Il Tirreno

Livorno

Sos sicurezza: la storia

Livorno, il circolo martoriato dai ladri ha trovato un modo per sconfiggere la criminalità: «Non abbiamo avuto scelta»

di Rita Lazzaro

	Il circolo Arci di Salviano e il presidente Fabio Altini
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Il circolo Arci di Salviano e il presidente Fabio Altini

Parla il presidente dell’Arci di Salviano, Fabio Altini: «La marginalità sociale aumenta e il prezzo lo paghiamo nelle periferie»

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LIVORNO. Ci sono record che nessuno vorrebbe detenere. Il circolo Arci “Carli” di Salviano, a Livorno, lo scorso marzo, nel giro di dieci giorni ha subìto tre furti. «Quei colpi così ravvicinati – spiega il presidente Fabio Altini – hanno messo a dura prova il nostro sistema di sicurezza».

Presidente, in che modo avete affrontato le conseguenze di questi furti?

«Siamo riusciti a superare quel momento critico decidendo di investire in sistemi di allarme di ultima generazione. Si tratta di un investimento costoso, che ci impegnerà anche per il futuro, ma che considero ormai indispensabile per la sopravvivenza stessa di queste strutture. A settembre, infatti, abbiamo subìto un altro tentativo di intrusione, che però è stato sventato proprio grazie al nuovo impianto».

In cosa consistono questi nuovi sistemi di allarme?

«Si tratta di sistemi che non si limitano a far suonare l’allarme, ma scattano foto in tempo reale e segnalano direttamente il reato in corso alla centrale operativa, che allerta immediatamente le forze dell’ordine. Quella notte, quando io e il presidente della cooperativa immobiliare siamo arrivati sul posto alle tre, la polizia era già lì dopo soli cinque minuti dall’allarme. I ladri erano fuggiti, ma l’efficacia del sistema ci ha dato una grande rassicurazione, sia logistica che psicologica».

Che impatto hanno avuto questi reati sotto il profilo umano, professionale ed economico?

«I malviventi hanno smantellato i dispositivi anti-intrusione esistenti, provocando danni strutturali ingenti e quasi irreparabili a porte, finestre e serrande. Ripristinare tutto ha richiesto un notevole sforzo economico. Le nostre realtà, essendo circoli territoriali, vivono grazie alla partecipazione collettiva, specialmente delle persone anziane, e offrono una funzione di aggregazione sociale. I danni economici sono stati rilevanti, ma l’impatto più grande è stato psicologico. L’insicurezza e la paura rischiano di generare isolamento: le persone tendono a chiudersi in casa e ad abbandonare gli spazi comuni. Fortunatamente, la nostra squadra è composta da persone esperte. Questa consapevolezza ci ha spinto a non mollare e a investire sulla sicurezza».

Oggi vi sentite tutelati?

«Ci sentiamo più tutelati grazie ai nuovi investimenti tecnologici e all’ottima risposta delle forze dell’ordine, che ringrazio. Tuttavia, la collaborazione con le istituzioni deve essere costante e sempre maggiore. Chiediamo una presenza capillare e un controllo continuo del territorio, in particolare nelle periferie e nei quartieri popolari. Spesso l’attenzione si concentra sui centri storici per motivi di visibilità, ma è nelle periferie che si gioca la vera partita della coesione sociale. Le istituzioni dovrebbero valorizzare il tessuto associativo come una ricchezza e lavorare in sinergia con i cittadini, mettendo a sistema le competenze di ciascuno».

Da quando ha iniziato il suo percorso a oggi, com’è cambiata la situazione della sicurezza?

«Faccio il presidente del circolo da 15 anni e i furti, purtroppo, ci sono sempre stati. Negli ultimi tempi abbiamo registrato un picco che non ha colpito solo noi, ma ha interessato un po’ tutte le associazioni del territorio, dall’Anpi all’Arci».

A cos’è dovuta questa escalation?

«Credo che sia legata all’accentuarsi delle marginalità sociali e alla crisi economica degli ultimi anni, che ha escluso fasce sempre più ampie della popolazione. Da uomo di sinistra, ritengo che la radice del problema risieda nella distribuzione della ricchezza: stiamo assistendo a una concentrazione delle risorse nelle mani di pochi, mentre il ceto medio e le fasce più deboli scivolano verso una precarietà diffusa. La mancanza di prospettive economiche e la povertà alimentano l’illegalità».

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