A lezione dai Dell’Agnello: «Fratelli anche nel derby»
Tommaso ha postato una foto su Fb con dedica al fratello battuto in campo La gioia di babbo Sandro: «Orgoglioso di loro, lo sport deve essere divertimento»
LIVORNO. Fratelli coltelli? Ma quando mai. Che i fratelli Dell'Agnello, 25 anni Tommaso, 22 Giacomo, uno nella Pielle, l'altro nella Libertas, fossero legati da un affetto speciale lo si sapeva e lo si era scritto anche nella presentazione del derby. La riprova più lampante arriva lunedì sera su Facebook, quando gli echi della prima stracittadina non si sono ancora spenti e volano ancora gli sfottò e Tommaso posta sul suo profilo una foto che lo ritrae in partita a un passo dal fratello minore.
Una dedica carica di affetto e che dice, in sostanza, siamo stati separati per la prima volta e solo per 40', ma ora tutto torna come prima. Risultato, un diluvio di like (al momento sono oltre 500) provenienti da tutta la Toscana e non solo, giocatori, addetti ai lavori, allenatori e, pescando a caso, anche da località italiane le più disparate, dove Tommaso si è fatto conoscere per la sua attività estiva di apprezzatissimo animatore nei villaggi vacanze.
Un qualcosa che merita un piccolo approfondimento e quale migliore occasione per andare, anzi tornare, a fare due parole con loro padre, quel Sandro che di quella curva che domenica sera sventolava felice le sue bandiere, era stato idolo trent'anni fa, prima di spiccare il volo per una grande carriera, prima da giocatore vincitore di Coppa e scudetto con oltre 100 presenze in Nazionale maggiore e poi da allenatore. Cominciamo raccontandogli un episodio a noi già noto, quello della fine della prima vittoria in campionato della Libertas, timbrata dal fratello minore e Tommaso che non esita a confondersi con gli Sbandati (la punta del tifo gialloblu) pur di potergli dare “il cinque” subito, senza nemmeno aspettare di vedersi a casa.
«Non lo sapevo - risponde Sandrokan da Caserta, alla fine dell'allenamento della sua Juve - ma non mi fa meraviglia, anzi mi sarei meravigliato del contrario. Quei due sono legati da un qualcosa di speciale, credo che non esiterebbero a farsi tagliare una gamba, pur di aiutare l'altro. Figuriamoci se Tommaso poteva fermarsi davanti a una rivalità di tifoseria».
Ma babbo Sandro quella foto e quella dedica su Facebook l'ha vista?
«L’ho vista, e mi ha riempito di piacere e di orgoglio. È un segno che io e la loro mamma abbiamo trasmesso dei valori giusti, senza che mai siano dovuti cadere nella trappola di rivalità, invidie, gelosie. Hanno, oltre al vincolo di parentela che dovrebbe sempre essere sufficiente a volersi bene, ma a volte non basta, anche un’amicizia profonda che, ne sono certo, non li abbandonerà mai».
Più estroverso il primo, più riservato, quasi timido, il secondo ma sempre con un sorriso sul viso, anche in partita.
«È un'altra cosa che ho sempre cercato di insegnargli. Lo sport, anche quando viene giocato a livelli alti, deve essere divertimento, non si può vedere solo tensione, rabbia, esasperazione. Tantopiù ora, che con il basket non si mangia più, serie A esclusa. Già in A2 è difficile poter vivere di basket, figuriamoci man mano che si scendono i gradini della scala. E allora che si pensi al gusto di giocare, prima di tutto. E mi sembra che ce l'abbiano tutti e due. Anche se, sia chiaro, uno deve cercare di impegnarsi per arrivare il più in alto possibile. Onestamente penso che Giacomo, per l'età e i progressi che ancora può fare, almeno la serie B la meriterebbe. Purtroppo in estate non sono arrivate offerte per cui valesse la pena lasciare Livorno, vedremo».
Ma i tre Dell'Agnello si sono sentiti, domenica sera dopo il derby?
«C'è una regola non scritta, fra di noi. Siccome tutti e tre teniamo moltissimo alla vittoria, la domenica sera parla solo chi ha vinto. Altrimenti rimandiamo. Io avevo vinto a Cantù e ho sentito solo Tommaso. Giacomo spero di sentirlo domenica prossima».
Prima di salutarci facciamo anche due parole su Caserta. Martedì la Gazzetta ha insignito Dell'Agnello e la Juve come allenatore e squadra della settimana, gratificandoli di un rotondo “10”.
«Sono cose che fanno piacere, piccole gratificazioni che compensano i sacrifici che facciamo e il dover lavorare in una situazione societaria, gli addetti ai lavori lo sanno, che non è certo delle migliori. Sono contentissimo di essere qui, ma sarei anche contento di poter lavorare un paio di stagioni di fila in una situazione non assillata dai problemi, dove gli stipendi vengono pagati regolarmente e ai giocatori puoi parlare solo di basket e nient'altro».
Dicono che se a Caserta ci fossero le amministrative, Sandrokan potrebbe tranquillamente candidarsi a sindaco...
«Non esageriamo, ma è vero che qua mi hanno sempre voluto un gran bene da giocatore e lo hanno confermato dopo tanti anni da allenatore. È vero anche che dai tempi dello scudetto del '91, quando qua giocavo io con Shackleford e Esposito e Gentile, la Juve non era più stata così in alto (al momento terza, ndr). Caserta è una piccola città e le distrazioni non sono molte. La Juve è sempre stata un'istituzione, ma ora per tutta la settimana non si parla davvero di altro che di noi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
