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ciclismo 

Mattia e i 4000 km in 70 giorni per raggiungere il grande sogno

Mario Orsini

A 22 anni Bevilacqua fa il salto dai dilettanti al mondo dei professionisti «È il treno che passa una volta nella vita, parto come gregario e poi...»

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Un bel salto avanti, nel mondo delle due ruote, dai dilettanti ai professionisti, portandosi dietro, come dote, un campionato italiano Juniores, vinto a Solbiate Arno nel giugno 2016, tanti ottimi risultati nelle categorie giovanili e alcune buone prestazioni tra gli under 23. Per Mattia Bevilacqua, 22 anni il prossimo 17 giugno, un 2020, denso di aspettative, dopo il meritato passaggio nel grande ciclismo, nella squadra: Vini Zabù – KTM, capitanata dal siciliano Giovanni Visconti.

Un passaggio di categoria e se preferiamo una "promozione sul campo" determinata anche da un ottimo finale di stagione che l'ha visto protagonista soprattutto nel Tour di Taihu Lake, in Cina. Una corsa a tappe riservata ai professionisti nella quale lui, ancora dilettante under 23, ha corso in via sperimentale o se preferiamo come stage, per assaporare in maniera tangibile il mondo dei big del pedale e mettere in mostra le sue grandi potenzialità. Per la cronaca, Mattia Bevilacqua, in Cina, nelle sette tappe del Tour Taihu Lake, escluso la prima, quella del cronoprologo iniziale, non è mai uscito dai primi 15 classificati dell'ordine d'arrivo, tra i circa 120 corridori schierati ai nastri di partenza di ogni tappa.

Adesso però, ormai alle porte, c’è una stagione agonistica, nella quale è pronto a dare il meglio di se stesso, con la serietà, la passione e il grande talento che l'ha sempre contraddistinto, da quando ha iniziato a gareggiare piccolissimo nella categoria Giovanissimi. Basta ascoltarlo. «Mi calerò in questa nuova realtà sportiva con la consapevolezza che dovrò impegnarmi al massimo. E con l’umiltà di avere tanto da imparare. Diciamo che fisicamente e anche mentalmente sono abbastanza pronto a affrontare questa nuova sfida».

Non pensi che il professionismo sia arrivato un po’ in anticipo tenendo conto che devi ancora tagliare il traguardo dei 22 anni?

«Non so dire se è arrivato in anticipo o meno, però sono dell’opinione che quando passano i treni passano vanno presi al volo, perché poi ripassano raramente, per non dire mai più».

Quanto ti sei allenato nell’ultimo scorcio del 2019 e inizio del nuovo anno?

«Abbastanza. Tra novembre, dicembre e inizio gennaio, ho percorso circa 4000 chilometri o forse anche qualcuno di più».

Quando il debutto ufficiale?

«Il 30 gennaio al Challange di Mallorca. Una corsa distribuita in quattro gare individuali».

Facciamo un passo indietro. Che voto dai alla tua stagione agonistica 2019 ?

«Una sufficienza piena, Diciamo un 6 abbondante, tendente al 6 e mezzo. Non ho ottenuto i risultati che mi ero prefisso e sono andato avanti tra alti e bassi. Mentre io come peculiarità se sto bene sono molto regolare e continuo nelle prestazioni».

Momenti più esaltanti?

«Le due top ten al giro d’Italia dilettanti: 10° posto a Santa Fiora e 9° a Pescia. Inoltre il 4° posto in Polonia e per continuità e buoni risultati soprattutto quelli ottenuti nel Tour di Tahiu Lake in Cina a Ottobre».

Momenti da dimenticare?

«Sicuramente avrei voluto o potuto far meglio nelle classiche disputate nel mese d’aprile. Il momento più brutto è stato al giro del Veneto a fine giugno e al campionato italiano in cui mi sono ritirato».

Il passaggio nella squadra professionistica Vini Zabù-KTM è stato un fulmine a ciel sereno o era nell’aria da tempo?

«Niente di improvvisato. Essendo cresciuto da quando ero al secondo da Junior nel team Franco Ballerini, il vivaio naturale della società professionistica, mi avevano già messo nel mirino da tempo, osservando passo, dopo passo, la mia crescita in questi anni».

A quali corse importanti pensi ti venga data l’opportunità di poter partecipare come professionista?

«Sicuramente correrò più in giro per il mondo e molto meno in Italia. Per il resto la vita rimane la stessa. Avere la possibilità di partecipare a corse importanti, dipenderà anche da me, da come mi comporterò, sia in termini di risultati che di rendimento complessivo».

Quale pensi sia il tuo ruolo specifico?

«Di appoggio ai compagni di squadra più veloci nelle corse piatte. E ai corridori più forti di me in quelle dure e impegnative. Spero di essere in grado di rendermi utile alla squadra in corsa. E magari, se dimostrerò di andare forte nelle gare minori, mi potrà essere data la possibilità di giocare le mie carte in qualche circostanza».

Chi è il capitano?

«Giovanni Visconti. Oltre a lui ci sono tanti altri buoni corridori».

I Direttori Sportivi chi sono?

«Luca Scinto che conoscevo dalle categorie minori. Francesco Frassi con il quale ho già avuto modo di lavorare. Inoltre il venezuelano Thomas Gil che ho conosciuto nel primo ritiro».



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