Libertas, non fate arrabbiare Saccabomb
Il trionfo di Piombino e quel tiro all’ultimo secondo rivissuto con gli occhi di Saccaggi. «Ero in trance, ho capito subito che era un ciuff. E adesso la mia Libertas fa paura»
LIVORNO. SaccaBomb è tornato. Eccome se è tornato. Con una tripla rubata nel mondo dell’iperuranio ha consentito alla Libertas di espugnare il PalaTenda di Piombino: un blitz che pesa un quintale dinanzi a 250 occhi innamorati di libertassini arrivati sul Golfo. Con Andrea Saccaggi è possibile studiare l’anatomia di un canestro decisivo.
E’ lo specialista dei canestri vincenti allo scadere. Quanti ne ha segnati in carriera?
«Me ne ricordo una decina, ma ci sono stati anche gli errori come a inizio anno sul campo di Gema Montecatini».
Il primo? Non si scorda mai, vero?
«Avevo 20 anni. A Omegna contro Sant’Arcangelo. Rimessa disegnata per me e canestro della vittoria. L’ultimo tiro è un onore e un onere. Gli allenatori mi hanno sempre accordato fiducia e non mi sono mai tirato indietro. Nemmeno quando ero ragazzo».
A Piombino ha subito avuto buone sensazioni?
«Sono partito bene con una tripla e un altro paio di canestri che mi hanno permesso di entrare subito in partita. Nelle ultime settimane sto nettamente meglio e anche la condizione è buona. Sto bene anche sul piano mentale, perché la testa va dietro al corpo e viceversa».
Aveva sbagliato il canestro della vittoria allo scadere dei tempi regolamentari. Ha resettato subito?
«Per la verità quell’errore non mi ha pesato perché ero molto in partita e non mi sono spento perché avevo ancora energie fisiche e mentali da spendere. Ecco: a livello mentale, la mia partita non era finita. Nel tiro sbagliato al 40’ il pallone non è entrato per questione puramente balistica, perché con la testa ero centratissimo. Tra l’altro avevo visto dentro anche quello. Comunque, è vero: ho resettato all’istante perché ero così caldo che per assurdo volevo giocare ancora».
Ha pure sbagliato un jump dall’angolo, da 2 dopo una rubata di Forti: tiro forse più difficile di una tripla…
«Esatto. Tra l’altro è un tiro che io “non ho” e infatti non rifarei quella scelta. Il tiro dalla media è nelle corde di Amos Ricci, non mie».
Poi però ha ucciso la partita…
«Ero in trance agonistica. Ho preso quel tiro con molta fiducia e ho capito subito che era ciuff. In quel momento non ho pensato ad altro che a godere. Non puoi pensare a niente e nessuno che sia il godere, perché ti senti sul tetto del mondo. Hai l’adrenalina che ti esce dalle orecchie, la gente che ti acclama. Auguro a tutti di provare una sensazione del genere».
Ma poi non ha nemmeno esultato. Perché?
«Boh! Non lo so. Forse ero così gasato che mi stavo dando un tono (ride)».
Quanto pesa quel canestro per lei e per la Libertas?
«Tantissimo. Domenica a Piombino avrebbero perso tutti e con largo margine. Noi abbiamo dimostrato di avere un carattere d’acciaio perché ci sono stati alcuni momenti in cui avremmo potuto mollare e invece siamo sempre rientrati in partita fino a vincerla. Per me è ugualmente importante perché solo io so che cosa ho passato sul piano fisico e mentale per l’infortunio alla schiena, per l’operazione e per il fatto di non aver potuto dimostrare quanto valgo. Voglio dare il mio contributo a questo gruppo meraviglioso nella consapevolezza che non tutte le domeniche si fanno 30 punti».
E domenica arriva Herons Montecatini. Sa quante ne ha vinte nelle ultime tredici?
«Tredici. É un altro avversario tostissimo. Ci faremo trovare pronti. E avremo il sostegno dei nostri tifosi. Domenica a Piombino sono stati semplicemente perfetti: grande incitamento e correttezza».
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