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4-2-4, nuovo prefisso di Livorno

di Alessandro Bernini
4-2-4, nuovo prefisso di Livorno

Incredibile rimonta sul Catania con i quattro attaccanti: Gautieri azzecca tutti i cambi

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LIVORNO. «Ci tocca guardare le partite col pannolone”. Nel commento di tal Tommy alle 16.44 sul blog del Tirreno, c’è dipinta la partita col Catania e un po’ della nostra stagione.

Siamo fatti così. A un quarto d’ora dalla fine perdevamo 2-1 e eravamo decimi in classifica, al fischio finale 4-2 per noi e terza posizione in classifica a un punto dalla seconda (il Frosinone). Il risultato spesso travolge tutto e oggi va bene così, ma non si può comunque cancellare la sofferenza e i minuti di vuoto.

I cambi di Gautieri. Il Livorno ha vinto perché ha una panchina infinita. Quando la barca stava per affondare, Gautieri si è guardato intorno e ha trovato il tesoro. Quando Sannino ha perso per infortunio prima Martinho, poi Capuano e infine Rosina, è stato costretto a mettere dentro dei bimbi del 1995.

Gli innesti di Galabinov, Siligardi e Jefferson sono stati devastanti. Guarda caso, tutti e tre hanno segnato. Va detto che il Livorno è esploso quando ha smesso di giocare con logica, andando all’assalto. Il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-4 ha rovesciato il mondo come già successo contro Bologna e Pro Vercelli, stavolta anche con un pizzico di fortuna perché il 2-2 è arrivato su tiro innocuo di Jefferson sul quale Frison è andato con la sicurezza di un portiere d’albergo.

Non potevamo giocare per 90’ così, è evidente. Però adesso bisogna trovare una sintesi tra i minuti di vuoto e quelli travolgenti. Cercando di mettere le individualità al servizio della squadra.

Gautieri e i giocatori. Qui intanto si chiude il capitolo che qualcuno giochi contro Gautieri. È chiaro che ci sono degli scontenti, probabile che Galabinov non inviterà mai Gautieri al suo matrimonio, nè Belingheri preparerà per lui il cenone di Natale, però ieri chi è entrato dalla panchina poteva adagiarsi, nascondersi un po’ e il Livorno sarebbe franato senza che nessuno gettasse la croce addosso ai subentrati.

Non è andata così. Il segnale è positivo, vuol dire che comunque c’è unità d’intenti.

Benvenuti al luna park. Ci vorrebbe un libro per raccontare questi 90 minuti nei quali si è visto di tutto, azioni travolgenti ed errori da mani nei capelli, moduli rovesciati, rigori, gol, cartellini alzati a caso, angoscia e gioia infinita.

Alla fine però conta la vittoria, perché con quella si lavora meglio e perché con quella guardi avanti con ottimismo. Restiamo dell’idea che il motore del Livorno giri al 75% del suo potenziale, il che per certi versi è entusiasmante se si pensa che nonostante tutto siamo terzi in classifica. Ora però si lavori bene su quel 25% che ci può far spiccare il volo.

Da Jelenic a Siligardi. L’apprpoccio è stato decisamente migliore nel primo tempo che non nel secondo. Non è un caso che il gol di Jelenic sia arrivato dopo appena 9’, illudendoci che sarebbe stata una passeggiata. Per la verità il Catania neanche aveva reagito, anche se Bernardini più di una volta appariva un po’ in difficoltà dietro. Il pareggio al 36’ è però stato figlio di una dormitina collettiva, con Chrapek che ha calciato solo soletto dal centro dell’area.

Ma la luce in casa amaranto si è spenta al rientro in campo, quando prima Mazzoni ha salvato su Ciani e poi Calaiò ha firmato il 2-1 dal dischetto per fallo (dubbio) di Moscati su Ciani. Ecco, in quegli attimi si è vista la faccia peggiore del Livorno, anonimo e perso.

L’elettroshock è arrivato con i cambi: prima Galabinov, poi Siligardi, infine anche Jefferson, passando al 4-2-4. Un bel pacco di Natale dobbiamo farlo anche a Frison che ci ha regalato il 2-2 su un tiretto innocuo di Jefferson che gli è rimbalzato davanti insaccandosi in rete. In quel momento il Livorno è esploso. Dopo neanche un minuto è arrivato il 3-2 di Galabinov con splendido stop di petto e sinistro al giro sul secondo palo, poi anche Siligardi ha messo il suo timbro con un sinistro micidiale su assist di Jefferson.

Questo è il calcio. Dai fischi e dal “tirate fuori i coglioni” (anche se la Curva Nord ha sempre sostenuto la squadra), al tuffo e agli applausi. Intanto siamo terzi, il Catania doveva uccidere il campionato ed è 9 punti dietro di noi. Giusto per vivere sempre con un po’ di ottimismo. Che non guasta mai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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