Il Tirreno

Lucca

Il caso

Alunno vivace escluso dalla gita, la dura replica di un docente alla mamma: «Non faccia la sindacalista di suo figlio»


	Alunni in gita (foto d'archivio)
◗
Alunni in gita (foto d'archivio)

Lucca, un professore spiega i motivi della decisione e si rivolge alla famiglia dello studente: «Dovevano farlo ragionare, non attaccare noi»

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Una protesta insensata che fotografa bene la rottura del patto educativo tra scuola e genitori. Proprio come vaticinato da intellettuali come Paolo Crepet e Massimo Recalcati».

Non usa mezzi termini un professore della scuola media della Piana, destinatario delle proteste di una madre dopo l’esclusione del figlio da una gita, per fare chiarezza su una vicenda che ha alzato i riflettori mediatici sulle parti in causa. Una riflessione incentrata, in larga scala, sulla funzione, spesso dimenticata, formativa sul piano umano della scuola.

«I genitori si schieravano dalla parte degli insegnanti, condividendo lo stesso obiettivo - si legge nella nota -. Oggi questa alleanza si è fratturata: i genitori sono alleati con i figli. Di conseguenza l’isolamento dei docenti comporta che qualunque loro azione educativa rivolta agli alunni, venga vissuta dalla famiglia come un abuso di potere, un’ingerenza e un esercizio autoritario di potere. I genitori sono diventati i sindacalisti dei figli, prendendo in prestito una citazione dello psicanalista Recalcati».

I vertici della scuola della Piana, poi, riavvolgono il nastro della storia che riguarda un ragazzino di 13 anni, spiegando i motivi che li hanno portati a prendere questa sofferta, ma forse utile in futuro per la crescita del giovane, decisione.

«Ricordiamo che quando i docenti di una scuola secondaria di primo grado danno la propria disponibilità ad accompagnare alunni di 12-13 anni in una tre giorni sulla neve è un gesto d’amore e coraggio - prosegue il docente-. A fronte di notevoli complessità si ha un compenso limitato a notti insonni e apprensione continua. Non sono previste diarie ma nemmeno sussiste l’obbligo ad accettare l’incarico. Il docente deve potersi fidare del comportamento responsabile dei propri ragazzi. Maurizio (nome di fantasia) non ha ancora consolidato una condotta adeguata; è sfrontato nei confronti dei docenti, sbeffeggia i compagni, esce dai locali senza permesso più altre futilità come falsificare il voto della propria verifica. Una buona sinergia tra genitori e scuola aiuterebbe Maurizio a crescere. Piuttosto che rinunciare in toto all’esperienza, il Consiglio di Classe, con sofferenza e lunga riflessione, preferisce escludere l’alunno eccessivamente vivace, preoccupato in primis di garantire la sicurezza dell’iniziativa e di tutti i partecipanti».

L’attenzione dei dirigenti scolastici, infine, si rivolge sui genitori che, anziché far riflettere il proprio figlio sull’errore compiuto, si schierano completamente dalla sua parte.

«È normale che i ragazzi sbaglino, ma quando il minore ragiona sull’errore e lo comprende, allora ha effettuato un passo avanti nel percorso verso una cittadinanza consapevole- conclude l’insegnante-. E i genitori? La maggior parte cercherebbe di far ragionare il figlio, ma non è questo il caso; qui siamo di fronte a un episodio di lesa maestà, di ferita nell’orgoglio e di offesa da rendere. Il minore è certamente vittima di un sopruso di un’autorità non riconosciuta! E ciò malgrado siano informati sia del discutibile comportamento del figlio che della regola di buon senso, richiamata sulla scheda informativa. Consapevoli della legittimità della decisione presa, ai genitori offesi non rimane che ricorrere alla gogna mediatica, assemblando domande retoriche condite di sarcasmo, pubblicare sui social e inviarle a chiunque. Ma dov’è finito il patto di corresponsabilità scuola-famiglia?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web