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Calcio: Serie C

Livorno, l’amore di Aramu: «Sono tornato perché ho un conto in sospeso...»

di Redazione Livorno

	Un'esultanza di Aramu con la maglia del Livorno 
Un'esultanza di Aramu con la maglia del Livorno 

Non bastò la sua doppietta contro il Lanciano per evitare la retrocessione. Intanto il Livorno ieri ha ufficializzato l’arrivo del centrocampista Arrigoni

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LIVORNO. Mentre il Livorno ieri ha ufficializzato l’arrivo di Tommaso Arrigoni, centrocampista classe 1994 cresciuto nel settore giovanile del Cesena e che ha vestito anche le maglie di Spal, Forlì, Lumezzane, Lucchese, Siena, Como e Sudtirol mettendo insieme 13 presenza in serie A, 118 in B e 216 in C ottenendo la promozione col Como, parliamo di una “vecchia conoscenza”. Risaliamo al 20 maggio 2016, il giorno dell’oltraggio alla maglia amaranto compiuto dal portiere innominabile e dall’arbitro inguardabile (Nasca di Bari). Livorno-Virtus Lanciano 2-2. Amaranto retrocessi in C e abruzzesi ai playout (pro forma, con la Salernitana non ci fu partita e poi i rossoneri l’anno dopo non si iscrissero ad alcun campionato). Quel 20 maggio 2016 i due gol amaranto portarono la firma di Mattia Aramu. Sì, proprio lui, nipote di Salvatore Garritano, granata dell’ultimo scudetto, ragazzo del ’95 di Ciriè, hinterland torinese. Ora Aramu, qui, “ciriè” per davvero. E sabato 8 agosto, 3732 giorni dopo quell’infausto giorno, ha ripreso il filo del discorso dove e come lo aveva interrotto: con un gol.

Quella doppietta

Due botte dal limite dell’area di rigore, col suo mancino fatato. Prima alla Siligardi (all’incrocio alla destra del portiere), poi alla Brandolini (per i diversamente giovani, si tratta di punzione dai 16 metri con palla incastonata nell’angolino alto). L’altra sera invece, sempre col mancino, da sottomisura, anticipando il portiere: puf…palla dentro e 1-1 con l’Empoli.

La storia

Ci ha fatto piacere rivederlo. Non ha più la faccia da bambino che ricordavamo. Con tanta esperienza vissuta anche con maglie prestigiose (Genoa) e la luce abbagliante di 7 reti segnate nella serie A 2021/22. Tra queste, due alla Juventus: una al Penzo e una al Torino. Sempre con il marchio di fabbrica: il mancino. E con un’esultanza – allo Stadium – da cuore granata. Sì, perché Mattia Aramu è un prodotto del floridissimo settore giovanile del Toro. Il suo sogno – indossare la maglia più amata in serie A – è durato solo 45’. Accadde in un giorno che – per circostanze diverse – riportava alla nostra città. Sul campo del Pescara (là dove aveva perso la vita Morosini quattro anni e mezzi prima) con arbitro il livornese Banti. Il compianto Sinisa Mihajolivc lo schierò titolare. Poi nell’intervallo lo sostituì con Benassi, pure lui passato da Livorno (stagione 2013/14). Poi stop. Il Toro finisce in soffitta. Le sue ambizioni, però sono ancora vive. Riparte dalla Pro Vercelli, poi Virtus Entella e su su fino al ritorno in A con il Venezia. Poi la discesa: Genoa, Bari, Mantova, Ternana ed ora – di nuovo Livorno.

Il déjà vu

In questi giorni torridi torna in mente l’estate del 2015. Allenatore del Livorno, Christian Panucci: “Voglio una squadra di giovani, ma di qualità”. Uno di questi era proprio Aramu, abile a giocare a destra a piede invertito, a inventare e anche nell’uno contro uno. Tutte qualità rimaste. E che ora può riproporre. E hanno fatto piacere le sue dichiarazioni: «Dieci anni fa, qui ho lasciato il cuore. Con il tempo ho capito quanto sono stato fortunato a giocare da giovane in amaranto. Avevo lasciato qualcosa in sospeso. Non mi è andata già quell’annata». Ecco. Con questi presupposti, con queste motivazioni che si fondano sulla voglia di riscatto, per Aramu e per tutto il Livorno c'è la reale possibilità di costruire una stagione divertente. Nonostante il grave ritardo con cui è partita la stagione. Ma se siamo questi, saranno dolori per tutti.

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