Il Tirreno

Livorno

Chiari Robin Hood tricolore, ora sogna l’Olimpiade del tiro con l'arco

di Eva Bertolacci
Davide Chiari
Davide Chiari

Livorno, A 17 anni ha vinto il titolo italiano nella categoria campagna Ora sotto coi campionati di targa col pensiero a Tokyo 2020

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LIVORNO. Davide coltiva la passione del tiro con l'arco da quando era piccolo. Quanti di noi in vacanza nel villaggio turistico non hanno imbracciato almeno una volta quell'arnese e provato a sparare sul bersaglio una freccia? Eccoci là, mentre l'animatore ci spiega come tendere la corda, la mano ben salda sul grip, più immobili possibile, mentre l'occhio prende confidenza col mirino e tac! La freccia viene scoccata. Il bersaglio ovviamente è intonso, ma almeno il paglione l'abbiamo preso, meglio di niente...

Ma Davide Chiari, livornese classe '99 è andato ben oltre, visto che è da poco tornato da Pinerolo con in tasca la medaglia d'oro ai campionati italiani di tiro con l'arco di campagna.

Non avrà i capelli biondi e lunghi di Orlando Bloom nel film di Peter Jackson, ma i suoi occhi azzurri non tradiscono e gli hanno consentito di salire sul gradino più alto del podio. «E' stata una sorpresa - racconta Davide - ho vinto il titolo regionale un mese fa ed ero sesto nel ranking della finale. Ho totalizzato 367 punti su 432. Non me l'aspettavo davvero, è stata un'emozione».

Sì perché la tipologia campagna è tutta un'altra cosa rispetto al tiro con l'arco classico, il targa, quello che vediamo in televisione alle Olimpiadi... «Il campo di gara è dentro un bosco - spiega Davide Chiari - ci sono 24 paglioni lungo il percorso, la distanza varia dai 5 ai 50 metri. I primi dodici paglioni sai a che distanza sono sistemati, gli altri dodici no: il mirino varia di metro in metro e in pratica per noi è come colpire alla cieca. Le gare di campagna poi non sono in linea, ma ci sono vari dislivelli, in finale in una piazzola avevo i piedi dentro un ruscello».

Una specialità quindi più difficile?

«È più difficile ma anche più divertente del tiro classico che consiste nella ripetizione del gesto tecnico, non sai mai cosa ti aspetta dopo. Inoltre non sai come vanno i tuoi rivali, quindi devi regolarti solo su te stesso e dare sempre il massimo. La finale è terminata alle 21.15 e non si vedeva più niente, quando ho scoccato l'ultima freccia sono corso dagli arbitri per capire qual era il punteggio perché non ne avevo idea».

Il nostro provetto Robin Hood non poteva davvero fare di meglio, unico toscano nella sua categoria, Allievi, pronto a spiccare il volo fra i migliori arcieri d'Italia.

Davide, come ti sei avvicinato all'arco?

«Alle elementari andavamo in vacanza in un villaggio turistico in Sardegna, lo provai lì e mi piacque. In prima media ci portarono in Terrazza dove c'era una dimostrazione di tutti gli sport e lì capii che l'arco era un vero e proprio sport, non solo un passatempo sicché mi iscrissi a Stagno alla Compagnia Arcieri Livornesi. Poi uscì il Signore degli Anelli ed ero un grande fan di Legolas...».

Quanto e come ti alleni?

«Mi alleno tre ore al giorno tutti i giorni al campo di Stagno, d'inverno alla palestra dell'Iti, poi una volta la settimana vado a Firenze da Leonardo Terrosi: lì ci sono strutture più avanzate ed è possibile allenarsi meglio, siamo seguiti da tecnici altamente qualificati. Il tecnico che mi segue a Livorno è Paolo Del Nista».

E lo studio?

«Frequento l'Iti, sono passato in quarta meccanica e riesco a gestire bene lo studio. Dopo la scuola non so se farò l'università, ma ho ancora un anno di tempo per decidere».

Del vostro sport si parla praticamente solo ogni quattro anni, ma come hai vissuto la polemica scatenata da quel "cicciottelle" spiattellato in prima pagina dopo la prova della nazionale femminile?

«Per il femminile quel quarto posto è stato un ottimo risultato, la battuta era decisamente fuori luogo per delle ragazze che praticano uno sport a livello professionistico. Una come Lucilla Boari si è trasferita a Pinerolo dove c'è il centro federale e vive lì dedicandosi completamente all'arco. Si fanno un autentico mazzo e non è giusto trattarle così con una battutaccia, ma neanche decidere di licenziare il direttore ha senso, è eccessiva come punizione».

Nella tua vita da arciere convivono targa e campagna, ma dovrai fare una scelta prima o poi?

«Io mi alleno su entrambi i fronti, ci vuole un po' di sacrificio perché sono due preparazioni diverse. È chiaro, mi piace sognare in grande, alle Olimpiadi e quindi il targa sarà un po' la scelta obbligata. Il sedici settembre infatti avrò i campionati italiani di targa a Monte Argentario, sono undicesimo del ranking della mia categoria. A gennaio passerò a juniores e dopo quattro anni, col compimento dei ventun'anni a senior».

Proprio pochi mesi prima di Tokio 2020. Coincidenze del destino?

 

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