Il Grillo in estasi e il treno di Los Angeles
La mitica impresa di Bettini ad Atene, Giovannetti e Bartalini razzi dell’inseguimento
di Stefano Fiori
La storia dei ciclisti toscani che si sono fatti onore ai Giochi Olimpici è lunga, ricca di giornate radiose e il bilancio attuale, realizzato nell'arco dei 116 anni di vita della massima competizione sportiva a livello internazionale, si compone di cinque medaglie d'oro, una d'argento e una di bronzo, oltre a vari piazzamenti a ridosso del podio. Un palmarès importante, anche perché nelle 29 edizioni fin qui disputate, in svariate occasioni i ciclisti toscani non hanno fatto parte della comitiva azzurra.
. Gli albori. Ad esempio, la rassegna dei cinque cerchi fu inaugurata ad Atene nel 1896 e soltanto un italiano, Giuseppe Rivabella, originario di Alessandria ma residente ad Atene causa…matrimonio con una donna greca, vi prese parte. Così la seconda Olimpiade si svolse a Parigi dal 14 maggio al 28 ottobre del 1900 e subito per il ciclismo toscano si annotò un risultato memorabile, per parecchi anni rimasto inspiegabilmente ignorato dalle cronache: la vittoria del ciclista aretino Ernesto Mario Brusoni nella gara su pista della corsa a punti. Un trionfo netto per questo poderoso atleta che poi concluse la sua esistenza nel Bergamasco. Brusoni, medaglia d'oro, conquistò infatti 5 dei 10 traguardi in palio, concludendo la competizione con 21 punti in totale contro i 9 del tedesco Karl Drull (medaglia d'argento) e del quotato stradista francese Louis Trousselier (medaglia di bronzo), che nel 1905 vinse addirittura il Tour de France. Per trovare altri ciclisti toscani in luce alle Olimpiadi bisogna fare un salto in avanti fino al 1924, quando i Giochi vennero ospitati nuovamente dalla Ville Lumière. Fu il coriaceo Nello Ciaccheri, originario di Bagno a Ripoli nei cui paraggi - a Ponte a Ema - muoveva i primi passi proprio in quegli anni (essendo nato nel luglio del 1914) il "bimbo" Gino Bartali, a farsi onore con il 18°posto ottenuto nella prova a cronometro su strada dominata dallo specialista francese Blanchonnet e con il 5°posto nella competizione a cronometro a squadre, ancora appannaggio della Francia. La IX Olimpiade, in piena epoca Hitleriana e con tutti i suoi annessi e connessi politici e storici, si svolse in una Berlino inondata dalla propaganda nazista con il sorprendente Bianco Bianchi, un ciclista-pistard di gran classe appena diciannovenne nato a Quarrata e che poi avrebbe vissuto a Livorno fino alla morte avvenuta il 17 luglio del 1997, che conquistò la medaglia d'argento nella gara in pista dell'inseguimento a squadre sui 4.000 metri. Il quartetto italiano, composto da Bianchi, Gentili, Latini e Rigoni, fu battuto dalla Francia per soli 6" e precedette a sua volta di appena 2" quell'Inghilterra che negli anni a venire sarà definita la "perfida Albione" dalla propaganda fascista.
Petrucci e il dopoguerra. Dopo la tragica parentesi bellica le Olimpiadi ripresero nel 1948 proprio in Gran Bretagna, a Londra, dove è comunque da segnalare il ruolo di riserva nella spedizione del ciclismo azzurro attribuito al campione pistoiese Loretto Petrucci, unico toscano della comitiva italiana e futuro vincitore tra i professionisti di due Milano Sanremo e di altre importanti Classiche italiane ed estere. E' questa la dimostrazione lampante che molto spesso riuscirono a brillare alle Olimpiadi degli atleti che, a differenza di Petrucci e di altri campioni, successivamente risultarono delle mezze figure nella categoria ciclistica d'eccellenza. Le Olimpiadi finlandesi di Helsinki 1952 portarono alla ribalta quello che è considerato il più forte di tutti i tempi tra i pistard sfornati dal ciclismo toscano, il fiorentino Enzo Sacchi. Sacchi vinse con pieno merito la medaglia d'oro nella prova di velocità sulla distanza di 1.000 metri, precedendo il quotato australiano Lionel Cox e il tedesco della Germania Federale Werner Potzernheim, mentre Ilvo Pugi, pisano di Capannoli, rivestì il ruolo di riserva al seguito della nazionale italiana di ciclismo su pista.
Simonetti messicano. Passarono 16 anni per poter riascoltare il dialetto toscano ai Giochi Olimpici, ma nell'edizione numero 19, organizzata a Città del Messico nell'ottobre del 1968, le soddisfazioni non mancarono. Infatti il quartetto azzurro della 100 chilometri a cronometro a squadre - composto da Vittorio Marcelli, Pier Franco Vianelli (che poi avrebbe vinto anche la prova su strada), Giovanni Bramucci e, soprattutto, dal livornese purosangue Mauro Simonetti - conquistò una brillante medaglia di bronzo in questa gara massacrante dominata dalla squadra olandese il cui capitano e trascinatore fu un grande, futuro campione come Joop Zoetemelk.
Quattro anni dopo si svolsero le tragiche Olimpiadi di Monaco di Baviera, insanguinate dalla strage degli atleti israeliani e l'unica annotazione toscana riguarda il 49° posto totalizzato dal lucchese Walter Riccomi nella prova su strada vinta dall'olandese Hennie Kuiper, con due ciclisti che facevano o avrebbero fatto parte di squadre dilettantistiche della Toscana quali protagonisti assoluti: l'australiano Clyde Sefton, secondo e Francesco Moser (GS Bottegone), ottavo.
Cipollini senior. Nel 1976 fu la volta del Canada e di Montreal, con il siciliano-pisano Carmelo Barone che risultò 11° nella 100 chilometri cronosquadre e 31°nella prova su strada, mentre il fratello maggiore di SuperMario Cipollini, il versatile ma discontinuo Cesare (nato nella cittadina francese di Belfort), fece parte senza infamia e senza lode del quartetto azzurro dell'inseguimento a squadre su pista. Poca fortuna anche per Ivano Maffei, forte passista pisano di San Miniato Basso, ai Giochi Olimpici sovietici di Mosca 1980 boicottati da molte nazioni occidentali: per lui ci furono la medaglia di legno, cioè il quarto posto, nell'inseguimento a squadre su pista e il 5° posto nella 100 chilometri cronosquadre, due competizioni dominate entrambe dagli allora pressochè imbattibili quartetti dell'Urss. Ma quattro anni dopo, a Los Angeles negli Usa, si registrò la trionfale cavalcata del quartetto azzurro proprio nella 100 chilometri a cronometro a squadre a notevole trazione….toscana. Una medaglia d'oro fortemente voluta e conquistata dal veneto Eros Poli, dall'emiliano Claudio Vandelli e da due ciclisti toscani molto popolari e amati come l'empolese Marcello Bartalini e come il lucchese/milanese Marco Giovannetti. La tosco-Italia dimostrò la sua superiorità assoluta, precedendo di 4'10" la svizzera e di 4'18" gli USA, a testimonianza di una giornata di grazia. Ancora Olimpiadi negli USA, ad Atlanta, nel 1996 con la novità assoluta delle gare ciclistiche aperte anche ai professionisti e il podio finale della prova in linea con tanti riflessi di Toscana. Ad imporsi fu lo svizzero Pascal Richard che precedette nettamente i due compagni di fuga Rolf Sorensen, danese adottato da Pieve a Nievole, Comune alle porte di Montecatini Terme e Maximilian Sciandri, inglese/italiano (ha la doppia nazionalità essendo nato a Derby da madre inglese e da padre italiano) residente da sempre a Quarrata ma ad Atlanta portacolori - per scelta polemica contro i selezionatori della nazionale di ciclismo italiana che non lo avevano mai preso in considerazione- dell'Inghilterra. Altri risultati dei ciclisti toscani in gara furono l'8°posto di Michele Bartoli, il 32°del fiorentino Francesco Casagrande (19° nella prova a cronometro individuale) e l'82° di Mario Cipollini nella gara su strada. Ancora e solamente piazzamenti per i toscani alle Olimpiadi australiane di Sydney 2000, con Michele Bartoli, 4°, medaglia di legno, il debuttante (alle Olimpiadi) Paolo Bettini buon 9° e Francesco Casagrande 66° nella prova su strada.
Il re Bettini. Il 14 agosto 2004 resterà una data storica, con il "Grillo" Paolo Bettini dominatore della prova su strada lungo il vallonato circuito di Atene, degna cornice delle Olimpiadi di Grecia. Una splendida prova di forza in salita, culminata con lo sprint vittorioso nei confronti dell'oggetto "quasi misterioso" costituito dal compagno di fuga, il quasi sconosciuto ciclista portoghese Sergio Paulinho, poi annichilito e staccato nettamente nello sprint per la vittoria. Terzo assoluto, noblesse oblige, il figlio del "Cannibale", il belga Axel Merckx giunto a 8".
Infine, ancora Paolo Bettini protagonista, quale unico toscano selezionato nella rappresentativa del ciclismo italiano e 18° sul traguardo della prova su strada delle Olimpiadi cinesi di Pechino 2008, appannaggio dello spagnolo Samuel Sanchez davanti allo svizzero Fabian Cancellara.
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