Zé Rodolpho l’uomo triste: dal Livorno a riserva in D
È stato a Livorno per neanche cinque mesi, eppure ce lo ricordiamo tutti. Non fosse altro per quel soprannome che i tifosi, alla presentazione, gli affibbiarono subito
LIVORNO. È stato a Livorno per neanche cinque mesi, eppure ce lo ricordiamo tutti. Non fosse altro per quel soprannome che i tifosi, alla presentazione, gli affibbiarono subito. O per quella foto, con uno sguardo misto tra il triste e l'incazzato, che gli fu scattata nel ritiro di Dimaro con le borse del ghiaccio su entrambe le caviglie. Stiamo parlando di Josè Rodolpho Machado Da Silva detto "Zé Rodolpho", o più semplicemente "zio Foffo", fluidificante di sinistra che arrivò a Livorno nell'estate del 2005 e fece ritorno in patria a metà dicembre dello stesso anno.
Arrivò nell'ambito dell'affare che portò Paulinho dalla Juventude al Livorno: Spinelli con 800mila euro si accaparrò l'intero cartellino dell'attaccante ed il prestito dell'esterno, con opzione per il rinnovo entro fine 2005. Opzione che fu fatta cadere addirittura in anticipo, col brasiliano che se ne tornò a casa prima di Natale… Eppure, i tifosi della Juventude si preoccuparono molto di più per la sua cessione che per quella di Paulinho. Nei piani di Spinelli e dell'allora ds Nelso Ricci, il brasiliano avrebbe dovuto costituire col connazionale Cesar Prates (che divenne ben presto l'idolo della Gialappa's) la coppia di esterni sinistri del Livorno, al secondo anno di Serie A.
Scelse la maglia numero 11, ma non andò mai neppure in panchina. Già dai primi giorni di ritiro si capì che Zé Rodolpho, quantomeno per struttura fisica, non era adatto al nostro calcio. Roberto Donadoni, con i suoi modi eleganti e signorili, fece capire presto alla società che il giocatore non era all'altezza. Non resse i carichi di lavoro pesanti del ritiro e smaltì i suoi problemi muscolari addirittura alla fine di settembre. Poi, un paio di presenze in Primavera ed il ritorno alla Juventude.
Ed è proprio in Brasile che è proseguita la sua carriera, per nulla indimenticabile, chiusasi nel 2013 con più dolori che gioie: con la Juventude dal 2006 a fine 2007 ha collezionato 26 presenze, "coronate" dalla retrocessione in Serie B. Passato all'Avaì l'anno successivo, non scende mai in campo, e la squadra di Florianópolis conquista la promozione in Serie A. A fine 2008 si svincola e passa al Mogi Mirim, appena approdato nella massima divisione del Campionato Paulista (torneo statale, equivalente ad una bassa serie C italiana). Qui in 10 presenze riesce anche a segnare un gol (tre totali in carriera, gli altri due con la Juventude prima della parentesi livornese), ma la squadra non va oltre il sedicesimo posto.
A maggio 2009 torna ad esprimersi in un torneo nazionale, quello di Serie C, con l'America Mineiro di Belo Horizonte: 8 presenze e poi cessione in prestito al Vila Nova, in Serie B, dove gioca con buona continuità (13 partite in due mesi e mezzo). A dicembre 2009 torna all'America Mineiro dove vince il campionato di Serie C giocando altre 10 partite da titolare fisso. In cadetteria scende sensibilmente il suo minutaggio: solo 7 presenze da maggio ad agosto (di cui 4 di titolare), poi più nulla. Non viene più neppure convocato fino a fine stagione, quando l'America Mineiro conquista la seconda promozione consecutiva e torna in Serie A dopo 9 anni.
Per l'esterno dalle tibie fragili è una parabola discendente, nonostante l'ascesa della sua squadra: l'anno successivo sarà impiegato - poco - solo con la seconda squadra, nella massima divisione del torneo regionale del Minas Gerais, dove si piazza terzo ma viene eliminato in semifinale playoff. Siamo a fine 2010 ed il suo valore di mercato è praticamente azzerato, tanto che il club di Belo Horizonte lo "regala" all'America de Natal (stato di Rio Grande), in Serie C: non viene mai impiegato né dal giovane tecnico Dado Cavalcanti - che lo aveva voluto - ne dal suo successore Flavio Lopes.
Chiede di rescindere il contratto a marzo 2011… Si accasa al Nacional, altra modesta squadra dello stato di Minas Gerais, ma anche qui non tocca palla né campo. Dopo quasi due anni senza giocare, passa al Villa Nova, militante nel Modulo I del torneo regionale del Campeonato Mineiro. La squadra sfiora la retrocessione, lui gioca 8 partite, quasi tutte da titolare.
A gennaio 2013 passa al River, squadra della città di Teresina, capitale dello Stato del Piauí che gioca nella massima divisione del torneo statale. E a fine carriera un minimo di gloria c'è anche per lui: gioca con continuità ed è decisivo in più di un'occasione. Il River arriva primo nella regular season, ma nei playoff per l'assegnazione del titolo Piauiense cede al Parnahyba. Il secondo posto garantisce comunque l'accesso al successivo campionato nazionale di Serie D. Una magra soddisfazione, anche perché la squadra lo scarica di nuovo e successivamente vince due volte di fila il torneo Piauiense e proprio in questi giorni si gioca la vittoria del campionato di Serie D e la conseguente promozione in Serie C.
Insomma, la fortuna, anche dopo l'esperienza italiana, non ha aiutato "zio Foffo", che adesso, a quasi 32 anni, ha appeso gli scarpini al chiodo… Eppure, a Livorno ce lo ricordiamo ancora con affetto e simpatia.
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