Da sapere
Tre Ponti, altro rinvio: l’impalcato (atteso a ottobre) non è pronto. Ancora da affidare i lavori di dragaggio
Livorno, ancora uno slittamento al rio Ardenza. Il titolare del Consorzio: «Ma con la struttura ci siamo quasi»
LIVORNO. «Il ponte è quasi pronto, ma partirà dalla Sicilia solo dopo il dragaggio del fondale. Ci sono stati ritardi ma posso dire che, per quanto ci compete, stiamo facendo del nostro meglio per completare i lavori nel minor tempo possibile». A parlare è Gaspare Messina, legale rappresentante del Consorzio Stabile Santa Chiara, che si occupa sia dei lavori a Livorno che di quelli in Sicilia, nonché direttore tecnico del cantiere alla foce del rio Ardenza.
I nuovi Tre Ponti, insomma, non paiono essere ancora in dirittura d’arrivo. Il progetto iniziale, lo ricordiamo, aveva fissato al novembre 2024 la chiusura del cantiere, cioè a 540 giorni dal suo inizio, avvenuto nel maggio del 2023. Ciò significa che a oggi si è accumulato un ritardo sul cronoprogramma di quasi due anni. E chiaramente si andrà oltre. Ma andiamo con ordine.
I dati
Il cantiere di messa in sicurezza idraulica nel suo complesso, come detto, è stato aperto alla fine del maggio 2023 e, da quella data, il cronoprogramma prevedeva circa un anno e mezzo di lavori la cui consegna era appunto prevista per l’inizio del novembre 2024. In questo contesto si è inserito l’assemblaggio del Bailey, infrastruttura provvisoria la cui presenza è stata necessaria a garanzia della continuità del traffico in zona. Una volta posizionato, il ponte militare andava raccordato e integrato con la viabilità esistente. Ed è proprio con l’operazione di spostamento dei sottoservizi connessi al Bailey che sono iniziati i primi problemi.
I primi ritardi
Perché, come avviene di frequente in città, quando si è scavato nel sottosuolo è stato trovato di tutto. Cavi della fibra ottica, cavi Enel, tubi dell’acqua e del gas, fognature. Tutte queste linee e tubazioni, non previste e comparse in corso d’opera, hanno mandato in tilt l’organizzazione dei lavori. Ecco dunque che si sono allungati clamorosamente i tempi di quel che doveva seguire. Cioè l’apertura del ponte a traliccio di tipo militare, che alla fine è stato inaugurato quando si sarebbe dovuto festeggiare il completamento dell’opera: nel novembre del 2024.
Altri problemi
Oltre agli stop sparsi che via via si sono verificati (c’è stato per esempio quello deciso dal responsabile unico del procedimento per motivi di sicurezza) il rallentamento maggiore è stato determinato dal ritiro, nel febbraio di quest’anno, della ditta affidataria dei lavori. Il Consorzio Grandi Opere, infatti, ha rinunciato all’appalto e la Regione ha dovuto provvedere al subentro di un’altra ditta: il Consorzio Santa Chiara, che già era nell’aggregazione temporanea di imprese appaltatrici insieme al Grandi Opere e che già si stava occupando della costruzione (ad Agrigento) del nuovo ponte in acciaio a unica campata. Nel frattempo è cambiato anche il dirigente del Genio Civile, in capo a cui sono i lavori di messa in sicurezza idraulica post alluvione, con l’incarico che è passato dall’ingegner Francesco Pistone (andato in pensione) al collega Enzo Di Carlo. Ecco, dunque, che tutto è slittato molto in avanti.
I costi
Il costo iniziale dell’opera, d’altra parte, era stato fissato in 7,2 milioni complessivi (5,2 a base d’appalto oltre Iva) e nel marzo scorso, in occasione dell’adozione del decreto per il subentro della ditta, la Regione aveva messo nero su bianco che, a quella data, la ditta aveva già emesso certificati di pagamento per circa 2 milioni e 200mila euro e che l’importo dei lavori da eseguire era di circa tre milioni. In tutto questo va ricordato che la Regione paga un canone mensile d’affitto di oltre 20mila euro per poter tenere alla foce del rio Ardenza il ponte provvisorio. In una recente intervista al Tirreno l’ingegner Di Carlo ha sottolineato che il noleggio sarà addebitato alla ditta relativamente ai mesi di ritardo nella consegna dell’opera. Che ancora non è chiaro quanti saranno con esattezza.
La situazione
Attualmente gli operai, che ieri erano al lavoro, si stanno occupando della costruzione delle rampe d’accesso al ponte, lato nord, e poi passeranno a quelle lato sud, ai muri di contenimento e alle spalle. Insomma, c’è ancora da fare. E va dragato il fondale. Un’operazione, questa, che nella primavera scorsa - come disse il sindaco - è stata rinviata per non creare disagi ai bagnanti durante l’estate. Il Genio Civile ha già chiesto dei preventivi a ditte specializzate e dovrà fare una scelta procedendo poi ad affidare l’intervento. Solo quando il dragaggio sarà completato potrà partire la chiatta con sopra il nuovo ponte la cui costruzione, a quanto sembra, non è ancora completata. «Una quindicina di giorni al massimo e sarà pronto - assicura Messina -. Il ponte nuovo non è un problema, ma resterà in Sicilia fino a che non sarà completato il dragaggio». Cosa che quasi certamente non accadrà prima di novembre inoltrato, considerando che oggi è il 22 ottobre e che l’intervento deve ancora essere appaltato. Slitta di nuovo tutto, insomma. E questa non è una novità.
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