Il Tirreno

Livorno

«Troppa presunzione, noi non siamo favoriti»

LIVORNO. Coach Saibene è uno che non le manda a dire. Ammette di conoscere poco il campionato che sta per iniziare e non vuole assolutamente sentir parlare di Don Bosco favorito: «Perché...

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Coach Saibene è uno che non le manda a dire. Ammette di conoscere poco il campionato che sta per iniziare e non vuole assolutamente sentir parlare di Don Bosco favorito: «Perché semplicemente non è così, anzi. La parola che fotografa la situazione attuale è "presunzione". Da parte di tutti, sottolineo. Quotidianamente scorro i giornali, hanno a cuore la pallacanestro cittadina (che meriterebbe ben altri palcoscenici, ndr), ma non posso continuare a leggere che il Don Bosco vincerà la C Gold toscana. Non esiste...».

Neo retrocessa dalla Serie B, la società del PalaMacchia ha deciso di consegnare a Saibene un roster composto quasi interamente da prodotti del settore giovanile, sigillando il cerchio con gli innesti di Colombo (da Desio), Maric (il figlio di Ivo, da Padova) e Pastusena (216 cm, ex Libertas): «Al momento siamo un gruppo, non una squadra. La Pielle è una squadra. Che Alessandro Banchi giocasse 20 minuti in Serie B la passata stagione non significa niente. Marchini era in C, idem Maric. Schiano è reduce da un annata a Pavia con poco minutaggio. Soriani e Creati figuravano e basta in prima squadra. Pastusena non spacca i campionati da solo, altrimenti la Libertas oggi sarebbe al piano di sopra. Non so cosa possa far pensare a molti che il Don Bosco abbia i mezzi per dominare il torneo».

Guido Saibene, tuttavia, ha le idee chiare e, con umiltà, vede il bicchiere mezzo pieno: «Da domenica in poi metteremo testa e cuore sul campo per dimostrare il nostro potenziale. Non a parole, ma con i fatti. Il potenziale non fa né le statistiche, né la classifica. Nello sport conta ciò che fai. Adesso siamo persone che s'impegnano, si allenano, ma è giunta l'ora di trovare anche un'anima e un'identità. La pallacanestro è molto più che correre - conclude l'head-coach del Don Bosco - la pallacanestro è mettersi in gioco, prendersi delle iniziative e assumersi delle responsabilità. Si deve capire che l'io non è previsto, ma sul parquet subentra il noi».

Infine una battuta sulle altre livornesi: «Mi ha fatto un'ottima impressione la Pielle, ma pure la Libertas ha buonissime individualità...».(a.m.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana