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Gherardini e il sogno biancoblù: «Io alla PL? Sarebbe super. Livornesi e Gema favoriti per l’A2»

di Federico D’Elia

	Matteo Gherardini, qui in maglia San Severo
Matteo Gherardini, qui in maglia San Severo

Classe 2004, è cresciuto a Livorno (con il padre tifoso PL), ma adesso gioca a San Severo, dove ha sconfitto la truppa di coach Turchetto

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LIVORNO. Matteo Gherardini, di Pescia, ma cresciuto a Livorno, è sicuramente uno dei migliori giocatori del campionato di serie B, uno dei prospetti (è del 2004) più interessanti dell’intero panorama nazionale. Fino a pochi anni fa giocava con gli amici nel gabbione dei Pancaldi, ora calca i parquet italiani facendo spesso la differenza con la palla a spicchi.

Sta giocando una stagione incredibile, se lo aspettava un rendimento del genere?

«Sinceramente un po’ sì ma non così tanto, anche perché questo è il mio secondo anno in un campionato senior di livello e qualità come la B nazionale. La mia fortuna è stata trovare una società come San Severo ed un grande allenatore come Bernardi, che credono tantissimo nei giovani e mi hanno dato l’opportunità di avere uno spazio importante e con molte conseguenti responsabilità. Quindi diciamo che le mie prestazioni di quest’anno sono il frutto dalla grande fiducia che sento da tutta la società e dallo staff tecnico, verso i quali sono profondamente grato».

Il mini raduno con la nazionale di B a Roma come è andato?

«È stata un’esperienza pazzesca, ho avuto la fortuna di essere allenato dal CT Luca Banchi e due grandi coach come Marco Andreazza e Marco Calvani, oltre che dal tecnico di developpement Adam Filippi uno che lo fa di lavoro in NBA. Quindi è stata un’occasione che mi ha aiutato molto soprattutto per capire a che punto sono del mio percorso cestistico».

Viaggia a quasi 16 punti e 7 rimbalzi a partita che sono grandi cifre. Ma a rimbalzo crede di poter migliorare ulteriormente in futuro?

«Sicuramente un aspetto del mio gioco nel quale voglio migliorare è proprio l’andare di più a rimbalzo, essere più solido, anche perché con le mie qualità fisiche devo migliorare necessariamente nella produzione del lavoro sotto i tabelloni».

Si dice che faccia fatica a mettere su peso. Ci sta lavorando?

«Vero, faccio molta fatica, forse anche a causa del mio modo di giocare, visto che sono un giocatore dinamico. Durante l’estate voglio lavorarci sopra, con preparatori e nutrizionisti per riuscire ad aumentare la massa muscolare, senza ovviamente perdere rapidità e reattività».

Tira con un incredibile 63% da 2 punti, ma molto poco da 3 (21 tiri in stagione) non pensa siano pochi nel basket moderno e che l’ulteriore suo salto di qualità passerà forzatamente da qui?

«Ne sono estremamente convinto, dato che è un’altra cosa che mi sono imposto di migliorare in tutti i modi, anche per riuscire ad aprire di più il campo e gli spazi e diventare pericoloso in ogni zona del campo».

San Severo sta facendo una stagione fantastica, avete raggiunto i playoff matematici, siete la sorpresa del campionato. Dove potete arrivare secondo lei?

«Ad inizio campionato il nostro obbiettivo era la salvezza, ma ora che siamo arrivati a questo punto della stagione in cui siamo matematicamente ai playoff, non so davvero quale possa essere il nostro punto d’arrivo. Siamo una squadra giovane e dobbiamo goderci il viaggio. Tutto quello che sta e verrà in più sarà un premio per tutto il lavoro e l’impegno che mettiamo in palestra con l’idea di godercelo il più possibile e con spensieratezza».

Che impressione le ha fatto giocare contro la PL, la squadra per la quale suo padre è un grandissimo tifoso da sempre? «Ogni volta che gioco contro la PL è un’emozione unica, soprattutto al PalaMacchia davanti alla Curva Sud, la stessa dove mio babbo ha visto una infinità di partite e questo mi provoca davvero forti sensazioni».

Dove può arrivare la PL secondo lei?

«È una squadra che può puntare davvero a fare il salto di categoria, perché hanno proprio tutto, la stazza e la fisicità con tanti ottimi giocatori di grande esperienza, oltre ad un grande coach come Andrea Turchetto».

Qual è il suo giocatore preferito PL?

«Dico Gabrovsek, per la sua grande completezza nel gioco, unita ad una fisicità importante. Caratteristiche che lo rendono uno degli stranieri più forti di tutto il campionato».

Qual è il suo giocatore preferito del campionato di B o uno al quale si ispira?

«Nomino sicuramente Kancleris di Vigevano, mi piace molto forse anche perché fisicamente siamo molto simili. Ammiro sinceramente il suo talento oltre al grande tocco con il quale conclude vicino a canestro».

Ci dica la sua favorita per ognuno dei due gironi della B.

«Nel girone A la TGema Montecatini è per me la più attrezzata, perché proprio come la PL nel girone B, sono le due squadre più strutturate del campionato per provare a salire in A2».

Due squadre che invece credeva potessero fare meglio?

«Nel nostro girone pensavo potesse fare molto meglio Ferrara, perché in estate aveva fatto acquisti importanti come Renzi per esempio. Nell’altro girone invece mi aspettavo di più da Herons, anche perché con la squadra costruita credevo che fossero i principali candidati alla promozione».

Aldilà del cammino di San Severo, quando si vede a giocare in A2, già il prossimo anno?

«Sicuramente sarebbe un passo molto importante e spero che al termine di questa stagione si presentino le occasioni giuste, anche se per adesso mi concentro solamente nel fare il meglio possibile con San Severo».

Ha mai pensato di giocarsi la carta, come fanno molti suoi coetanei promettenti, di andare a giocare in un college Usa? «Sinceramente è una cosa alla quale non ho mai dato molta importanza. Preferirei continuare il mio percorso in Italia, anche se ovviamente non si sa mai cosa ci riserva il futuro».

Quanto le piacerebbe un giorno giocare nella PL? «Solo qualche anno fa avrei risposto che sarebbe stato un sogno, una cosa completamente irrealizzabile, ma ora le cose sono cambiate e sarebbe sicuramente una cosa che mi farebbe molto piacere. Sono cresciuto fin da piccolo con i racconti della PL, la squadra che mio babbo si porta nel cuore da una vita. Sinceramente Livorno è un po’come la mia seconda casa, dove ho una parte di famiglia e tanti miei amici. Sarebbe sicuramente un’esperienza bellissima, che chissà se prima o poi si realizzerà». 

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