Da sapere
Livorno, orti urbani: c'è la data dello sgombero
Il prefetto ha convocato il Comitato per l’ordine e la sicurezza. Dionisi: «Fino all’ultimo non rinuncerò a un confronto ragionevole»
LIVORNO. Nell’intricata vicenda degli Orti urbani di via Goito, il 3 novembre è la data da cerchiare in rosso sul calendario. Sarà quello, infatti, il primo giorno utile per liberare i sei ettari e consentire la consegna dell’area a Frangerini Impresa, che si è aggiudicata i terreni all’asta per 1,16 milioni di euro.
Una data legata a doppio filo con la giornata di oggi: alle 11 si riunisce a Palazzo del governo il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato dal prefetto Giancarlo Dionisi con la partecipazione del sindaco Luca Salvetti e delle forze di polizia. Un passaggio istituzionale importante, mentre il tempo per trovare una soluzione condivisa si fa sempre più ristretto, anche se resta aperta la possibilità di un ultimo tentativo di mediazione.
Al centro del confronto ci sono le modalità con cui affrontare una vicenda che si trascina da oltre dieci anni e che mette sullo stesso piano interessi diversi: da una parte i diritti dell’impresa che si è aggiudicata legittimamente la proprietà dei terreni, dall’altra le ragioni ambientali e sociali di chi attribuisce agli orti un valore che va oltre la semplice disponibilità di uno spazio. La riunione non equivale, di per sé, a una decisione sullo sgombero, ma arriva in un momento cruciale, con il 3 novembre ormai vicino. «Ho ritenuto opportuno convocare il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per un approfondimento della vicenda degli Orti, anche in relazione alle prospettive di liberazione dell’area e della sua messa a disposizione dell’impresa che se ne è aggiudicata la proprietà nell’ambito della procedura giudiziaria – sottolinea Dionisi – . Il Comitato è un organo consultivo a disposizione del prefetto, chiamato a fornire tutti gli elementi di conoscenza e valutazione necessari affinché le determinazioni di competenza possano essere assunte con la massima consapevolezza, ponderazione e attenzione alle possibili conseguenze sul piano dell’ordine e della sicurezza pubblica».
Il prefetto ribadisce di aver sempre cercato una strada che evitasse contrapposizioni e consentisse di tenere insieme le diverse esigenze. «Desidero ribadire che il mio obiettivo, sin dall’inizio, è stato quello di favorire, in via riservata, una soluzione quanto più possibile pacifica e condivisa, nel pieno rispetto della legalità e dei diritti di tutti i soggetti coinvolti – prosegue – . Da una parte vi sono i diritti legittimamente acquisiti dall’impresa aggiudicataria, che devono essere riconosciuti e tutelati. Dall’altra vi sono esigenze di carattere ambientale e sociale che meritano altrettanta attenzione, soprattutto quando riguardano uno spazio verde al quale una parte della comunità attribuisce un particolare valore».
Il problema, oggi, è capire se esistano ancora margini per un’intesa prima che si arrivi alla liberazione materiale dell’area. «In questi mesi ho cercato di favorire il dialogo tra le parti, nella convinzione che un’attività di ascolto e di mediazione istituzionale, esercitata tempestivamente e con continuità da parte di chi disponeva e dispone delle competenze e degli strumenti amministrativi necessari, avrebbe potuto contribuire a individuare, per tempo, soluzioni capaci di contemperare i differenti interessi in gioco – sottolinea il prefetto – . Una possibilità che, evidentemente, non ha trovato finora una concreta traduzione in un percorso risolutivo. Sono consapevole che i margini temporali siano ormai estremamente ristretti. Si tratta, del resto, di una vicenda che si trascina da oltre un decennio, un arco temporale certamente più che sufficiente per affrontare con la necessaria programmazione e lungimiranza le questioni oggi ancora irrisolte. È difficile non osservare come il tempo trascorso senza che si sia giunti a una soluzione abbia finito per restringere progressivamente gli spazi di confronto, fino a concentrare nell’urgenza di questi giorni problemi che avrebbero meritato ben altra attenzione e ben altri tempi di intervento».
Eppure, nonostante il poco tempo rimasto, il prefetto non considera definitivamente chiusa la possibilità di un accordo. «Il mio auspicio è che si possa ancora individuare, con la disponibilità di tutti i soggetti interessati e nel rispetto delle rispettive competenze, un percorso che consenta, ove giuridicamente possibile, di differire il momento della materiale liberazione dell’area per lasciare spazio a un’ultima, concreta possibilità di intesa – aggiunge il rappresentante del governo in città – . Non intendo tuttavia rinunciare, fino all’ultimo, a favorire ogni ragionevole possibilità di confronto».
L’appello finale è rivolto a tutti i soggetti coinvolti, perché il passaggio delle prossime settimane non si trasformi in uno scontro tra posizioni inconciliabili. «Mi affido, quindi, al senso di responsabilità e alla buona volontà di tutte le parti coinvolte, perché ritengo che la tutela dei diritti, il rispetto della legalità e la salvaguardia degli interessi ambientali della comunità non debbano necessariamente essere considerati obiettivi contrapposti – conclude il prefetto – . Il compito delle istituzioni è proprio quello di ricercare, fin dove possibile e nell’ambito delle rispettive attribuzioni, un punto di equilibrio, evitando contrapposizioni che rischierebbero soltanto di rendere più difficile una vicenda già particolarmente complessa».
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