Franceschi, il mago dei “misti”: «Ecco come nell'acqua di Livorno costruiamo i campioni di nuoto»
L'allenatore della nazionale racconta i segreti delle quattro medaglie amaranto agli Europei in Ungheria dove l'Italia ha trionfato in vista delle Olimpiadi
Il mago dei misti continua a fare i numeri. Se un Europeo “di passaggio” ha prodotto (per l’Italia delle piscine chiuse…) 44 medaglie, non osiamo immaginare con quale prepotenza e ambizione l’Italnuoto si presenterà alle Olimpiadi di Tokyo a fine luglio. Di queste 44 meraviglie ben quattro nascono, o sono state costruire, a Livorno tra le corsie della piscina “Camalich”: un argento (di Alberto Razzetti nei 400 misti) e tre bronzi (di Gabriele Detti negli 800 stile libero (di Matteo Ciampi con la 4X200 stile libero e dello stesso Razzetti nei 200 misti), ai quali vanno aggiunte otto finali continentale e altri due pass individuali a cinque cerchi. Un tesoro di inestimabile valore tecnico, i cui guardiani sono Stefano Franceschi (capo allenatore di Livorno Aquatics, nello specifico di Sara Franceschi, Ciampi e Razzetti) e Stefano Morini (responsabile del centro federale di Ostia e mentore di Detti), entrambi membri dello staff federale. E a fare un bilancio dell’Europeo di Budapest è proprio il “professore” dei misti, Stefano Franceschi: «Siamo arrivati in riva al Danubio (la Duna Arena costeggia il fiume che taglia in due Buda e Pest, ndr) con tanta voglia di gareggiare, ma con una preparazione non certo finalizzata a questo appuntamento. Nonostante ciò, i ragazzi sono riusciti a trovare una forma quasi eccellente, per quanto mi riguarda sbalorditiva. Facendo meno volume di chilometri rispetto alla quotidianità, si sono un po’riposati e ne è scaturito un tapering naturale».
Un campionato Europeo eccezionale, come se lo spiega?
«Abbiamo iniziato con qualche difficoltà, in particolare i 400 misti della mattina che per Sara (Franceschi, ndr) sono stati molto faticosi. Veniva da carichi di lavoro importanti dopo la qualificazione olimpica agli Assoluti. In finale poi è riuscita a nuotare un’ottima prestazione: 4’40, il suo terzo tempo mai nuotato».
A distanza di tre anni dal bronzo di Glasgow, Matteo Ciampi – livornese d’adozione da ormai cinque anni portacolori di Livorno Aquatics – si è ripetuto contribuendo alla medaglia della 4X200.
«Staffetta super. La mattina 1’46’’7 e il pomeriggio ha confezionato il suo miglior tempo “lanciato” con 1’46’’1».
Singolare e bellissima la storia di Alberto Razzetti, mistista genovese, che nel giugno 2020 (subito dopo il lockdown, ndr) ha deciso di fare le valige e affidarsi alla guida di Franceschi, a Livorno. Da quel momento sono arrivati: due record italiani nei 200 misti, due pass olimpici nei 200 e 400 misti e due medaglie europee nei 200 e 400 misti.
«Alberto ha iniziato a gareggiare dal mercoledì quindi ha avuto qualche giorno in più di riposo. Nella finale dei 200 misti ha nuotato una frazione strepitosa a rana (32. 99), forse gli è mancato un po’lo stile libero, a differenza del solito, distribuendo male le energie. Fantastico anche l’approccio di Sara nei 200 misti; è entrata con il sesto crono e curando i dettagli ha chiuso in 2’10’’67, con una rana da 37’’5 e una chiusura velocissima a stile libero, una delle migliori della finale 31’’22».
A completare il quadro, l’argento a sorpresa nei 400 misti di Razzetti.
«L’ultima volta li aveva nuotati, nel 2018, in 4’21. Ora si ritrova sul secondo gradino d’Europa in 4’11. Pazzesco. Ero convinto che Alberto avesse nelle corde pure i 400, così glielo ho proposto e abbiamo cominciato un pochino a lavorarci».
Cosa si cela dietro a questi grandi risultati?
«L’armonia con la quale si lavora a Livorno Aquatics ogni giorno; se questi ragazzi sono cresciuti così tanto, il merito è anche di un gruppo che annovera pure il capitano Federico Turrini, Lorenzo Biancalana, Diletta Carli e altri giovani interessanti. E se campioni come Razzo (Razzetti, ndr) decidono di venire a Livorno non è solo per ragioni tecniche, ma anche perché le strutture e l’organizzazione societaria sono all’avanguardia. Adesso, con umiltà, torneremo a lavorare per il Sette Colli e Olimpiadi».
Di impeto, rabbia e classe, non c’è manifestazione dove Gabriele Detti manchi l’appuntamento con la medaglia. Non è arrivata nei 400, bensì negli 800 stile libero, di bronzo, con il ritrovato spalla a spalla con Gregorio Paltrinieri. Più un successo o una delusione?
«L’Europeo che precede le Olimpiadi cade in un momento della stagione po’ particolare specie per chi il pass a cinque cerchi lo ha già ottenuto in precedenza, come Detti. Non potevamo aspettarci chissà cosa, i 400 stile libero il primo giorno non sono venuti benissimo perché il ragazzo è in un periodo di carico di vista di Tokyo. Durante la settimana si è visto poi un netto miglioramento, tant’è che è arrivata una medaglia di bronzo importante negli 800. La programmazione del Moro (Stefano Morini, ndr), come sto facendo pure io con Sara Franceschi e Razzetti, è mirata all’Olimpiade e sono certo che Gabriele farà grandissime cose come 5 anni in Brasile».
A completare una settimana capolavoro per il nuoto labronico, la finale di Francesca Fangio nei 200 rana. Lei, livornese purosangue, ma che da qualche anno si allena a Treviglio. Per qualche decimo non è riuscita a far cadere il muro dei 2’24, ma la porta per Tokyo rimane aperta al Sette Colli.
«Esatto, bravissima anche Francesca, che ho visto crescere a Livorno; è maturata molto e adesso, per andare ai Giochi, serve un ulteriore progresso assolutamente alla sua portata». —
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