Parola di Volpe «Va tirato fuori più carattere»
Bagnoli era in tribuna visto che il figlio gioca nella Cuoiopelli «Atteggiamento molle ma il Livorno vincerà lo stesso»
Fabrizio Pucci
livorno. Da una parte il naturale, istintuale, inossidabile amore per il proprio figlio Nicholas, difensore della Cuoiopelli. Dall’altra il legame viscerale con la maglia amaranto. Alla fine ad Andrea Bagnoli il pareggio di domenica tra i biancorossi e il Livorno deve averlo accontentato. Di certo però, per la popolare Volpe Rossa, non è stata una partita facile: «A dire il vero – ha confessato – ero un po’ emozionato».
E suo figlio Nicholas?
«Anche lui. È nato nel ’99 e quindi non mi ha visto giocare nel Livorno, ma ha sempre sentito parlare dei tifosi amaranto. E’ cresciuto con le immagini della Curva Nord. E essersi ritrovato davanti quella tifoseria gli ha procurato sensazioni del tutto particolari. E poi non dimentichiamoci mai che questi ragazzi di Eccellenza giocano sempre e soltanto davanti ai genitori, agli zii, alle fidanzate. Immaginate la sua emozione di domenica. Ci teneva a far bene davanti a quei tifosi a cui io ho regalato molte gioie. È chiaro sono passate generazioni, ma la sostanza non cambia».
Un difensore figlio di un attaccante. Andrea, dica la verità: c’è rimasto male? Sperava in un Bagnoli jr di punta?
«Non mi hanno mai fatto questa domanda. Non lo so. I suoi allenatori lo hanno sempre visto in quel ruolo. E in effetti se la cava. È un giocatore di categoria».
Consigli a Nicholas?
«Mai dati. L’ho sempre reso autonomo. Gli ho sempre detto di andare per la sua strada senza pensare di essere mio figlio. Non l’ho aiutato. E va bene così perché lui caratterialmente non vuole che gli venga regalato nulla per il cognome che porta. Quello che fa è tutta farina del suo sacco, Anche la convocazione nella rappresentativa regionale è esclusivamente merito suo».
Parliamo del Livorno. Come l’ha visto?
«Non bene. Però rispondo subito anche alla domanda conseguente: non avrà problemi a vincere il campionato».
Dice?
«Ma sì. Che i tifosi facciano pure gli scongiuri, ma sono convinto che il Livorno sarà promosso. Detto questo, domenica mi aspettavo di più».
Che cosa è mancato al Livorno?
«Intanto sei o sette giocatori, ma a prescindere da chi non c’era, mi aspettavo un atteggiamento diverso».
In effetti, incassare due gol in doppia superiorità numerica fa arrossire…
«Guardi, quello non è mica un problema, sa».
E perché?
«Semplice: nel calcio certe situazioni si verificano. È già accaduto di vedere squadra in 11 contro 9, superiori tecnicamente, che sono state rimontate. Io punto il dito sull’atteggiamento della prima mezz’ora: non esiste che il Livorno non faccia un tiro in porta nella fase iniziale della partita».
Mancavano molti big. Secondo lei, senza di loro il Livorno di Buglio è una normale squadra d’Eccellenza?
«Ma no. Deve solo fare un cambio di mentalità. Chi va a giocare nel Livorno sa che la maglia pesa, in qualsiasi categoria. Non dico che chi indossa l’amaranto deve vincere per forza, ma deve entrare in campo e mettere subito le cose in chiaro. E comunque anche se mancavano Torromino, Vantaggiato e Bellazzini c’erano Gargiulo, Mazzoni, Ferretti: artiglieria pesante sul piano tecnico e della personalità».
Quindi mentalità da cambiare, ma come?
«I ragazzi devono vincere le partite in settimana, il sabato e la domenica prima del fischio d’inizio. E devono rendersi conto che hanno una marcia in più rispetto agli altri. Tutto questo nel massimo rispetto perché dall’altra parte ci sono giocatori non abituati a giocatore in uno stadio come il Picchi o sotto gli occhi di un pubblico come quello di Livorno e che per questo centuplicano le forze».
Bicchiere mezzo pieno: chi le è piaciuto del Livorno?
«Apolloni. Non lo conoscevo, non l’avevo mai visto. Forse domenica avrebbe dovuto aiutare di più Ferretti, ma mi ha convinto anche se dovrei vederlo all’opera altre volte».
Chiudiamo con l’affare di famiglia. Che cosa ha detto a Nicholas domenica sera?
«Mi ha chiesto come avesse giocato. Gli ho detto: il difficile arriva domenica prossima quando dovrai sfoderare la stessa mentalità esibita contro il Livorno perché giocare contro una tifoseria e una squadra come quella amaranto genera tanti di quegli stimoli che la partita la si prepara da sola».
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