Da sapere
Lucca, sospeso per 12 mesi ginecologo accusato di violenza sessuale
Tra le denunce delle pazienti anche quella di una minorenne
LUCCA. I carabinieri della Stazione di San Concordio hanno notificato a un medico ginecologo in pensione un provvedimento cautelare che dispone il divieto temporaneo dell’esercizio dell’attività medica, per la durata di dodici mesi. Il professionista, come anticipato dal Tirreno, è stato sospeso dall’Albo dei medici.
Il divieto di esercitare la professione per dodici mesi
La misura cautelare, adottata dal Gip del Tribunale di Lucca, su richiesta della Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini svolte dai militari dell’Arma unitamente al personale della polizia municipale della pg in Procura, scaturisce dagli accertamenti svolti in relazione a presunte condotte di abuso e illeciti contro la libertà sessuale, che sarebbero state commesse dall’indagato all’interno degli ambulatori medici durante l'esecuzione di visite ed esami specialistici.
Le denunce delle pazienti, anche una minorenne
L'attività investigativa ha preso avvio dalle dichiarazioni e dalle querele presentate da alcune pazienti, una delle quali minorenne al momento dei fatti, le quali hanno segnalato l’esecuzione di manovre ed atti che non apparirebbero pertinenti alle ordinarie prassi mediche e alla gestione di visite ginecologiche, fino ai denunciati, presunti atti sessuali in assenza di consenso ed in un caso con l’uso di anestetico locale.
Dopo le denunce delle presunte vittime, altri riscontri nel corso delle indagini avrebbero aggiunto elementi a quanto dalle giovani donne dichiarato.
I «gravi indizi di colpevolezza» e la decisione del Gip
All’esito della valutazione degli elementi raccolti, il Gip ha ritenuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza richiesti dal codice di procedura penale e la necessità della misura cautelare per prevenire il pericolo di reiterazione delle condotte.
I carabinieri: «Fondamentali le denunce delle presunte vittime»
«Si rappresenta che fondamentale per l’avvio delle indagini è stata la denuncia delle presunte vittime che, superando l’infondata vergogna o il timore di non essere – a prescindere – credute, non hanno avuto il timore di rappresentare quanto asseritamente subito, consentendo di disporre le indagini e verifiche che hanno condotto all’applicazione della misura cautelare che interdice l’esercizio della professione medica da parte del presunto autore delle condotte», spiegano dal comando dell’Arma.
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