulla esclude che l’oro possa salire ulteriormente in futuro. Del resto, è il “bene rifugio” per eccellenza e in questi tempi incerti privarsene potrebbe essere un azzardo. «Se uno non ne ha bisogno è bene tenerlo, l’oro resta una riserva di valore preziosa», conclude la titolare.

Il vademecum

Se si decide di monetizzare c’è una raccomandazione da tenere bene a mente: fare attenzione ai prezzi, perché possono esserci differenze significative da un Compro oro all’altro. È sempre opportuno fare due o tre valutazioni in attività diverse. Prima di entrare in negozio è utile avere chiaro che cosa si sta vendendo. I gioielli non sono quasi mai in oro puro, ma in lega: il più diffuso è l’oro 18 carati, che contiene il 75% di oro, seguito dal 14 e dal 9 carati. I timbri (750, 585, 375) aiutano a orientarsi, ma la caratura viene verificata con strumenti tecnici come lo spettrometro. L’estetica del gioiello non incide quasi mai sulla valutazione: contano solo peso e purezza. Le pietre, se presenti, vengono tolte e restituite al proprietario. Per capire se l’offerta è corretta conviene fare un calcolo preliminare. Il riferimento è la quotazione dell’oro puro a 24 carati, espressa in euro al grammo. A quel valore va applicata la percentuale di oro contenuta nella lega e poi moltiplicata per il peso. Il risultato è il valore teorico, che serve come termine di paragone: nessun Compro oro paga il 100% di quella cifra, ma la differenza permette di capire quanto viene trattenuto. La valutazione deve avvenire alla presenza del cliente. Attenzione alle modalità di pagamento. Sotto i 499 euro è ammesso il contante; oltre quella soglia il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili, come bonifico o assegno. La compilazione dell’autocertificazione sulla provenienza dei beni e la richiesta dei documenti sono tutele per entrambi. I Compro oro devono essere iscritti al registro degli "Operatori compro oro". L’iscrizione è obbligatoria per legge e attesta che l’operatore ha licenza rilasciata dalla Questura e rispetta gli obblighi antiriciclaggio. L’oro venduto viene inviato alla fonderie, fuso e raffinato.


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