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La scuola di Scesta è in forse Le famiglie hanno scelto altri plessi

Emanuela Ambrogi
La scuola di Scesta è in forse Le famiglie hanno scelto altri plessi

Il progetto costa tre milioni. Mancano alcune autorizzazioni, in ritardo a causa del Covid 

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Tempi che si allungano, famiglie che iscrivono i bambini alle elementari della Villa o di Fornoli, calo demografico nelle frazioni da dove i bambini dovrebbero poi andare alla nuova scuola della Scesta. Emergono preoccupazioni e dubbi in consiglio comunale sulla realizzazione del nuovo plesso della montagna i cui lavori dovrebbero partire a breve. Il caso è emerso al momento della risposta all’interpellanza del gruppo di minoranza " Progetto Rinascimento", che chiedeva di conoscere l'esito dei carotaggi che sono in corso da parecchio tempo per la scuola elementare di San Cassiano di Controne.

L’amministrazione comunale ha deciso di chiuderla perché l’area su cui insiste la costruzione risulta ad oggi a rischio frane, e anche per questo ha deciso di realizzare la nuova scuola a Scesta, al posto della precedente, abbattuta perché a forte rischio sismico.

La conferma della franosità per San Cassiano ancora non c’è, ma intanto parecchi genitori della zona hanno iscritto i loro figli alla Villa o a Fornoli, sulle strade che devono fare per recarsi al lavoro, e sono intenzionati a lasciarli in quei plessi anche quando sarà pronta la nuova scuola di Scesta. Per portare lì i bambini dovrebbero fare tortuosi percorsi aggiuntivi. La consigliera Giulia Mariani ha ribadito che la scuola della montagna, da potenziare, doveva essere quella di San Cassiano (una volta escluso il rischio frane) e non Scesta, tra l’altro assai più costosa. Non solo, Mariani ha rilevato anche che alla Scesta. rispetto ai 20 bambini del 2017, sono iscritti solo 12 alunni in quattro classi (oggi dirottate in un’ala della scuola della Villa). «Numeri - ha detto Mariani - che presentano una forte discrepanza riguardo a quelli di previsione indicati e dichiarati per avere il finanziamento». Il sindaco Paolo Michelini ha specificato che siamo di fronte a un calo demografico nelle frazioni di montagna che si vorrebbe arrestare e invertire, ma il traguardo pare difficilmente raggiungibile.

Mariani ha ribadito che per la rilocalizzazione e messa in sicurezza del nuovo plesso scolastico di Scesta c'è un progetto di oltre 3 milioni. «Per quanti bambini sarà fatta questa scuola? Non poteva essere trovata un'altra soluzione? Le proiezioni presentate nel 2018 in consiglio comunale riportavano 116 bambini così suddivisi: 27 alla scuola di infanzia di San Cassiano, 31 alla scuola di infanzia di Fabbriche di Casabasciana, 31 alla primaria di San Cassiano e 27 alla primaria di Scesta (quella abbattuta). Ma i dati di oggi sono questi: 12 bambini alle elementari di Scesta (oggi alla Villa ), 15 alle elementari di San Cassiano, 16 alla scuola di infanzia San Cassiano e 15 alla scuola di infanzia di Fabbriche. Per un totale di 58 bambini. La metà degli iscritti ipotizzati».

Mariani ha ricordato le accuse ricevute per aver sempre cercato di non far chiudere San Cassiano e per i dubbi espressi sull’opportunità di fare di Scesta la scuola della montagna. «Sono sempre stata attaccata, ma a mio avviso la scuola della montagna doveva essere a San Cassiano. La frana è ferma e c'è una forte discrepanza fra i dati del 2018 e quelli attuali. La nuova scuola di Scesta rischia di diventare solo un centro di protezione civile. È necessario farla?».

Il sindaco Michelini ha replicato che «la vecchia scuola di Scesta non stava in piedi, presentava un alto grado di pericolosità. Quella di infanzia alle Fabbriche non è a norma, non è antisismica e ha due sole stanze. E non è possibile ampliarla per la vicinanza al torrente Lima. A San Cassiano non è possibile fare adeguamenti perchè l'edificio si trova in zona rossa. Abbiamo ritenuto giusto avere una scuola nuova anche se con numeri ridotti, eliminando le pluriclassi».

Sui carotaggi per San Cassiano il vicesindaco Sebastiano Pacini diche che «non ci sono novità. Attendiamo gli aggiornamenti. La relazione è stata inviata ad Autorità di Bacino e Regione, ma per il Covid non è pervenuta la valutazione. Non ci sono nuove rilevazioni, ma la frana c’è da anni, la zona è rossa». —

Emanuela Ambrogi

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