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Livorno, la Reggiana chiede la vittoria a tavolino ma il caso potrebbe sgonfiarsi: la ricostruzione dei fatti

di Flavio Lombardi

	L'attaccante Mancini
L'attaccante Mancini

Gli emiliani contestano l’impiego di Mancini, il controricorso amaranto potrebbe pareggiare i conti

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LIVORNO. Il 3-1 conquistato sul campo a Ferragosto contro la Reggiana rischia di restare soltanto negli almanacchi. O meglio: c’è un ricorso della Reggiana con il quale praticamente chiede partita vinta a tavolino, ma potrebbe esserci un controricorso degli amaranto. Al momento, ci si deve attenere ai fatti. E sul Livorno è caduta la tegola del reclamo presentato dal club emiliano per l’utilizzo di Tommaso Mancini, entrato nella ripresa e autore anche del gol che aveva chiuso la partita.

La contestazione riguarda la violazione dell’articolo 39 delle Noif (Norme ordinamento interno federali). La società amaranto ha già riconosciuto l’errore via social: il visto di esecutività, atteso per la sera del 14 agosto, è arrivato soltanto nella mattina del 15. Mancini era regolarmente tesserato, ma non ancora utilizzabile in quella gara. Al di là della buona fede rivendicata dal club, è questo il dato che difficilmente lascerà margini al Giudice Sportivo.

Qui sta il punto che può trarre in inganno chi non mastica regolamenti federali. Non basta che un calciatore risulti acquistato o tesserato. L’articolo 39 stabilisce che, per i titolari di contratto di lavoro sportivo, l’utilizzo è consentito dal giorno successivo alla decorrenza del tesseramento, a condizione che sia stato rilasciato il visto di esecutività. Le disposizioni Figc per Serie A, B e C ribadiscono lo stesso principio. Nel caso Mancini è lo stesso Livorno ad aver ammesso che, con il visto arrivato il 15 agosto, il giocatore avrebbe potuto essere utilizzato soltanto dal giorno successivo: il 16, non poche ore dopo.

È una differenza che sembra burocratica ma cambia tutto. Quando un giocatore senza titolo viene effettivamente impiegato, il codice di giustizia sportiva porta all’articolo 10, comma 6: perdita della gara. Per questo il 3-1 del Picchi è destinato, salvo scenari più complicati ma non troppo remoti, a trasformarsi in uno 0-3 a tavolino.

Resta il tema dell’errore interno. La società non ha attribuito pubblicamente responsabilità individuali e sarebbe scorretto farlo dall’esterno. Ma il controllo dei tesseramenti e della regolarità delle posizioni è uno dei compiti centrali della segreteria. Il primo filtro deve essere lì, poi la catena dei controlli riguarda anche chi compila le distinte e gestisce la squadra. Può accadere che tutti diano per scontato un passaggio: “il giocatore è tesserato, quindi può giocare”. Ma non è così. Certi regolamenti, in una società professionistica, non devono essere considerati marginali.

Una Coppa maledetta, o semplicemente sfortunata. Anche perché a Livorno il film, pur con una trama diversa, si è già vissuto. Era il novembre 2023, primo anno della presidenza Esciua. Negli ottavi di Coppa Italia di Serie D gli amaranto vinsero 2-0 sul campo del Follonica Gavorrano, ma schierarono Gianmarco Bassini, che doveva ancora scontare una giornata di squalifica. Arrivò lo 0-3 a tavolino e l’eliminazione. Il giorno successivo il team manager Gianni Palumbo presentò le dimissioni, accolte dal presidente.

Esciua intervenne con un comunicato durissimo, definendo quell’errore “intollerabile e ingiustificabile”, scusandosi con la tifoseria e annunciando il risarcimento per tutti i sostenitori presenti a Gavorrano. Un precedente che torna inevitabilmente alla mente. Al Picchi, in pieno Ferragosto, c’erano circa 1.300 persone: tifosi che hanno scelto lo stadio e festeggiato una vittoria destinata con ogni probabilità a essere cancellata. Una qualche forma di attenzione nei loro confronti, anche simbolica o commerciale, sarebbe auspicabile.

Sul fronte economico non c’è invece un automatismo. Lo stesso articolo 39 prevede l’ammenda per l’utilizzo anticipato, ma aggiunge “salvo che il caso non configuri violazione più grave” secondo il codice di giustizia sportiva. E qui la violazione più grave è quella che conduce alla perdita della gara. Un’ulteriore ammenda resta possibile in presenza di altre responsabilità disciplinari, ma la previsione più solida resterebbe lo 0-3.

La parola finale arriverà lunedì 24 agosto, quando il giudice sportivo della Lega Pro, Cosimo Taiuti, assumerà la pronuncia. Nello stesso giorno verrà deciso anche il ricorso del Grosseto dopo il 2-3 del 14 agosto contro il Guidonia Montecelio: i maremmani contestano l’impiego di Valerio Mastrantonio, autore del gol decisivo, che secondo il Grosseto avrebbe dovuto ancora scontare una giornata di squalifica risalente alla Coppa Italia di Serie D.

In casa Livorno, intanto, bocche cucite. Non per il ricorso della Reggiana, ma per un errore evitabile che rischia di cancellare una vittoria meritata sul campo. Potrebbe tuttavia non apparire tutto scontato come sembra. Intanto oggi alle 17,30 galoppata amichevole con il Castiglioncello allo stadio. Ci saranno elementi per possibili sviluppi della vicenda che potrebbe sgonfiarsi.

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