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Contatto tra Esciua e Diamanti: «Grazie, amo Livorno ma smetto»
Giovedì 27 aprile la telefonata, il futuro presidente ha tentato di riportarlo in amaranto
LIVORNO. «Buongiorno Alessandro, sono Joel Esciua, la disturbo?». La telefonata scatta in tarda mattinata, o almeno tarda mattinata a Londra. Perché dall’altra parte del telefono risponde Alessandro Diamanti e lì, in Australia, è quasi l’ora di andare a dormire.
Il tentativo
C’ha provato Esciua. Era dura, lo sapeva, ma c’ha provato. Ha chiesto a Diamanti di rimandare ancora di un anno l’addio al calcio, di fare un’ultima stagione con la maglia amaranto per poi magari proseguire qui una nuova avventura nel calcio con altro ruolo.
Il colloquio è stato molto, molto cordiale e amichevole, quasi 20 minuti di telefonata. Ma non ci sono stati spiragli, la decisione di AD23 ormai è presa. «Mi ha ringraziato delle telefonata - conferma Joel Esciua, mi ha detto in modo chiaro che lui ama Livorno ma la scelta di dire addio al calcio è stata meditata per 6 mesi e ormai non torna più indietro».
L’idea di Esciua
Premiamo un attimo il tasto rewind. Ma perché Esciua ha fatto questo tentativo? É lui stesso a spiegarlo: «Mi sono visto tante partite del passato. Diamanti è il giocatore nel quale il tifoso livornese si riconosce, proprio per le sue caratteristiche. Mi riferisco alla grinta, a metterci il cuore e anche all’essere un po’ fuori dagli schemi ma geniale. L’idea di contattarlo ce l’avevo da un po’ e l’avrei fatto dopo la mia firma, poi mi è arrivata questa notizia della sua decisione di smettere e allora ho fatto un ultimo tentativo. Diciamo che mi sarebbe piaciuto ripartire da lui, dando al Livorno un’identità e una personalità simile a quella di Diamanti. E poi se Miura a 56 anni gioca ancora in Portogallo, immaginatevi cosa poteva fare Diamanti in serie D».
Tre punti
Più parli con Esciua, più ti sorprende. Conosce tutto, parla di Bisoli e Galante come fosse un direttore sportivo, si ricorda episodi del calcio livornese come fosse Fabrizio Pucci, ha una cultura del nostro calcio (oltre a quella generale) impressionante.
Tornando alla telefonata, Esciua spiega. «Ci sono tre punti che mi hanno molto colpito. 1) L’amore di Diamanti per questa città, sentivo che ne parlava col cuore in mano. 2) La serenità con la quale sta vivendo questa sua decisione, si capisce che è già carico per quello che lo attenderà dopo. 3) Mi ha detto una frase bellissima ovvero “presidente, quando vuole mi chiami, sono pronto ad aiutare in qualsiasi modo il Livorno”. Nel mondo del calcio, queste sono parole che ti lasciano il segno».
Il 5 maggio e le scelte
Peccato, immaginate cosa sarebbe stato ripartire con AD23. Ma ci piace guardare oltre: se Esciua ha pensato a Diamanti, allora significa davvero che vuole fare le cose sul serio.
Inutile addentrarsi troppo adesso in nomi di direttori sportivi o allenatori. Anche perché prima bisogna attendere il 5 maggio, giorno nel quale Paolo Toccafondi e Joel Esciua si troveranno dal notaio (a Livorno) per la firma della cessione dell’Us Livorno.
Da quanto ci risulta, in questi giorni Esciua sta continuando nei suoi colloqui esplorativi. Vuole parlare con tutti, ascoltare tutti, ma poi deciderà di testa sua. Sul taccuino ha già diversi nomi, per entrambi i ruoli. Ma la sua volontà è quella di stringere i tempi dopo la firma. Giusto che sia così.
Muoversi già nelle prime settimane di maggio è un vantaggio non da poco e Esciua lo vuole sfruttare. Vantaggio che Toccafondi non ha avuto perché per due anni si è trovato a conoscere la categoria un quarto d’ora prima dell’inizio del campionato.
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