Lunata, delitto Artan: inchiesta chiusa
La Procura contesta a Pepa l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. «Sono la causa della sua morte» disse prima di un silenzio che dura da quasi un anno
LUNATA. Omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione. È il reato contestato dalla Procura nell’avviso di chiusura delle indagini a Marjan Pepa, 52 anni, albanese, in carcere da quasi un anno con l’accusa di aver ucciso con un colpo di fucile in testa Artan Kaja, coetaneo e connazionale, tra le 18, 30 e le 19,30 del 7 gennaio 2025.
Un delitto avvenuto nel piazzale della Smurfit Kappa, multinazionale nel settore degli imballaggi, sulla via Pesciatina a Lunata.
«Sono la causa della morte di Artan» aveva detto ai carabinieri ai quali si era presentato pochi giorni dopo l’omicidio. Una dichiarazione colpevolista, anche se non ha mai detto chiaramente di essere stato lui a sparare contro quello che per un certo periodo era stato un suo amico pronto a ospitarlo a casa sua quando Pepa non aveva una dimora stabile. Poi una lite, finita a cazzotti, tra Artan, titolare della ditta di trasporti “Tony Service” e il camionista, aveva chiuso ogni rapporto tra i due. Fino al giorno di quella che potrebbe essere stata una vendetta, ma di cui ancora non è chiaro il movente. Pepa fin dal suo ingresso in carcere non ha più parlato. Un mutismo esteso a compagni di cella e familiari.
Ancora non sono state trovate né l’arma del delitto (un fucile a pallini, ndr), né il cellulare dell’indagato.
I dissapori tra chi era passato da un rapporto di profonda amicizia ad armarsi per uccidere la stessa persona non possono spiegare del tutto la genesi dell’omicidio. E fino a che Pepa resterà in silenzio su questo e altri aspetti sul delitto rimarrà più di un’ombra. Il processo, per un reato da ergastolo, potrà fornire spunti maggiori per fare chiarezza.
Artan, per tutti Tony, aveva appena finito di parlare al cellulare con il fratello quando venne raggiunto dalla fucilata mortale. Pepa conosceva l’ambiente per averci lavorato come esterno per una decina d’anni. In silenzio era arrivato alle spalle di Artan e aveva esploso il colpo. Poi aveva raccolto la cartuccia, questa la probabile ricostruzione, per sparire ritornando sui passi percorsi per introdursi nella cartiera scavalcando il muro di confine che separa il camposanto dalla Smurfit. All’inizio si era pensato a un incidente sul lavoro, nonostante la copiosa presenza di sangue accanto alla testa dell vittima. Quando Pepa bussò alla caserma dei carabinieri la storia imboccò la strada dell’omicidio.
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