livorno
sport

Toccafondi va in tackle: «Fatemi vedere coraggio. È vero, sette punti bastano ma io ne voglio nove»

Paolo Toccafondi, 51 anni da compiere a settembre, prima stagione alla guida del Livorno

Il presidente torna a parlare e chiede una svolta alla squadra: «Reazioni sbagliate ma il gruppo è forte e sano». E sui tifosi: «La Curva ha capito subito cosa serviva: una breve strigliata e poi la carica per le prossime battaglie»


27 aprile 2022 ALESSANDRO BERNINI


Parla poco Paolo Toccafondi. Non ama i riflettori e le interviste, figuriamoci gli sproloqui. Ma stavolta era giusto intervenire. Era giusto che il presidente indicasse la strada da seguire. Con un pizzico di leggerezza, certo, ma anche con il piglio deciso di chi non vuole più errori. Perché nel calcio si può anche perdere dopo aver combattuto e dato l’anima, ma non ha senso buttarsi via come successo domenica.

VOGLIO CORAGGIO

C’è una parola che Toccafondi ripete sei volte durante la conferenza stampa: “coraggio”. L’antitesi del timore, del braccino, della paura di non farcela. «La sconfitta di domenica potrebbe essere un problema e questo non deve accadere. Noi siamo il Livorno e ora è il momento di dimostrarlo, qui ci sono 20 giocatori, per cui non voglio sentire alibi per gli assenti. Voglio coraggio, tanto coraggio. Qualcuno ha l’ansia? Bene, guardi cosa succede nel mondo, capirà che l’ansia per una partita di calcio non esiste. Giocare lo spareggio per una promozione è bellissimo, un privilegio. Nella vita e nello sport si può anche fallire, ma bisogna combattere con coraggio».

NOVE PUNTI

Oggi è il giorno di Tau-Figline, alzi la mano chi non ha già fatto due calcoli. «Non lo voglio neanche sentir dire. Con tutto il rispetto, ma a me di Tau-Figline non me ne frega nulla. Domenica voglio vincere col Tau e voglio che restiamo padroni del nostro destino. Con sette punti si è promossi matematicamente ma io ne voglio nove. Dico di più? Ricordate cosa dissi a quel tifoso che ad agosto alla presentazione allo stadio mi dette la sciarpa? Gli dissi “non ora, me la metterò quando sarà sicuro di averla meritta”. Ecco, ora quella sciarpa io me la voglio mettere».

LA SOCIETA’ E LE SCELTE

Fa un piccolo passo indietro Toccafondi. «Che vincere il campionato non sarebbe stata una passeggiata si sapeva: siamo partiti il 16 agosto e non c’era nulla, ci mancavano tavoli, fotocopiatrici, giocatori, tutto. Ora abbiamo una struttura, una squadra forte, un pubblico che ci segue. E siamo a un punto nel quale va finalizzato il lavoro fatto fino a oggi. Le prossime partite mi faranno capire molto anche sulle scelte da fare la prossima stagione, per capire chi è da Livorno. Niente è scontato nel calcio, lo avete visto con la nazionale contro la Macedonia, ma qui non voglio scuse. Io spero che il 15 maggio finisca tutto, ma bisogna essere lucidi: se perdiamo questo treno, ci si mette lì e si lavora un mese in più». E qui il riferimento è agli spareggi per chi arriva terzo, altri due turni (andata e ritorno) per un altro biglietto per la serie D.

TORRO E I VECCHI

C’è solo un riferimento veloce alla partita di domenica, proprio perché (giustamente) è meglio guardare avanti. «Siamo stati autolesionista, diciamo pure dei polli. È fuori luogo voler dimostrare la propria forza con gesti che non c entrano nulla, dalle reazioni alle proteste. Torromino? Non ci ho parlato. Chi ha sbagliato è dispiaciuto ma la colpa è di tutti che non siamo stati bravi a impedirlo. È vero, ci sono stati gli episodi di Torromino, prima di Vantaggiato, a volte anche Mazzoni, ma garantisco che questo è un gruppo sano».

ENERGIA E DIAMANTI

Vuole positività Toccafondi. E fa l’esempio di un giocatore, pratese come lui, che qui ha lasciato il segno. «È importante che ci sia energia positiva, per questo dico ai giocatori di andare liberi, senza paura di nulla. Avete presente Alino Diamanti? Ecco, lui è uno che quando va in campo non ha paura di nulla, neanche del fuoco. Questo chiedo ai giocatori».

I TIFOSI E LA CURVA

Domenica c’è stata una scena a cui molti non sono abituati. al fischio finale la squadra è stata chiamata sotto la Curva Nord, qualcuno si aspettava contestazione, magari qualche coro pesante. E invece i tifosi sono stati i primi a capire tutto: bisognava strigliare, certo, ma anche dare la carica. «Sono stati encomiabili e intelligenti. Più di mille sotto il diluvio a incitare la squadra per 90’, poi alla fine hanno capito cosa serviva. Io non vengo da Juventus e Roma, so cosa vuol dire ritrovarsi a non poter coltivare la propria passione: invece questa estate siamo riusciti tutti insieme a ricreare qualcosa di genuino, qualcosa a cui voler bene. E questi ragazzi si sono ritrovati per sostenerci, per fare le trasferte, non siamo mai stati soli. La squadra sa che ci sono e deve vincere anche per loro».


 

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.