Accordi, rotture, picche e ripicche: nel vivaio del basket cresce tanta ortica
Invictus che rompe il patto con la Libertas e si lega alla PL è solo l’ultimo colpo di scena nella nostra palla a spicchi
il caso
Progresso, interessi (perché quelli stanno alla base di accordi e disaccordi…) e sì, anche qualche sassolino nelle scarpe. L’estate 2020 - condizionata dal Covid-19 - non sta facendo comunque mancare niente: dall’acquisizione del titolo di Serie B della Libertas Livorno 1947, alla risposta della Pielle con una super squadra per la C Gold, fino all’intreccio di collaborazione (fatte, e che verranno…) e rotture fra le numerose realtà cestistiche cittadine.
In particolare ce ne sono due, di patti, attualmente sulla bocca di mezza città: il matrimonio fra la Pielle Livorno e l’Invictus Basket Livorno, quest’ultima fino al 30 giugno legata ad una coalizione con la Libertas Livorno 1947, e la stessa Libertas 1947 che, dopo una frenata, sembrerebbe aver riallacciato i rapporti con la Pallacanestro Don Bosco per un’importante sintonia su base triennale che dovrebbe comprendere un paio di giocatori Under da integrare nello scacchiere di Garelli (Onojaife e Dario Mazzantini?) e altri paletti (orari, il prestito di due squadre giovanili…), a fronte ovviamente di un esborso economico da parte del club del presidente Consigli.
Ma veniamo alla freschissima partnership ufficializzata domenica 1° agosto fra la Pielle Livorno e l’Invictus: “un rapporto virtuoso fatto di impegni ben precisi, accompagnati dal reciproco desiderio di lavorare insieme e crescere sotto tutti i profili attraverso costanti confronti tecnici e personali. Oggi, Invictus e Pielle sono due società amiche dove i principi di lealtà sportiva e personale saranno alla base di tutto”, si legge nella nota.
Un fulmine a ciel sereno, se vogliamo. Che senza dubbio ha lasciato a bocca aperta una discreta platea di appassionati e addetti ai lavori dal momento che, dicevamo prima, fino al 30 giugno esisteva una relazione apparentemente salda e stabile fra Invictus e Libertas 1947. Non a caso - nella giungla dei social network - c’è chi ha commentato con un plauso, ma soprattutto chi ha storto il naso.
In particolare quelle persone (e famiglie) Invictus di stirpe libertassina, o che magari semplicemente si erano legate - nell’ultimo biennio - alla prima squadra di coach Angiolini e successivamente di coach D’Elia/Mori. Ci sta. Del resto siamo fatti di emozioni.
Ed è del tutto lecito che oggi un libertassino faccia fatica ad immaginare anche un solo allenamento della Pielle sul parquet di via Pera. Come lo fu per un piellino, quando nel 2014 la Liburnia di coach Pardini subentrò nel quartier generale di via Cecconi decorando il bunker di festoni della finale scudetto dell’89, fotografie di Alessandro Fantozzi ecc. Con lo stesso numero 10, al tempo invitato per una premiazione, che commentò sorridendo: “C’è qualcosa di strano”. Ma è pur vero che la vita va avanti e nulla è per sempre. E che la coltivazione del proprio orticello, scannerizzando gli ultimi 10 anni della palla a spicchi cittadina, non ha (quasi) mai portato a niente se non ad una velocissima apparizione in Serie B della Libertas Liburnia.
Morale della storia ben vengano le collaborazioni, anche se indigeste a qualcuno, per il bene di un basket livornese. Come quella che, alla resa dei conti e non senza ostacoli, sta germogliando fra la Libertas Livorno 1947 e la Pall. Don Bosco (che destinerebbe i rossoblù al riposizionamento in Serie C Silver per questioni di regolamento…). O come quella di un paio di stagioni orsono che portò all’assegnazione della palestra Lambruschini ad un pool formato dall’U.S. Livorno, Jolly Acli Basket e Fortitudo.
Questo per dire che il destino ci sta scodellando una nuova epoca del basket cittadino. Un’estate di matrimoni, divorzi e “colpi di scena”: pensiamo al tesseramento di Aurora Fantozzi (figlia di Alessandro) per la Pielle (Serie B femminile), o anche al passaggio di Matteo Bonaccorsi (nipote di Claudio) alla Libertas Livorno 1947, dopo una buona stagione proprio in maglia Pielle. Un mondo capovolto. Dove non mancano anche picche e ripicche, accordi e rotture: perché alla fine ognuno ci tiene al proprio orticello. —
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