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Caffè delle Mura, nuovo ricorso dei vecchi gestori contro il Comune: a che punto è il “duello” giudiziario

di Pietro Barghigiani
L’immobile del Comune che ospita il locale “Caffè delle Mura”
L’immobile del Comune che ospita il locale “Caffè delle Mura”

Lucca, il caso si sposta al Consiglio di Stato dopo il primo no del Tar di febbraio

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LUCCA. Nuova tappa giudiziaria tra ex gestori del Caffè delle Mura e Comune. Un duello legale che dura da quando, dopo l’assegnazione nel 2009, la società concessionaria aveva iniziato a trasferire la gestione del locale ad altre Srl sempre riconducibili ai primi aggiudicatari.

Ora “Ristorante Antico Caffè delle Mura Srl” impugna la sentenza del Tar al Consiglio di Stato. Nel febbraio scorso i giudici dichiarando inammissibile il ricorso (tema della magistratura ordinaria e non di quella amministrativa) avevano depositato una sentenza che rappresentava di fatto il via libera al nuovo corso del locale, in seguito al recente bando che ha visto la società Umberto Srl aggiudicarsi la gestione.

È un percorso tortuoso quello che è a monte dell’attuale gestione del Caffè delle Mura che ha riportato sul pulito vecchi contenziosi tra Comune e primo concessionario.

All’epoca la società estromessa dalla gestione, Caffè delle Mura Srl, dopo aver cambiato denominazione in Grb Srl, era stata dichiarata fallita con sentenza del 18 luglio 2014.

In seguito al fallimento la curatela fallimentare di Grb Srl nel luglio 2016 aveva citato in giudizio la concessionaria “Ristorante Antico Caffè delle Mura Srl” proponendo domanda revocatoria accolta dal Tribunale condannando la Srl al rilascio immediato dell’azienda a favore della curatela fallimentare.

La sentenza era motivata «con la considerazione che il trasferimento della gestione aziendale, dapprima informalmente a favore della società “Caffè delle Mura” e poi, formalmente, a favore della società “Ristorante Antico Caffè delle Mura”, avrebbe obbedito a una finalità di distrazione, nella logica di sostituire una nuova società alla precedente, senza il peso dei debiti di quella sostituita, difatti andata incontro al fallimento. La inusuale denominazione scelta per descrivere il trasferimento, contratto di affido di gestione, si sarebbe inserita nella complessa operazione di occultamento della cessione di azienda, nel tentativo di recidere ogni apparente legame tra le due società. Il fine fraudolento sarebbe emerso anche considerando che la cessione avvenne senza il ricorso ad atti formali che avrebbero comportato il trasferimento dei debiti e l’assenza di corrispettivo troverebbe giustificazione nella comunanza di interessi tra cedente e cessionaria, in quanto i soggetti protagonisti dell’articolata operazione sarebbero stati tutti riconducibili alla stessa famiglia».

La contestazione mossa dai privati contro la decisione del Comune di svincolare la concessione per riassegnare la gestione, come è stato poi fatto nei mesi scorsi, riguarda «provvedimenti esecutivi adottati dall’amministrazione comunale, ma sostanzialmente proposte nei confronti delle decisioni giurisdizionali dell’autorità giudiziaria ordinaria che non possono essere oggetto di un giudizio amministrativo, ma devono essere dedotte mediante i mezzi di impugnazione previsti dal codice di procedura civile, in particolare mediante l’appello, di fatto già pendente innanzi alla Corte d’appello di Firenze». Di qui la dichiarazione di inammissibilità del ricorso nel febbraio scorso impugnata adesso dalla “Ristorante Antico Caffè delle Mura Srl.

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