La carica dei mille con il Leicester del made in Italy
Auto e bus, emozioni tricolori a Victoria Park Il ritorno di Ranieri: «Finalmente il Paese accostato a cose buone»
LEICESTER. «Mi rendo conto che abbiamo materializzato una favola, quella della piccola che batte i giganti. L’Italia aveva bisogno di essere accostata a qualcosa di positivo. E adesso è tutto bellissimo. Ecco, se avessi potuto scegliere un finale per la storia del Leicester l’avrei immaginata proprio così: con Bocelli sul palco che canta 'Vincerò' in mezzo allo stadio». Così Claudio Ranieri ha commentato ieri, al suo rientro in Italia, l’incredibile giornata di sabato 7 maggio. Per lui il momento più bello della cavalcata vincente in Premier League. Condivisa con quasi mille italiani, ma forse di più, giunti da ogni parte dello stivale.
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Tra quei mille, in un fine settimana indimenticabile, ci siamo stati anche noi. Partiamo dal momento più emozionante. Siamo stanchi, sudati e mezzi ubriachi. Ma la festa è qui, non possiamo fermarci, manca poco alla partita. Marciamo verso lo stadio inneggiando a Ranieri e al suo fantastico Leicester. Gli inglesi ci guardano come alieni appena sbarcati da Marte. Di turisti italiani qua, fino a due mesi fa, non se ne sono mai visti. Sorridono, ci fanno dei video e ci offrono da bere. E si chiedono cosa abbia spinto oltre mille italiani, ma forse di più, ad invadere la loro città. Il clima inglese prima ci ha illuso con uno splendido sole primaverile. E poi ci ha fregato a pochi minuti dal match con l'Everton, quello del tripudio collettivo, con un forte acquazzone. Bagnati dalla testa ai piedi ci rifugiamo sotto le tribune dello stadio. E arrivano i brividi. Non per il freddo, non ancora. È la voce di Andrea Bocelli. I cori da stadio si fermano per un attimo. Accanto a me ci sono dei ragazzi marchigiani con i quali ho giocato a calcio a Victoria Park.
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E poi altri giovani di Benevento che studiano a Londra. E poi gli inglesi che non sono riusciti a comprare il biglietto ma si sono accampati qua per godersi la festa. "All'alba vincerò" è l'acuto di Nessun dorma che apre il cuore di tutti. L'orgoglio di sentirsi italiani, per Ranieri e Bocelli, paradossalmente lo si sente di più quando si è all'estero. È uno dei momenti che resteranno scolpiti nella memoria di Leicester e di tutti gli italiani. Come le due ore di cori e sfide a calcio a Victoria Park.
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L'aria di festa della città. Il corteo, le maglie e gli striscioni. Senza la polizia a scortare nessuno, solo a seguirci e sorridere di questa follia collettiva. E poi i pub pieni di gente, gli abbracci, i baci. Un fine settimana che solo la magia del calcio e l'incredibile cavalcata delle Foxes poteva trasformare in un evento che resterà unico nella storia dello sport e di una città del cuore dell'Inghilterra. "Io c'ero". Molti diranno. E ognuno avrà il suo racconto speciale. Questo è il nostro.
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La marcia di avvicinamento alla grande festa del Leicester City inizia il venerdì. I primi pellegrinaggi con selfie di rito allo stadio, le lunghissime code, anche quattro ore, per comprare la maglia di Vardy, Marhez o Drinkwater. Già al venerdì sera si respira l'aria di festa nei pub del centro. Ci sono tantissimi italiani e i titolari dei locali ammettono. "Mai visti così tanti turisti qui a Leicester, tutti sono qua per il calcio, incredibile". L'invasione vera e propria, però, arriva il sabato. Almeno 600 italiani arrivano con auto e bus organizzati dal gruppo Facebook Calciatori Brutti. Il ritrovo è a Victoria Park, inizia la festa.
A loro mi aggiungo anche io insieme ad almeno altri ragazzi provenienti da varie parti d'Inghilterra e d'Italia. Qualcuno ha la maglia di Totò Di Natale, altri quelle del Leicester, io ho scelto Drinkwater. E mi chiamano così, Drink, e non Alessandro per chiedermi un passaggio filtrante. Qualcuno sfoggia pure un torso nudo per la gioia delle ragazze inglesi che si godono la giornata di festa. Smaltiamo sudando i primi litri di birra e intorno alle 16 ci spostiamo in massa verso il King Power Stadium.
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Un corteo pacifico che blocca la città. Poi la pioggia battente che raffredda gli animi, subito riscaldati da Bocelli. Il Leicester vince 3-1, parte la festa fuori dallo stadio. Con i miei nuovi amici beneventani e marchigiani riusciamo anche ad intrufolarci all'interno. Qualcuno elude la sorveglianza, entra in campo e si fa il selfie con Jamie Vardy. Sarà l'idolo di tutti. Anche se ha rischiato l'arresto. La giornata, però, non è finita. Leicester è città universitaria, al centro del mondo per la sua squadra di calcio. Usciamo, beviamo ancora, balliamo e ci abbracciamo con tutti. Sappiamo che qualcosa del genere non accadrà più.
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