Il Tirreno

Lucca

La denuncia

Lucca, lo psicologo del carcere dà le dimissioni: «Sala colloqui sparita, svilito il ruolo di sostegno»

di Pietro Barghigiani
Lucca, lo psicologo del carcere dà le dimissioni: «Sala colloqui sparita, svilito il ruolo di sostegno»

Lo sfogo del professionista che lascia dopo 28 anni di servizio a San Giorgio: i motivi

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Mi sono sentito umiliato come persona, non potevo più lavorare. E allora ho detto basta». Il dottor Vito Michele Cornacchia, 67 anni, di Forte dei Marmi, da giovedì è l’ex psicologo del carcere San Giorgio di Lucca. Libero professionista convenzionato con l’Asl, professore a contratto in diversi atenei, si è dimesso lasciandosi alle spalle oltre 28 anni di attività al servizio dei detenuti. Il suo ruolo era quello di accogliere i “nuovi giunti” e di monitorare il rischio suicidi. Parlare, ascoltare, sostenere chi per quelle imponderabili traiettorie del destino si ritrova in un contesto in cui uno mai nella vita avrebbe immaginato di finire. «Pensiamo a chi entra in carcere per la prima volta o ai cosiddetti colletti bianchi – è la premessa dello psicologo –. Hanno bisogno di un supporto. Non devo giudicare il reato, ma stare vicino alla persona. Ecco, da mesi questo ruolo per me era stato svilito da decisioni che non comprendo». All’apice dello sconforto e mettendo in fila quello che a suo dire è stato lo stillicidio quotidiano ai danni della sua attività, lo psicologo ha rassegnato le dimissioni. I motivi li ha denunciati in una lettera inviata all’Asl e al provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Toscana che, informato del caso, annuncia richieste di chiarimenti alla direzione del San Giorgio.

«L’assurda imposizione di non poter svolgere colloqui in un percorso terapeutico adeguato mi ha profondamente amareggiato, ledendo non solo la mia professionalità ma anche il diritto dei detenuti a un trattamento dignitoso – denuncia lo psicologo – . Ricordo ancora con sgomento quando, senza alcun preavviso o comunicazione ho trovato il mio ufficio chiuso e tutto il materiale, accumulato in quasi trent’anni, ammassato alla rinfusa in un paio di scatoloni nel magazzino. La sensazione era quella di essere stato derubato di una parte fondamentale della mia vita professionale».

Quello che era stato il suo locale per i colloqui con i detenuti nel frattempo era diventato lo spazio per l’ufficio matricola riservato ai nuovi ingressi nella casa circondariale. E ancora: «Capitava di essere “cacciato” dall’ufficio alle 18 da un agente che indicava con il dito l’orologio e ogni volta la ferita si riapriva e il dolore avanzava». Per un certo periodo il professionista ha condiviso spazi e computer con la psichiatra dell’Asl. Solo che doveva aspettare che lei uscisse per caricare sul pc dati e schede personali. «Per molto tempo ho cercato di adattarmi e rispettare le stupide regole dettate dal “non voler vedere detenuti in giro” – aggiunge – . E pensare che in tutta Italia si parla di aumentare le ore e la presenza degli psicologi per la grave situazione dei suicidi in carcere».

L’anticipazione degli orari dei colloqui ha ristretto i tempi degli incontri. «Da molti anni, oltre ai colloqui nel mio ufficio effettuavo di solito colloqui in sezione, in qualsiasi ora della giornata fino alla chiusura serale – spiega – . Invece, da mesi è stato imposto di “uscire” dal carcere alle ore 18 anche in prossimità e durante colloqui con soggetti a grave rischio suicidio. E la sera è il momento più vulnerabile per chi pensa a togliersi la vita». L’Asl sostituirà lo psicologo con un collega. Il servizio sarà essere mantenuto. Ma il dottor Cornacchia lascia con l’amarezza di non aver «ancora compreso i motivi che, in qualche modo, ostacolano se non mettono da parte la centralità assoluta della persona detenuta, con i suoi bisogni, le fragilità, il disagio, la sofferenza, e lo stesso trattamento penitenziario». l © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Ore di ansia

Grave frontale in Oklahoma: Grosseto tifa per la 19enne Giorgia, promessa del softball

di Maurizio Caldarelli