Lucca, Del Ghingaro pensa a una lista civica
L’ex sindaco di Capannori e Viareggi: “Il civismo non è contro i partiti”
LUCCA. L’ex sindaco di Capannori e Viareggio Giorgio Del Ghingaro pensa alle elezioni del 2027 a Lucca. E lo fa riproponendo quello che è un tema che da tempo lo vede impegnato in incontri e convegni: quello del civismo.
“Lucca tornerà al voto nella primavera del 2027 – scrive sul suo profilo Facebook -. I partiti stanno già lavorando a coalizioni e candidature, ed è giusto che sia così. Credo però sia utile affiancare a questo lavoro una riflessione sul ruolo che il civismo può avere nel governo della città. Il civismo non nasce contro i partiti, che restano una parte essenziale della vita democratica. Nasce dal bisogno di rappresentare chi vive la città ogni giorno e non si riconosce nelle appartenenze tradizionali: professionisti, volontari, imprenditori, giovani, persone che conoscono i problemi perché li incontrano nel quartiere, a scuola, al lavoro. C'è poi un dato che riguarda tutti: a ogni elezione cresce il numero di chi non va a votare. Le liste civiche, quando sono autentiche, aiutano a ridurre questa distanza. Portano sulla scheda persone conosciute, che hanno una storia nel territorio e rispondono di ciò che fanno a chi le incontra per strada. Molti cittadini che non si sentono più rappresentati da un simbolo nazionale tornano a votare quando riconoscono un progetto vicino e verificabile. Perché questo accada serve autonomia. Una lista è davvero civica quando le sue scelte non dipendono da segreterie o da equilibri decisi altrove, e quando può sostenere una buona proposta o respingerne una sbagliata, da qualunque parte arrivi. Non tutte le liste che si chiamano civiche lo sono: alcune nascono solo per aggiungere un simbolo a una coalizione. I cittadini lo capiscono, e questo non aiuta la fiducia. Autonomia non vuol dire isolamento. Il civismo può dialogare e anche stringere accordi di governo, purché siano fondati sui programmi e fatti in modo trasparente. Le questioni che una città deve affrontare raramente sono di destra o di sinistra. Sono questioni di competenza e di metodo. Guardando al dibattito di questi mesi, a Lucca e nel resto del Paese, ce ne sono alcune su cui il civismo può dare un contributo utile. La prima è la casa. Il problema non riguarda più soltanto le famiglie in difficoltà, ma anche giovani e lavoratori che faticano a restare in città. Anche le associazioni di categoria segnalano che il costo degli affitti sta diventando un freno per le imprese. Servono strumenti equilibrati, che tengano insieme il turismo, che è una risorsa, e la tutela di chi abita, a partire dal centro storico: recupero degli immobili sfitti, housing sociale, accordi tra pubblico e privato. La seconda è il rapporto tra il centro e le frazioni. Lucca non è solo la città dentro le Mura. Le frazioni hanno bisogni precisi: manutenzione, servizi vicini, trasporto pubblico, presidi sociali. È spesso lì che i cittadini misurano il lavoro di un'amministrazione. La terza è la mobilità. Traffico, accesso al centro, collegamenti con la Piana e con la Valle del Serchio sono temi su cui le opinioni sono diverse. Proprio per questo vanno affrontati con dati condivisi e scelte spiegate ai cittadini. La quarta è la sanità. La competenza è della Regione, ma il sindaco è la prima autorità sanitaria locale e il primo interlocutore delle famiglie. I tempi di attesa per visite ed esami restano per molti un problema concreto, che spinge chi può verso il privato e porta altri a rinunciare alle cure. Il Comune può far sentire la voce del territorio dove si programma la sanità, sostenere i servizi di prossimità, aiutare gli anziani soli e chi li assiste, facilitare l'accesso alle prestazioni per chi vive nelle frazioni. Serve una collaborazione corretta tra istituzioni, indipendentemente da chi le guida. La quinta è la partecipazione. Le decisioni che riguardano i cittadini vanno costruite anche con loro: consulte territoriali con un ruolo reale, bilanci comprensibili, un resoconto periodico di ciò che si è fatto rispetto a ciò che si era promesso. Finita la stagione del PNRR, i comuni dovranno anche gestire con attenzione la spesa corrente e la manutenzione delle opere realizzate. Su questi temi il civismo può portare proposte concrete, tempi definiti e la disponibilità a rendere conto dei risultati. Lucca ha una lunga tradizione civica, nelle frazioni, nelle associazioni, nel mondo del lavoro. Vedo che in tutti gli schieramenti, e anche fuori, si torna a parlare di civismo e di partecipazione. È un buon segno. Mi auguro che a questa attenzione corrisponda un riconoscimento vero, con spazio e autonomia per le esperienze civiche. In città sono in molti a riconoscersi in questa idea. Non è scritto da nessuna parte che debbano limitarsi a scegliere tra proposte pensate da altri: un civismo capace di raccogliere le proprie energie attorno a un progetto, e a una persona in grado di rappresentarlo, può diventare a pieno titolo una delle strade tra cui i lucchesi saranno chiamati a scegliere. Valorizzare la rappresentanza civica significa più partecipazione, scelte migliori e più fiducia nelle istituzioni. La scelta che attende Lucca non riguarda soltanto chi governerà, ma anche come lo farà”.
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