Tribunale
Lucca, secondo detenuto morto in carcere
Il corpo senza vita di un 35enne trovato nel letto, ipotesi cause naturali
LUCCA. Due morti in due giorni nel carcere di Lucca. Dopo il 23enne trovato impiccato mercoledì, stamani 16 luglio alle 8,58 il corpo senza vita di un 35enne del Marocco è stato rinvenuto nel suo letto. Non si era alzato e quando il personale è andato per sincerarsi cosa avesse ha scoperto il cadavere. Il corpo aveva la rigidità di un decesso avvenuto diverse ore prima. Le cause sarebbero naturali, ma le indagini disposte dalla Procura appureranno meglio l’origine del decesso,
“Le notizie provenienti dalla Casa Circondariale "San Giorgio" di Lucca nelle ultime quarantotto ore impongono una riflessione profonda e non più rinviabile – scrivono in una nota Aiga, Antigone, Acli e L’Altro Dirittio -. Dopo il suicidio di un giovane detenuto di soli 23 anni, avvenuto nella mattina di ieri, un secondo decesso è stato registrato nella giornata di oggi all'interno dell'istituto penitenziario. Due vite spezzate in due giorni rappresentano una tragedia che non può essere archiviata come una mera successione di fatti di cronaca, ma deve interrogare la coscienza delle istituzioni e dell'intera collettività. Pur nel pieno rispetto dell'accertamento delle cause e delle responsabilità dei singoli eventi, non è possibile ignorare il contesto in cui essi maturano. Il carcere di Lucca è oggi uno degli istituti con il più elevato tasso di sovraffollamento del Paese: una struttura progettata per poche decine di persone che ospita un numero di detenuti largamente superiore alla propria capienza, con inevitabili ricadute sulle condizioni di vita dei ristretti, sul lavoro della Polizia Penitenziaria, degli operatori sanitari, del personale amministrativo e di tutti coloro che quotidianamente vi prestano servizio. Ogni suicidio in carcere costituisce una sconfitta dello Stato. Lo è a maggior ragione quando si verifica in un sistema penitenziario ormai stabilmente caratterizzato da sovraffollamento, carenza di personale, insufficienza dei servizi di salute mentale e crescente difficoltà nel garantire quella funzione rieducativa della pena che l'articolo 27 della Costituzione pone quale principio fondamentale del nostro ordinamento. La privazione della libertà personale è la pena prevista dalla legge. Non può e non deve trasformarsi nella perdita della dignità, della salute o della vita. Come associazioni che da anni operano sul territorio lucchese promuovendo la cultura dei diritti, della legalità costituzionale e del reinserimento sociale, riteniamo che non sia più sufficiente limitarsi a esprimere cordoglio ogni volta che una persona muore dietro le sbarre. È necessario che il tema dell'esecuzione penale torni al centro dell'agenda politica e istituzionale, attraverso interventi concreti che affrontino le cause strutturali della crisi del sistema penitenziario: il ricorso eccessivo alla detenzione, il sovraffollamento, il potenziamento dell'assistenza sanitaria e psicologica, il rafforzamento degli organici e l'effettiva valorizzazione delle misure alternative alla detenzione, quando consentite dall'ordinamento. I volontari che da anni frequentano l'Istituto sono testimoni silenziosi del perenne impegno del personale lasciato a lottare con il sovraffollamento e la mancanza di interesse ed investimenti da parte delle istituzioni. Un segnale chiaro è la mancata nomina di un garante delle persone private della libertà personale assente dall'istituto dal novembre 2025 come recentemente ribadito da Antigone Toscana. Queste tragedie lasciano il segno nella popolazione detenuta e nei professionisti che fanno di tutto per scongiurarle imbracciando le armi spuntate che sono loro concesse”.
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