3 novembre 1985: il primo gol di Protti La nostra storia cambia quel giorno
LIVORNO. Nella vita di un tifoso ci sono tre categorie di partite. La maggior parte – purtroppo – è buona solo per le statistiche. Poi ci sono quelle indimenticabili perché sanciscono promozioni o...
LIVORNO. Nella vita di un tifoso ci sono tre categorie di partite. La maggior parte – purtroppo – è buona solo per le statistiche. Poi ci sono quelle indimenticabili perché sanciscono promozioni o magari regalano solo gioie di giornata, ma comunque grandi soddisfazioni: vittorie che arrivano nei minuti finali, rimonte insperate o gol spettacolari. Infine ci sono quelle sul momento passano inosservate, ma che – con il tempo - si riveleranno storiche.
E allora gli spettatori (inizialmente) inconsapevoli, anni dopo potranno dire “quel giorno c’ero anch’io”. Alla terza specie appartiene Livorno-Sorrento del 3 novembre 1985, sfida di C1 – apparentemente insignificante – di un autunno come decine di altri. E invece quel giorno la nostra storia cambiò. Nessuno poteva saperlo, ma quel giorno fu piantato il seme della rinascita.
Da quella domenica sono passati trent’anni. Trent’anni della nostra storia, della nostra vita. Trent’anni d’orgoglio e di senso di appartenenza sbocciato e consolidato attraverso le mille disavventure che ci hanno dato il privilegio di diventare ciò che siamo anche e soprattutto grazie all’esempio di un uomo: Igor Protti. Quel Livorno-Sorrento è la nostra partita del cuore perché vide il primo gol il campionato del ‘Signore delle reti’ che celebriamo con animo baldo e fiero. Che gol!
In quella sua prima prodezza – a rileggerla oggi – c’è la summa del Protti-pensiero. Andatevelo a rivedere su youtube e cristallizzate nella vostra memoria quell’azione. L’orologio della storia segna le 15 e 13 del 3/11/1985. Il Sorrento ha appena pareggiato con Cinquetti. Palla al centro, ma soprattutto a lui. Che non può accettare quell’1-1. E si ribella. Da solo contro tutti. Prende il pallone. Resiste ad una carica: fuori un difensore. Ne dribbla un altro: fuori due. Al limite dell’area c’è l’ultimo. Una finta di gambe e lo sventurato se ne va al bar della gradinata. La prima magia non è finita. Destro a incrociare dai diciotto metri, palla che bacia il palo alla destra di Porrino e si insacca. 2-1. Finirà così. Anzi. No. La Storia con la esse maiuscola iniziò così. Il senso della storia. Oggi festeggiamo quel gol, ma soprattutto l’uomo-Protti. Negli Anni ’70 e ’80 il Livorno era il simbolo dell’eterno fallimento. Quello che è accaduto dopo ha riempito i libri di storia amaranto. Adesso l’amore e la riconoscenza per Protti è comune a intere generazioni di livornesi da chi ha i capelli grigi ai bimbi delle elementari che ne conoscono le gesta attraverso i racconti degli adulti. Perché questa è una grande storia d’amore da vivere nel nome di chi c’è stato prima di noi e di chi dopo di noi verrà. (f.p.)
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