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Lucca

Da Lucca alla Juve, Rugani fa gol con l'amicizia

di Gianni Parrini
Rugani in azione durante il match con il Sassuolo dove è stato uno dei migliori in campo
Rugani in azione durante il match con il Sassuolo dove è stato uno dei migliori in campo

Parlano il difensore bianconero e i ragazzi con cui è cresciuto a Ponte a Moriano. Tra anedotti e ricordi d'infanzia, emerge un legame che supera le distanze e i differenti stili di vita

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LUCCA. Tuta, scarpe da ginnastica, sorriso rilassato, modi gentili. E una voglia di parlare di pallone inversamente proporzionale a un sano desiderio di normalità. Nella Juve che si appresta ad affrontare il super Bayern in Champions e a lottare per il quinto scudetto consecutivo c’è un pizzico di garbo che fu vanto di Lucca. È quello portato a Torino da Daniele Rugani, “Rughi” per gli amici, il 21enne di Sesto di Moriano che da quest’anno indossa la casacca bianconera. Lo abbiamo incontrato dopo il match con l’Atalanta, nella casa di Andrea Martinelli, il suo amico “normale”.

La Juve, la fama, i soldi e un futuro che gli esperti di calcio prevedono abbacinante: “miglior difensore italiano della nuova generazione”. Un’investitura che non fa montare la testa al centralone lucchese, 1,90 di muscoli su un fisico ancora da ragazzo. Novello Scirea per modi e discrezione, Daniele torna nel suo buen retiro non appena mister Allegri scioglie le righe a Vinovo. Qui gioca a tennis, si fa coccolare dai genitori Ubaldo e Lia, e organizza le vacanze: quelle preferisce trascorrerle con gli amici d’infanzia, lontano da veline, vip e “balotellate”. Ovviamente con un occhio al portafoglio, per evitare di mettere in difficoltà chi non ha uno stipendio da calciatore di serie A. I ragazzi di Ponte a Moriano, infatti, fanno una vita da comuni ventenni: studenti, tirocinanti, impiegati nelle ditte di famiglia.

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Mentre “cazzeggia” con gli amici di sempre – qui ci sono Andrea Martinelli e Jacopo Tincani ma del gruppo storico fanno parte anche Matteo Maffei, Nicola Preti, Stefano Frateschi e buon ultimo lo “straniero” Francesco Gregori – Daniele si aggira per la cucina, risponde al telefono che squilla di continuo e mostra ad Andrea le scarpe che ha comprato per il suo compleanno. «A Torino sto bene, è una città tranquilla – dice Daniele – Certo, rispetto a Empoli l’ambiente Juventus è molto diverso: ci sono più pressioni. Ma gli amici veri sono qua, per cui torno appena posso».

Insieme guardano le foto di quando erano ragazzi. E ridono: «Ne abbiamo fatte tante – racconta Andrea – Siamo cresciuti in questo quartiere a gelati e pallone. Frequentavamo la stessa scuola e di pomeriggio giocavamo “alla tedesca” al campo fluviale. D’estate ci ritrovavamo tutti alla gelateria da Sauro. Che tipo era Daniele? Uno con la testa a posto, un po’timido con le ragazze. Ha saltato un sacco di feste di compleanno per andare a letto presto, causa allenamenti. Pazzie? Poche, al limite andavano a suonare i campanelli alle case del quartiere, niente di più. Ma in campo i risultati si vedevano. Alla fine di ogni partita, quando chiedevo a mio padre chi era stato il migliore in campo, la risposta era sempre la stessa: Daniele. All’inizio giocava regista, poi gli è cresciuto il piede – dice ridendo Andrea – e l’hanno messo dietro». Intorno ai 10 anni Rugani viene acquistato dall’Empoli e comincia la sua scalata all’Olimpo calcistico. «Il momento più critico fu la fine delle medie – racconta Andrea –. Pensavamo di perderci di vista, invece ci siamo attaccati ancora più. Quando ha iniziato a giocare in B, andavamo a vederlo nelle partite casalinghe. E ora che è alla Juve raggiungiamo Torino appena è possibile. Quando non ce la facciamo ci sentiamo su Whatsapp».

La domanda che tutti si fanno è semplice: com’è avere un amico campione? «A me ha fatto passare il “tifo” per l’Inter, ora mi tocca guardare la Juve – scherza Andrea –. Penso sia normale: la sua amicizia ci permette di vedere il grande calcio da un punto di vista diverso da quello del tifoso». «Io cerco di non pensarci – spiega Jacopo – , per me è il solito Rughi. Quando viene qui vuole staccare la spina. Certo, parenti e conoscenti ci chiedono di portare un autografo, una maglia. Noi cerchiamo di evitare di rompergli le scatole, ma ogni tanto non se ne può fare a meno. Lui capisce e si presta volentieri». Appoggiata su un mobile, come fosse un indumento qualunque da buttare in lavatrice, una maglia bianconera con le firme di Buffon, Pogba, Dybala. Un cimelio che ora non conta: c’è da andare a fare un giro su Fillungo. Sperando che nessuno riconosca il campione in tuta.

@Parrini77

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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