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Io, moglie di Luci racconto il mio capitano: «Livorno, dolori e il sogno di arrivare a Lessi: ecco mio marito Andrea»

Flavio Lombardi
Io, moglie di Luci racconto il mio capitano: «Livorno, dolori e il sogno di arrivare a Lessi: ecco mio marito Andrea»

Livorno, Lisa Ulivieri si è fidanzata con Luci nel 2004, lo ha seguito dalle giovanili alla Juventus fino alla Torres e all’Ascoli  «In tv guarda solo palloni che rotolano. Il momento più bello? La stagione della promozione con Davide Nicola»

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LIVORNO. All’anagrafe è Lisa Ulivieri, nata a Piombino il 22 febbraio ’86, madre di Marco ed Edoardo che hanno rispettivamente 11 e 7 anni. È la moglie del capitano con il quale si fidanzò nel 2004 «ma sapevo da prima chi fosse: nella nostra città ci conosciamo un po’tutti». Sposati nel 2008 quando Marco era già nato, racconta il numero otto amaranto quando toglie la fascia in campo e mette quella di babbo. «Ansioso, finge di essere rigido ed invece alla fine sono i bimbi che ottengono tutto quello che vogliono. Ha la pazienza caratteristica dei maschi, quindi quasi pari a zero, ma diciamo che gli do un buon voto. È un bravo ragazzo, dai… – e scappa la risata».

Siete diventati una coppia nel momento in cui Luci era un giovane promettente della Primavera della Juve…

«Era al suo ultimo anno nel mondo del calcio giovanile. Vinse il Viareggio così come l’anno successivo, quando fu anche eletto miglior giocatore della manifestazione».

In quel momento pensava a una carriera brillante?

«È sempre stato coi piedi per terra. Sapeva che poteva arrivare chissà dove, come invece dover smettere il giorno dopo. Ricordo quando lo mandarono alla Torres e nei primi quattro mesi non ha mai giocato. Non si è mai perso d’animo, si è sempre impegnato. Poi venne il suo momento e non fu più tolto. Ha l’anima del guerriero e ha tanta umiltà».

Nadia Luci, cugina del padre, è la moglie di Aldo Agroppi. Gli è servito avere in famiglia un giocatore coi trascorsi dell’ex Toro?

«Qualche consiglio arrivava. Ma Andrea alla fine fa di testa sua. È sempre stato un ragazzo maturo, era già grande a 18 anni. Diciamo che non c’è stato bisogno di dargli troppe dritte».

Nel 2010, il suo arrivo dall’Ascoli. E il Livorno è la squadra dove ha militato di più.

«Bella soddisfazione. In una piazza nella quale non è facile restare tanto tempo, nel capoluogo della provincia in cui è nato. Cose che lo riempiono di orgoglio, con il sogno di finire la carriera con questa maglia».

Come ha vissuto la clausola del contratto che prevedeva il rinnovo automatico solo nel caso si fossero accumulate 25 presenze di almeno 30’ ciascuna?

«Malissimo. Si infortunò a Venezia e dal giorno successivo era già al lavoro per rientrare il prima possibile. Questo perché, lontano dal campo non vive a prescindere. Poi, si è nuovamente fermato e in casa era un’anima in pena. Insopportabile negli ultimi 20 giorni del campionato, periodo nel quale, prima che a se stesso, pensava alla classifica: voleva la salvezza a tutti i costi».

Finito il campionato, Andrea può vantare la soddisfazione di aver superato Protti nelle presenze e essere l’unico rimasto alle spalle di Mauro Lessi. Un record di cui poter andare fieri…

«Mica è contento. Lui addirittura pensa di raggiungere il mitico terzino. Ha fatto già i conti: è un suo obiettivo».

Il periodo in cui lo hai visto più preoccupato?

«Ne abbiamo passati diversi. Ma direi senza dubbio quando abbiamo saputo della malattia di Marco (fibrodisplasia ossificante progressiva), anche se in quel momento molte persone ci sono state vicine. Dai tifosi, alla società e tanti calciatori: suoi ex compagni, calciatori famosi e club importanti che hanno contribuito con donazioni per la ricerca».

Quello invece in cui è stato più tranquillo?

«L’anno della promozione in A con Davide Nicola, ma anche tutta la prima parte dello scorso torneo, prima della crisi che lasciava pensare ad un promozione che sfumava».

In casa quanto parla di calcio?

«Tutto il giorno. Con Edoardo che gioca col sogno di essere bomber, è un continuo. Poi, c’è la televisione. Campionati stranieri, calcio giovanile, calcio femminile. Tutto ciò che guarda è una palla che rotola. E non dimentichiamo Marco. Innamorato del babbo, che è il suo calciatore preferito. Dopo ci sono Ciccio Valiani e terzo Cristiano Ronaldo».

Cosa non le piace del mondo del calcio?

«Non ho mai voluto essere la moglie del calciatore tutta parrucchiere ed estetista. Ho i miei interessi, la mia attività e due splendidi figli di cui occuparmi. Altro che unghie…».

Nella vita privata, le frequentazioni sono figlie del calcio?

«Molto è anche in funzione del momento della carriera di un giocatore. Appena siamo arrivati a Livorno, eravamo sempre ed esclusivamente con calciatori. Ristorante o casa. Adesso invece è più facile che ci si trovi con genitori dei compagni di scuola». —
 

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