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Calcio: Serie D

Filippini e la sfida col Grifone: «Che impresa fu col Grosseto e ora Livorno torniamo in alto»

di AIessandro Lazzerini
L’esultanza di Alino Diamanti insieme a Filippini: è l11 giugno 2009 e il Livorno in semifinale ha appena vinto 4-1 ribaltando il 2-0 dell’andata a Grosseto
L’esultanza di Alino Diamanti insieme a Filippini: è l11 giugno 2009 e il Livorno in semifinale ha appena vinto 4-1 ribaltando il 2-0 dell’andata a Grosseto

L’ex giocatore e i ricordi di quel giugno 2009 nella semifinale per la serie A. Adesso allena il Genoa femminile: «La vostra maglia è rimasta nel mio cuore»

25 febbraio 2023
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LIVORNO. I confronti nella storia tra Livorno e Grosseto sono una trentina, ma per nella mente dei tifosi amaranto ce n’è soltanto uno. E risale al giugno 2009, quando al Picchi la truppa di Ruotolo era costretta a ribaltare il 2-0 per il Grifone subìto all’andata nella semifinale playoff. Serviva un’impresa per passare il turno, ma quel Livorno trascinato da Diamanti, Tavano e Danilevicius non conosceva limiti e confezionò una partita che sarebbe passata alla storia. Il risultato finale disse 4-1: amaranto in finale col Brescia e il resto lo conosciamo. In quella squadra uno degli uomini cardini era Antonio Filippini che a distanza di quasi 14 anni ricorda una giornata memorabile.

«Dopo la sconfitta allo Zecchini pensavamo che la qualificazione fosse quasi compromessa. Allo stesso tempo però sapevamo che davanti al nostro pubblico tutto era possibile. E così accadde. Fu un crescendo incredibile, trascinati dai tifosi. Una vittoria decisiva: capimmo in quel momento di essere davvero forti e che la Serie A sarebbe stata nostra».

Arrivavamo dall’esonero di Acori, un momento non semplice.

«Esatto. Per questo la rimonta fu un passaggio chiave. Lasciammo alle spalle tutte le paure di buttar via una stagione in cui avevamo fatto benissimo. Le ultime partite di campionato, l’esonero di mister Acori, le pressioni dell’ambiente: c’era tutto per far fallire la stagione. E invece quella fu la svolta. Arrivò la conferma che davanti al nostro pubblico eravamo una macchina da gol e si vide anche contro il Brescia in finale».

Una squadra super.

«Eravamo competitivi sotto ogni punto di vista. Ma oltre alla qualità, c’erano anche corsa, voglia di sacrificarsi e spessore morale. Basta vedere Diamanti: fortissimo tecnicamente, ma anche pronto a dare una mano in fase difensiva. In carriera poi ha dimostrato di essere anche un leader carismatico, ma si vedeva già quell’anno».

Passiamo all’esperienza da allenatore. Tornando indietro accetterebbe di nuovo?

«Si, lo rifarei. In primis perché per me Livorno è sempre una prima scelta e dirle di non è difficile. Quell’anno in B arrivai che eravamo già spacciati, l’accordo era di far giocare i giovani e programmare poi la Serie C coi migliori di loro. A fine stagione qualcuno mi ha voltato le spalle. Stavamo già preparando la stagione successiva, pensando al ritiro e alla squadra, ma il Ds Cozzella ebbe un comportamento irrispettoso. Sparì e seppi che il Livorno aveva preso un nuovo allenatore dai giornali».

Allena la prima squadra femminile del Genoa. Com’è stato l’impatto col “calcio rosa”?

«Ho scoperto un mondo fantastico. Sto facendo v una bellissima esperienza perché le ragazze non mollano un centimetro, più dei maschi».

Il Livorno lo segue?

«Certo. Ho visto che con i nuovi acquisti ha ingranato la marcia giusta, anche se vedo l’Arezzo sempre favorito, penso abbia qualcosa in più. Ci sono i playoff, ma in ogni caso questo anno può servire per conoscere al meglio la categoria e la prossima stagione partire con i favori del pronostico».

Da come ne parla Livorno le è rimasta nel cuore.

«Assolutamente. L’ho sempre considerata una seconda casa dopo Brescia: certi rapporti, certe emozioni sono impossibili da dimenticare».
 

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