Il Tirreno

Lucca

La gavetta, la carriera e i successi dell’attrice lucchese raccontati dalla sorella Brunilde

L'incredibile storia di Elena Zareschi

Carla Sodini
Le due sorelle Lazzareschi in una foto d’epoca
Le due sorelle Lazzareschi in una foto d’epoca

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LUCCA. Nel suo salotto accogliente, Brunilde Lazzareschi parla della sorella, la grande attrice Elena Zareschi (Elina Lazzareschi) la cui fotografia, appoggiata su un tavolino antico, ne testimonia la bellezza e l'intensità dello sguardo. «Quando la mia famiglia lasciò l'Argentina per tornare in Italia - dice Brunilde - Elena aveva 7 anni. Era nata a Buenos Aires nel 1916 dove nostro padre aveva il suo lavoro. Per lei non fu facile adattarsi alla nuova realtà lucchese».  Fu proprio in quegli anni, però - prosegue Brunilde Lazzareschi - che «Elena cominciò a coltivare un grande interesse per l'arte e, soprattutto, per la recitazione. Nel 1936, nonostante le reticenze di mio padre, mia sorella decise di trasferirsi a Roma per frequentare la scuola del nuovo Centro Sperimentale di Cinematografia diretto da Luigi Chiarini». Al momento dell'iscrizione, Elena aveva allegato alla sua domanda alcune fotografie molto belle, scattate da nostra sorella Anna e stampate dal fotografo Cortopassi di Lucca.  Chiarini, colpito da quei ritratti, invitò subito anche Anna a frequentare il centro come "allieva operatore". Così le sorelle Lazzareschi cominciarono assieme la loro avventura romana. Belle, naturalmente eleganti e ambedue molto brave, le ragazze non mancarono d'attirare, presto, l'attenzione di molti giovanotti. Compresa quella di Mario Pannunzio anche lui allievo del centro nella sezione "sceneggiatori". Poco dopo arrivarono a Roma altri due lucchesi, Arrigo Benedetti e Guglielmo Petroni, grandi amici di Domenico - il maggiore dei fratelli Lazzareschi - bravo pittore e allievo di Felice Carena. «Anche molti anni dopo» - aggiunge Brunilde - Elena ricordava quasi con commozione e molta tenerezza tale periodo e gli incontri con questi amici. Avevano tutti pochi soldi e, per questo, trascorrevano le serate in una latteria o in altri ritrovi molto modesti». Terminata la scuola con il massimo dei voti, Elena comprese subito di preferire il teatro al cinema. «La sua prima comparsa sulla scena - continua Brunilde - avvenne al Teatro delle Arti di Anton Giulio Bragaglia in Nozze di sangue di Federico García Lorca. Poi mia sorella si dedicò principalmente a spettacoli di eccezione e, soprattutto, al genere tragico, classico o moderno, a fianco dei maggiori attori del Teatro Italiano (Benassi, Gassman, Cialente, Randone). Lavorò sotto la direzione di registi importanti: Streheler, Luchino Visconti, Orazio Costa, Guido Salvini e Alexis Minotis. Ottenne grandi successi come interprete di D'Annunzio (La figlia di Iorio, La fiaccola sotto il moggio, Più che l'amore), di Pirandello (Questa sera si recita a soggetto, Vestire gli ignudi, L'amica delle mogli) e di Ugo Betti, autore che lei stimò molto (Delitto all'isola delle capre, Corruzione al Palazzo di giustizia, Ispezione, La regina e gli insorti)». Tanti, infine, gli spettacoli classici al Teatro greco di Siracusa, a quello Olimpico di Vicenza, all'Arena di Verona, al Teatro di Taormina, al Castello di Malcesine, alla Fenice di Venezia (Trachinie e Antigone di Sofocle, Le Baccanti, Ippolito, Medea, Ecuba ed Elettra di Euripide, Sofonisba del Trissino Britannicus di Racine, Ifigenia in Tauride di Goethe, Luisa Miller di Hebbel). Nel '47 era nel cast della stagione inaugurale del Piccolo Teatro di Milano dove recitò, con la regia di Streheler, ne L'albergo dei poveri di Gor'kij, in Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni e ne Il mago dei prodigi di Calderòn. Nel 1949 interpretò il ruolo di Cassandra in Troilo e Cressida di Shakespeare con la regia di Visconti.  Poco dopo iniziò il suo lungo e fortunato sodalizio con Vittorio Gassman recitando con lui in un repertorio tragico molto ampio, al teatro Greco di Siracusa e poi nella sua Compagnia (Shakespeare, Alfieri, Seneca, Goldoni). Elena, che lavorò molto anche per la radio e la televisione, dopo un lungo periodo di abbandono delle scene, concluse la sua lunga carriera con una splendida interpretazione de Il Rosario di Federico De Roberto al festival di Todi nel 1990, accolta dal pubblico con una lunga ovazione e, alla fine dello spettacolo, sommersa dagli applausi per la sua straordinaria interpretazione. «Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in questa casa» conclude semplicemente Brunilde guardandosi attorno. Infatti, fra quelle mura, l'atmosfera sembra parlare di lei, ma in modo discreto, senza enfasi, né troppo clamore.

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