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il personaggio 

Il gioiello griffato HH «Sono commosso dall’affetto della città Questa è casa mia»

Fabrizio Pucci
Il gioiello griffato HH «Sono commosso dall’affetto della città Questa è casa mia»

Hamza Haoudi, 19 anni, per la prima volta si racconta «È stata dura arrivare qui, per me è l’anno decisivo»

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Fabrizio Pucci

LIVORNO. Come la grande Inter di Helenio Herrera, anche il Livorno ha il suo HH: è Hamza Haoudi e in un certo senso pure lui, come l’allenatore argentino, è un mago. Sì, perché con i piedi, questo ragazzo che a marzo festeggerà 20 anni, di giochi di prestigio ne sa fare e anche parecchi. La sua famiglia è originaria di Rabat, ma il fantasista amaranto è nato a Lucca e lo si capisce dalla cadenza.

«I miei sono arrivati in Italia molti anni fa. Io sono l’ultimogenito dopo mia sorella Khadija che ha 33 anni. Poi c’è mio fratello Kalid, di 31 e che gioca in Promozione nella Real Cerretese. Infine c’è l’altra mia sorella, Souia che ha 26 anni. Io sono il piccolo di casa».

Che se la cava molto bene con il calcio…

«Faccio del mio meglio. Di sicuro non è stato facile arrivare fin qui».

Perché?

«Prima di trovare la mia dimensione ho girato molte squadre».

A cominciare da?

«Dalla Fortis Lucchese con cui ho iniziato a giocare. Ben presto fui notato dalla Fiorentina. Quella viola fu la prima società professionistica a tesserarmi, ma vi rimasi solo due mesi. Frequentavo ancora la scuola elementare non riuscivo a conciliare i due impegni. Così tornai alla Fortis. Un anno e mi chiamò l’Empoli dove dopo sono stato tre anni. Poi una parentesi negativa alla Lucchese e una bellissima al Tuttocuoio. Infine sostenni un provino per l’Entella, ma non mi trovai bene».

E il Livorno?

«Ricevetti la telefonata che mi ha cambiato la vita nel dicembre del 2015».

Chi la chiamò?

«Alessandro Doga».

Questo può essere l’anno della svolta della sua carriera?

«Voglio che lo sia. Questo è il mio unico pensiero. In questa posso davvero mettere in mostra le mie potenzialità. Devo sempre dare il massimo per raggiungere il mio obiettivo che è quello di diventare un calciatore professionista a tutti gli effetti. Dopo tutto è il sogno di ogni ragazzino che inizia a giocare a pallone».

La giocata che preferisce?

«Il dribbling. Quando ho l’avversario attaccato, la prima cosa che faccio è provare a dribblarlo. È la cosa che mi riesce meglio, il mio pezzo forte».

In cosa deve migliorare?

«Nella fase difensiva, ma è normale perché sono sempre stato un giocatore d’attacco».

È la sua prima stagione da professionista. Differenze rispetto al settore giovanile?

«Moltissime. Una su tutte: il ritmo. E per ritmo non intendo solo quello in partita, ma anche in allenamento. È tutta un’altra storia».

Chi è Hamza Haoudi fuori dal campo?

«Un ragazzo normalissimo. Ho la ragazza, che so chiama Alessia e mi piace uscire con i miei amici d’infanzia».

Quest’anno ha vissuto anche qualche giorno difficile a causa delle offese di matrice razzista subìte ad Alessandria. A freddo qual è il suo pensiero?

«Sono rimasto in silenzio come era giusto che fosse perché non deve rispondere alla provocazioni. Però una cosa la dico volentieri: quando ho visto chela città di Livorno, dal Sindaco a tutti i tifosi, erano dalla mia parte, mi sono commosso e mi sono sentito a casa. Ecco. Livorno era già casa mia, ma da quel momento lo è stata ancora di più. E poi la partita successiva con la Giana Erminio segnai due gol. Fu una bella ricompensa per me stesso e un bel modo per ringraziare la città».

E allora la salviamo questa città e questa squadra dalla retrocessione?

«Noi lottiamo ogni giorno sul campo per ottenere il massimo e onorare nel migliore dei modi la maglia amaranto».

Resteremo in C con i gol di Haoudi…le piace come rima?

«Sì (sorride), ma io sono un ragazzo umile. Non mi piace montarmi la testa. Sempre stato così. Tengo i piedi per terra e lavoro duro». —

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