Livorno, oggi l'esperimento giudiziale dopo la tragedia della Neri Depositi Costieri
Consulenti, procura e difese nello stabilimento del porto dove otto anni e mezzo fa sono stati uccisi da un'esplosione Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola, i due operai della Labromare. Tredici imputati
LIVORNO. Un esperimento giudiziale all’interno dei Depositi Costieri Neri, nella zona portuale, disposto dal tribunale di Livorno a distanza di otto anni dalla tragedia per cercare di ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e accertare le responsabilità dell’esplosione costata la vita ai due operai. È questo – ed è previsto per sabato 10 ottobre alle 9 – l’ultimo atto del processo per fare luce sul drammatico incidente avvenuto il 28 marzo 2018 nella zona portuale, nel quale persero la vita due lavoratori della Labromare: il venticinquenne Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola, di 65 anni. L’obiettivo del sopralluogo è quello di dare un contributo ulteriore per comprendere come si sono svolti i fatti.
La tragedia
La mattina del 28 marzo 2018 i due lavoratori stavano eseguendo un intervento di bonifica e svuotamento di una cisterna all’interno del perimetro industriale della zona nord labronica. L’operazione prevedeva il collegamento di un autospurgo (detto “canal jet”) al serbatoio per aspirare i residui di acetato di etile, un solvente organico altamente infiammabile e pericoloso. Secondo le relazioni tecniche della procura (l’inchiesta è coordinata dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi), la sostanza liquida sarebbe evaporata saturando l’aria di vapori miscelati all’ossigeno. La deflagrazione sarebbe stata provocata da una scintilla scoccata per l’accumulo di cariche elettrostatiche nate sul tratto finale del tubo rigido di aspirazione in plastica. Durante le fasi istruttorie, la polizia scientifica della questura labronica ha repertato ed esaminato nei magazzini della ditta un tubo di plastica rigida lungo circa tre metri, dotato di raccordi, filettatura e ghiere metalliche, ritenuto analogo a quello utilizzato nella zona del bacino dove avvenne lo scoppio.
Tredici gli imputati
Tredici sono le persone imputate per il reato di omicidio colposo. Fra loro figurano i vertici e i quadri delle due società coinvolte nella catena dell’appalto di lavoro. Per i Depositi Costieri Neri figurano i gestori dello stabilimento Piero Neri (81 anni, difeso dagli avvocati Paola Severino e Damiano Vaudo) e Tito Neri (83, assistito da Vaudo ed Elisa Scaroina), insieme ai dirigenti dell’epoca: Antonio Saltarelli (65 anni, responsabile del servizio di prevenzione e protezione e difeso dai legali Lorenza Musetti e Marco Talini), Francesco Volpi (58, direttore dello stabilimento, anch’egli assistito da Vaudo) e Giampiero Taddei (61, responsabile tecnico degli impianti e della sicurezza, difeso dal legale Roberto Nuti). Per quanto riguarda la Labromare – ditta appaltatrice di cui le due vittime erano dipendenti – sono a processo i membri del consiglio di amministrazione Corrado Neri (57 anni, assistito da Laura Formichini), l’altro Corrado Neri (di 51, stessa legale), Alberto Cattaruzza (60 anni, veneziano, difeso da Rita Pironti) e il genovese Giacomo Gavarone (45, assistito da Giovanni Scopesi). Insieme a loro i responsabili operativi: il cinquantaduenne Emiliano Coluccia (a capo del servizio di prevenzione e protezione, difeso dal legale Gabriele Rondanina), Massimo Nicosia (53 anni, direttore generale, assistito da Formichini e Stefano Del Corso), Riccardo Figaro (62, direttore tecnico operativo della divisione terra, assistito da Formichini e Vinicio Vannucci e Riccardo Mannucci (stessa età, capo servizi terra, difeso dall’avvocato Leonardo Biagi). Nel procedimento penale si è costituita parte civile l’Anmil (l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro).
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