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Lucca

Morto La Porta, il comandante gentiluomo

Luca Tronchetti

Il Covid si è portato via anche l’ex responsabile della polizia stradale che dal 2013 al 2018 aveva diretto la sezione locale

29 aprile 2021
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Luca Tronchetti

LUCCA. Sino all’ultimo giorno ha cercato di rassicurare gli amici e le persone care sulle sua salute nonostante il ricovero al San Luca, la somministrazione dell’ossigeno e l’utilizzo di macchine per la respirazione assistita. Perché Calogero La Porta – scomparso martedì alle 19,30 all’età di 62 anni e inserito dalla Regione nell’elenco delle persone decedute a causa del Covid (soffriva anche di un’altra patologia) – era una persona positiva e ottimista che infondeva coraggio. Per cinque anni – dal 2013 al 2018 – ha diretto la sezione lucchese della polizia stradale. Originario di Agrigento, dopo una vita trascorsa nella sua terra, prima alla questura Enna e poi alla sezione della polstrada della sua città natale, a 55 anni aveva lasciato l’isola e ottenuto l’incarico direttivo in Toscana. Destinazione Lucca. «Inizialmente – racconta il collega e amico Angelo Chiocca, sovrintendente a riposo – non pareva entusiasta della città. Durante un viaggio a Firenze mi confidò di aver trovato la gente un po’ chiusa rispetto al modo più diretto e accogliente della Sicilia. Gli dissi che era solo una questione di tempo. Poi avrebbe cambiato idea e si sarebbe fermato, come fanno tanti ufficiali quando si congedano, anche lui a Lucca. Così è stato: quando il primo novembre 2018 a 60 anni è andato in pensione ha acquistato un appartamento in via Don Minzoni a S. Anna. Eravamo rimasti amici. Ci sentivamo una volta alla settimana. Pensi che per il 25 aprile gli ho mandato un video messaggio con la banda di Nozzano augurandogli di rimettersi presto e lui alle 15,17 mi ha mandato la sua risposta contraccambiando gli auguri. Era ricoverato, ma non mi ha scritto un rigo delle sue reali condizioni di salute. Un ufficiale di grande spessore morale e umano. Un vero gentiluomo cresciuto con i valori di lealtà e rettitudine che portava fiero nel suo lavoro quotidiano. Detestava gli arroganti e non faceva sconti nemmeno a chi, all’interno, disonorava la divisa della polizia».

Il lavoro era la sua vita. Aveva legato con l’allora procuratore Pietro Suchan che lo aveva ribattezzato “Il Comandante”. Accanto alla professione le sue tante passioni. Prima tra tutte l’amore per il mare (era un nuotatore provetto), per il ballo liscio (assieme all’ex assistente di polizia Sisto Cacciotti, deceduto un paio d’anni fa, aveva organizzato alcune gare), per il teatro (tra i pochi dirigenti che aveva voluto conoscere il direttore del Giglio e sempre in prima fila al festival pucciniano). La famiglia era il suo rifugio e il suo orgoglio. La moglie Anna, che lavora come impiegata civile in questura, e i tre figli Stella, dipendente di una compagnia aerea di Pisa, Giuseppe ingegnere a Milano e Giulia, studentessa al politecnico a Firenze. I funerali si terranno sabato alle 15,30 nella chiesa di S. Anna. Alla famiglia vanno le condoglianze della redazione de Il Tirreno.

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