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Calcio: l’episodio

Pavoletti parla dell’esultanza in Pisa-Cagliari: «Sì, ho fatto la “L” di Livorno ai tifosi nerazzurri. E vi spiego perché..»

di Andrea Chiavacci

	L'esultanza di Leonardo Pavoletti
L'esultanza di Leonardo Pavoletti

L’attaccante livornese del Cagliari ha segnato all’Arena Garibaldi e ha ridato vita all’antica rivalità: «Ricordo i derby con la sciarpa amaranto tifando Igor Protti»

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PISA. L’esultanza di Leonardo Pavoletti, mano alzata a formare una “L” dopo il gol del 3-1 in Pisa–Cagliari di domenica 15 marzo, aveva immediatamente riacceso l’aria di derby tra Pisa e Livorno. Un gesto identitario, forte, che ha scatenato la reazione (certamente non felice) dei tifosi pisani. Nel post partita è lo stesso attaccante livornese a spiegare il significato di quel segno, riportando la vicenda dentro i confini del calcio e della sua storia personale.

Il gesto che ha acceso la rivalità

Il gol di Pavoletti, arrivato nella ripresa della sfida dell’Arena Garibaldi, ha suscitato la reazione dei tifosi. L’attaccante, rivolgendosi verso i tifosi del Pisa, aveva formato con la mano la “L”, un riferimento evidente a Livorno, la città dove è nato e dove è cresciuto calcisticamente. Un gesto che, in Toscana, basta da solo a evocare anni di derby, sfide incandescenti e identità opposte.

«Sì, ho fatto la L di Livorno»

Nel post partita Pavoletti non si nasconde e conferma tutto: «Sì, ho fatto la L di Livorno». Una frase che chiude ogni interpretazione e apre alla spiegazione successiva: «Sono sani sfottò che esistono nel calcio, niente di più». L’attaccante ricorda le sue radici e la sua formazione da tifoso: «Sono livornese e ricordo bene i derby col Pisa vissuti con la sciarpa amaranto, quando c’era Protti nell’attacco del Livorno». Un’immagine che racconta un legame profondo, che va oltre la carriera professionistica.

«Pisa e Livorno vivono di calcio»

Pavoletti allarga poi lo sguardo al contesto toscano: «Pisa e Livorno sono due città che vivono di calcio, dove il pallone è molto sentito. È normale che ci sia rivalità, un po’ di sfottò, ma sempre con rispetto». Parole che riportano la tensione dentro la cornice naturale del tifo, senza alimentare polemiche.

«La mia esultanza fa parte del gioco»

L’attaccante chiude la questione con un messaggio chiaro: «La mia esultanza fa parte del gioco, così come la reazione dei tifosi pisani. Per me va bene così, non ci vedo niente di clamoroso». Una presa di posizione che smorza i toni e restituisce al gesto la sua dimensione originaria: un segno identitario, spontaneo, legato alla propria città.

Un derby che vive anche senza la partita

La rivalità tra Pisa e Livorno resta viva anche quando le due squadre non si affrontano direttamente. Basta un gol, un’esultanza, un simbolo. E Pavoletti, livornese doc, lo sa bene: ogni tanto, anche da lontano, quella “L” torna a parlare.

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