La misura
Lucca, nonno spara un colpo di fucile e minaccia di morte la figlia
Un 91enne finisce a giudizio dopo le furiose liti familiari
LUCCA. Una vicinanza turbolenta tra padre e nucleo familiare della figlia che un giorno d’estate del 2022 precipitò fino al punto da far intervenire le forze dell’ordine in una casa della periferia lucchese.
Non solo minacce, ma in quegli scontri tra urla e offese spuntarono pure delle armi. Lui, 91enne fumantino, il giorno prima aveva esploso un colpo di fucile dalla finestra della sua abitazione, al piano superiore dell’appartamento in cui vive la figlia con marito e figli.
La tensione che andava avanti da tempo ebbe il suo picco due giorni dopo quando il pensionato arrivò a minacciare di morte la figlia: «Non avrò pace finché non ti vedrò morta». Tanto per dare la misura delle relazioni familiari in quelle case comunicanti.
Denunciato all’epoca dalla donna per le minacce aggravate dal grado di parentela e finito nei guai anche per il reato di esplosioni pericolose, il 91enne è stato rinviato a giudizio solo per l’episodio del colpo di fucile sparato dalla finestra di casa.
Nel frattempo, la figlia ha ritirato la querela e la parte delle minacce con il desiderio di vederla cadavere non è entrata nel processo. Ma il contesto resta quello di rapporti che definire tesi è un eufemismo.
In quel clima a fine luglio del 2022 la situazione degenera.
Genitori anziani al piano di sopra, figlia, genero e nipoti al piano di sotto. Intorno alle 14 del 21 luglio si sente un boato provenire al piano di sopra. La nipote sale e vede il nonno con il fucile in mano.
«Ma perché hai sparato? » gli chiede. «A casa mia faccio quello che mi pare» è la risposta senza sfumature del nonno.
Dopo un’oretta scende giù e affronta la figlia. «Se non vi sta bene ve ne tornate a casa vostra» è il ragionamento accompagnato da offese e spinte contro la figlia.
La sera altro episodio conflittuale generato dal televisore acceso a tutto volume dall’anziano che non fa dormire nessuno.
Il genero sale nell’appartamento del pensionato e la discussione sfocia in lite, anche fisica, sedata dall’arrivo della nipote che calma il papà e lo riporta in casa.
La fase delle provocazioni non era ancora finita. Passano un paio di giorni e verso le undici di sera il 91enne appare nella cucina di casa della figlia che in quel momento sta parlando con la mamma. In una mano tiene un fucile e nell’altra, dietro la schiena, impugna un coltello. Un’immagine che fa venire i brividi a chi è nella stanza con l’anziano che puntava il genero.
La figlia gli va incontro riuscendo a toglierli il coltello, ferendosi a una mano, e altri familiari finiscono per disarmarlo strappandogli il fucile (che ora non ha più, ndr). A quel punto se ne va, ma pochi minuti dopo arrivano le forze dell’ordine chiamate dalle persone minacciate.
Un’esasperazione diventata querela che poi è stata rimessa dalla figlia. Il processo va avanti solo per il colpo sparato dalla finestra della camera da letto «perché a casa mia faccio quello che mi pare».
