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La protesta

Sciopero per bloccare la Sunaid X: «Via le armi dal porto di Livorno»

di Redazione Livorno
Sciopero per bloccare la Sunaid X: «Via le armi dal porto di Livorno»<br>

La nave, dopo uno stop in rada, è stata fatta accedere al terminal in serata

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LIVORNO. Hanno messo le barche della Global Sumud Flotilla Italia “di traverso” per rendere difficoltoso un eventuale accesso in porto della Sunaid X chiedendo, nello stesso tempo, di sospendere tutte le operazioni portuali ad essa connesse nel Terminal Darsena Toscana. Il tutto mentre attivisti e lavoratori si sono posizionati all’ingresso di Tdt, dove appunto era diretta la nave, proclamando lo sciopero.

Ecco l’azione messa in atto ieri dagli attivisti del Gruppo Autonomo Portuali e dell’Unione Sindacale di Base Lavoratori Portuali per impedire l’ingresso nel porto di Livorno alla nave Sunaid X, che porta rifornimenti alla base americana di Sigonella. Dopo uno stop di ore in rada, in serata la nave è stata fatta entrare in porto con l’intera procedura seguita dalla prefettura.

«L’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti – dicono gli attivisti – utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature. Attraverso altre linee risultano inoltre spedizioni di Humvee (mezzi militari statunitensi) e di carichi non specificati verso Camp Darby».

Gli attivisti sostengono inoltre che «da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra Ue sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città. Quali criteri di sicurezza vengono applicati? Con quali verifiche si autorizzano carichi che, a detta delle informazioni fornite dalla capitaneria stessa, possono arrivare 20-30 tonnellate di materiale esplosivo per container? Quali controlli vengono effettuati sulle operazioni di movimentazione, sulle navi coinvolte e sulle destinazioni finali? E soprattutto: dove finiscono questi armamenti e per quali operazioni vengono utilizzati?».

Gli attivisti coinvolti nell’operazione di ieri dicono che da tempo portano avanti «iniziative di sciopero sia nel porto di Livorno che in quello di Piombino ogni qualvolta riceviamo informazioni, attraverso la rete di lavoratori portuali, ferrovieri e operai. Lo sciopero come strumento concreto per interrompere la catena del traffico di armi e la complicità con i bombardamenti e i genocidi in corso. Presidi e blocchi, come quello del treno carico di armi tra Piombino e Pisa e sul ponte in via Mogadiscio per fermare l’uscita di una nave americana carica di mine proveniente dalla base di Camp Darby. Un porto civile non può essere trattato come un semplice corridoio logistico, mentre si spostano armamenti e si alimentano apparati militari senza che la collettività possa conoscere le destinazioni e le responsabilità. Noi lavoriamo in questo porto. Conosciamo i rischi, sappiamo cosa significa movimentare merci pericolose e non accettiamo che la sicurezza dei lavoratori, della città e del territorio venga subordinata agli interessi militari e ai profitti di pochi. Chiediamo trasparenza su carichi, autorizzazioni e destinazioni finali degli armamenti già transitati, oltre allo stop completo del passaggio di esplosivi bellici nel nostro porto». 
 

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